Una scomoda verità 

Sulle più svariate piattaforme social è ormai prassi trovare flame tra i più variegati. Quando leggo i commenti sotto una notizia di Facebook so già che troverò luoghi comuni e interventi dai toni alquanto discutibili, e sinceramente non so ancora perché mi faccio lo sgarbo di andare a guardare. È raro che io intervenga, non perché non abbia niente da dire ma perché ragionare con certe persone a volte sembra impossibile e il mal di pancia proprio non me lo voglio prendere. Alcune volte però, le discussioni sono un ottimo spunto di riflessione. È il caso di un post in cui recentemente mi è capitato di imbattermi. In una situazione che ha dell’inverosimile alcuni utenti si sono trovati a difendere a spada tratta quelle case editrici che pubblicano edizioni che dire che sono economiche è un eufemismo.

Ho trovato frasi, molto ricorrenti peraltro, che sostenevano a gran voce che in tale casa editrice si trovavano dei refusi, sì, ma anche in tal’altra (più costosa) casa editrice si trovavano. Ecco, mi piacerebbe dire due cose (ma proprio due) sull’importanza di leggere edizioni fatte bene, e dove con fatte bene intendo edizioni che alle loro spalle abbiano il massimo impegno e la massima cura in ogni fase della filiera editoriale, dalla traduzione alla correzione delle bozze, dall’impaginazione alla grafica di copertina.

Sulla questione dei refusi c’è poco da dire. È evidente che siano presenti (nella minor quantità possibile, si spera) un po’ ovunque. Errare è umano e qualche piccola svista la si tiene in conto. Quando però si muove un’obiezione nei confronti della traduzione di un libro di una casa editrice low cost (mi risulta davvero difficile non fare nomi ma vorrei mantenere un alone di imparzialità) non si tratta solo di refusi. Se una casa editrice pubblica testi a bassissimo costo significa che da qualche parte ha tagliato qualcosa. Quando si taglia nella traduzione però, succede un disastro: la traduzione perde di qualità. Se il traduttore è sottopagato, questi tenderà a impegnarsi meno nel suo lavoro, ben conscio dello stipendio da fame che lo aspetta. Ne consegue che sì, magari viene fuori una traduzione leggibile, ma che potrebbe non rispecchiare assolutamente lo stile e il registro utilizzati dall’autore nell’opera originale.

Ovviamente il problema non è solo a livello della traduzione, è qualcosa di molto più ampio. Si risparmia sulla grafica, sulla qualità, il materiale e il formato delle pagine (magari cadendo in scelte che di sostenibile hanno ben poco) del libro, sulla revisione e così via. Generando uno sfruttamento a cascata di tutta una serie di professionisti del settore. Qualcosa di quantomeno discutibile.

Spesso il lettore si trova a comprare certe edizioni anche perché non è sicuro che un classico (o un certo libro in particolare) sia realmente nelle sue corde. Questo però comporta un’esperienza di lettura snaturata, che, vista l’eventuale scarsa cura del volume in questione, potrebbe allontanare il lettore stesso non solo da un’opera potenzialmente migliore, ma da altri testi dello stesso autore. Spesso in alcune realtà editoriali non vengono contemplati l’aggiornamento e il miglioramento di un’edizione di un libro (è un comportamento molto più diffuso di quanto si pensi), contribuendo all’esperienza di lettura già irrimediabilmente compromessa. Insomma, ne viene fuori un coacervo di guazzabugli che rendono la vita difficile al lettore, anche se questi non se ne rende conto.

Comprendo la difficoltà economica e la necessità di risparmiare il più possibile nell’acquisto, davvero. Ma da lì ad andare a difendere apertamente un sistema che di cristallino ha ben poco, beh, ne passa di acqua sotto i ponti.

Se vi capita di poter fare un acquisto un po’ più impegnativo, fatelo. Leggere un testo ben tradotto significa riuscire a intravedere lo spirito dell’autore del testo. Leggere un libro con una copertina curata, dal design unico e originale, fatto di un materiale pregiato è un piacere per gli occhi e per la mente. Le persone che lavorano in una casa editrice svolgono compiti specifici, ognuno dei quali contribuisce a creare una vera opera d’arte, qualcosa di irripetibile che poi il lettore si porta casa e si può gustare nella solitudine dei suoi pensieri.

-Davide

4 pensieri su “Una scomoda verità 

  1. oldatanor

    Concordo pienamente con la tua esposizione, però a volte non si anno alternative.
    nonostante gli anni passati ancora ho impresso la sgradevolissima sorpresa leggendo il 4 libro della serie “autobiografica” di Castaneda nello scoprire che improvvisamente i protagonisti si davano del “lei” e del “voi” oltre ad altre oscurità nella traduzione.
    ci è voluto un po’ per riabituarsi a personaggio e si è perso molto del patos esistente

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: Una scomoda verità  — – Radical Ging – – Il mondo di Sara

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