La Terra dei Figli, Amore e altri Tabù

Sulle cause e i motivi che portarono alla fine si sarebbero potuti scrivere interi capitoli nei libri di storia.

Ma dopo la fine nessun libro venne scritto più.

Inizia così l’ultima opera di Gipi (Gian Alfonso Pacinotti), autore pisano di graphic novel quali Esterno Notte, Appunti per una storia di guerra e Unastoria, con la quale è stato candidato al Premio Strega 2014, tutte edite da Coconino Press. Nei paragrafi d’esordio de La terra dei figli, c’è tutta l’intenzione di trascinare il lettore nella storia, senza preoccuparsi del contesto, di come si sia arrivati alla situazione in cui versano i protagonisti. Non ha nessuna importanza. E poi forse possiamo immaginarlo.

La terra dei figli racconta di un mondo post apocalittico, dove un padre, con i suoi due figli per l’appunto, cerca di garantire loro la sopravvivenza in una terra ostile. Per riuscire nell’intento stabilisce una serie di tabù, in primis quello di non pronunciare ad alta voce la parola amore. Il suo obiettivo è quello di rendere i ragazzi impermeabili alle emozioni, superflue e pericolose nell’ambiente che li circonda. Vorrebbe che diventassero indipendenti e invincibili, a modo loro. E non si tratta solo di tabù ma anche di regole, regole volte a procurarsi il cibo e a padroneggiare l’arte del baratto.

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La terra è diventata un posto inospitale, selvaggio e brutale. E brutale è anche il tratto del disegnatore, che riflette la realtà di quel mondo. Così pure la scelta del bianco e nero, che può apparire audace, risulta perfetta perchè in qualche modo estraniante e rappresentativa dell’atmosfera irreale a cui Gipi riesce a dare vita con il suo tratto solo apparentemente vacillante e disordinato.

Geniale è anche la scelta di non mostrare il contenuto del diario che il padre scrive. Diario che funge da via di fuga dalla realtà per il padre stesso, unico destinatario e unico possessore della chiave di lettura di tale documento. Sì, perchè non ha tramandato ai figli la capacità di leggere e scrivere, superflue anch’esse. Perciò inizialmente non abbiamo idea di cosa ci sia scritto sopra e lo scopriamo man mano che la storia prosegue, insieme ai figli. Scoprirne il contenuto diventa un po’ la nostra quest.

Nei seguaci del dio Fiko riusciamo a cogliere una critica non troppo velata alle masse adoranti del web, disinformate e appassionate di mode e apparenze. È presente anche una sottile accusa al pensiero omologatorio e dogmatico delle religioni che generano fedeli sulla base di realtà inconsistenti. Ne risulta perciò qualcosa di estraniante sì, ma anche estremamente attuale. Viene facile fare parallelismi con gli accadimenti del mondo moderno, giungendo alla conclusione che non siamo poi così lontani dalla realtà, ed è proprio il caso di dirlo, disegnata ne La terra dei figli.

Di rado mi sono avvicinato al mondo delle graphic novel, e sono rimasto favorevolmente colpito da questo primo, timido approccio. La terra dei figli è un’opera brillante e straordinariamente attuale che emana un’atmosfera piacevolmente suggestiva e misteriosa. Un’opera che consiglierei caldamente di leggere a tutti.

-RadicalGing

 

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