The House: la casa

Oggi vi parlo di The House. No, non ho l’Alzheimer. Ho deciso di postare una recensione in italiano, corrispondente a quella che già ho scritto in inglese, per chi non avesse avuto modo di leggere quella della scorsa settimana.

Partecipando all’iniziativa del Book Blog Tour della Penguin Random House ho avuto modo di leggere il nuovo libro di Simon Lelic, The House, che è uscito in ebook il 17 agosto scorso e che uscirà nelle librerie il 2 novembre venturo.

Innanzitutto ringrazio la casa editrice inglese per avermi concesso l’opportunità di partecipare a un evento simile. L’idea del tour è entusiasmante e ho letto con grande piacere (e continuo a leggere tuttora) le recensioni dei miei colleghi blogger.

Londoners Jack and Syd moved into the house a year ago. It seemed like their dream home: tons of space, the perfect location, and a friendly owner who wanted a young couple to have it. So when they made a grisly discovery in the attic, Jack and Syd chose to ignore it. That was a mistake.

Because someone has just been murdered outside their back door. And now the police is watching them.

Ho letto il libro in pochissimo tempo, giusto qualche giorno. The House a un primo sguardo può sembrare un horror ma in realtà si tratta di un thriller. I protagonisti, Jack e Syd, sono una coppia che decide di comprare una casa, la casa, per iniziare una famiglia. Tuttavia, non appena ci mettono piede, si trovano coinvolti in una serie di sfortunati eventi (per citare la celebre serie di libri).

Ho pensato a lungo alla storia e al suo significato. Il tema centrale non è la casa, con le sue atmosfere tenebrose, il titolo in questo senso è fuorviante, ma il significato autentico di famiglia. Sia che si tratti di Syd e Jack o Syd e i suoi genitori o Jack e i suoi genitori, al centro del dramma che si dipana ci sono famiglie disfunzionali. Famiglie con una serie di problemi che vanno dalla semplice mancanza di fiducia alla violenza domestica vera e propria.

Il libro è un resoconto scritto dalla giovane coppia. Pertanto la narrazione è a due voci, narrazione corale che mi ha ricordato per le modalità un po’ Game of Thrones (sto parlando del libro non della serie tv). Lo stile dell’autore è semplice e ricco di riferimenti pop, da Harry Potter a Hunger Games, dal Trono di spade a Doctor Who. Quando dico semplice non intendo infantile, bensì pulito e asciutto. Quello che però risulta difficile nella lettura è riuscire a stare dietro al ritmo della storia. L’autore tenta di costruire un senso di tensione ma, complice forse il pesante ricorso ai flashback, questo viene irrimediabilmente spezzato più e più volte.

Gli altri personaggi sono macchiette, non hanno un grande spessore psicologico, conseguenza anche della tipologia di narrazione scelta per la storia. Particolarmente calzante è il personaggio della detective, l’ispettore Leigh, un personaggio ben abbozzato  e dotato di una simpatica arguzia.

Se cercate un buon libro, non troppo impegnativo, questa è la lettura che fa per voi!

-Davide

 

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