“Sono nata in Primavera”

Siamo tutti quanti incappati nell’amica di nostra madre che posta su Facebook, ogni volta che si sente un po’ sconsolata oppure inspirata, una bella foto con il faccione della scrittrice meneghina con un estratto da una delle sue poesie o altre frasi più o meno attribuibili alla Merini.

Questo succede perché, proprio come per Wislawa Szymborska, a qualcuno piace la poesia semplice, universale, fresca, piena, che va dritta al punto senza richiedere troppa attenzione. Una poesia, insomma, che sia pop, che possa esser letta da tutti e che possa a tutti trasmettere quella sensazione di essere compresi ed esser parte di qualcosa più grande. Questa è Alda Merini, ma la sua grandezza non sta nella sua fruibilità, questo sminuirebbe lei e il suo lavoro. La sua grandezza sta nel sembrare semplice, nel colpire il lettore immediatamente, per poi impiantare nella coscienza di ognuno di noi un seme, una riflessione, un’idea che cresce piano piano e che ci riporta a leggere i versi che abbiamo tanto amato e a trovarne un altro significato, un’altra dimensione, che si apre alla rilettura e ci fa cogliere le origini stesse dei versi, che non si limitano alle esperienze e alle emozioni dell’autrice, ma che attingono alla cristianità, alla letteratura classica, alla mitologia e a molto altro.

Alda-Merini

Ovviamente, come già detto, un altro aspetto dell’opera della Merini che attrae e che cattura è la vita privata della stessa: se il gossip è lo sport nazionale italiano, il gossip culturale non è da meno!

Della Merini hanno detto tante cose, ma la persona che forse è riuscita a descriverla meglio nella sua interezza è stata lei stessa, che in delle note autobiografiche per la seconda edizione de l’Antologia dello Spagnoletti ha detto di sè:

ragazza sensibile e dal carattere malinconico, piuttosto isolata e poco compresa dai suoi genitori ma molto brava ai corsi elementari: […] perché lo studio fu sempre una mia parte vitale

Niente di più vero! Alda Merini è sempre rimasta una ragazza, nonostante le vicende amorose più o meno felici, l’infelice incontro con il mondo degli ospedali psichiatrici e l’altalenante luce della ribalta, che l’illuminava e lasciava nell’ombra a intermittenza.  Nel 1947 inizia il suo calvario: sposata e con due figli, pensava di aver raggiunto un giusto equilibrio, anche se a volte, come tutti gli esseri umani, aveva momenti di stanchezza, di tristezza e di rassegnazione. Decise quindi di parlarne con il marito, cercava un aiuto dall’esterno. Ma il marito, figlio e partecipante di una generazione che non capiva cosa fossero i problemi psicologici, non ci pensò due volte a farla rinchiudere in una struttura di Milano, la clinica Villa Turro. Questo fu il primo incontro con la realtà dei Manicomi com’erano prima della Legge Basaglia. Per anni il suo essere bipolare venne trattato come uno stigma, come se lei fosse soltanto una delle matte, dei pazzi che popolavano questi istituti in cui il dolore e la tristezza soppiantavano qualsiasi tipo di emozione, dove il sesso occasionale era solo un modo per cercare amore e tenerezza, un gesto gentile e veloce che faceva sentire meno soli.

“Quando mi ci trovai nel mezzo credo che impazzii sul momento stesso in quanto mi resi conto di essere entrata in un labirinto dal quale avrei fatto fatica ad uscire. Improvvisamente, come nelle favole, tutti i parenti scomparvero”

Fortunatamente però la nostra Alda non ha mai perso il sorriso, nonostante fosse una donna pardon, ragazza, che amasse la nostalgia, la saudade e la complessità dell’essere felici con la propria vita. Sono moltissime infatti le interviste che si trovano online, e che vi invito a guardare per conoscere meglio il personaggio Merini, che non perdeva un momento per accendere la sigaretta (proprio come Wislawa!) e parlare, parlare di sé, della poesia, dell’animo umano.

Quindi, per lasciarci e sperare che con questo mio contributo abbia fatto nascere in voi un po’ di curiosità su questa incredibile poetessa, vi lascio con alcuni dei suoi versi più famosi:

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

-Marco

 

Bibliografia:

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