Il gioco di Gerald: quando è la noia a vincere

Da buon abbonato Netflix e lettore di King quale sono non ho potuto fare a meno di guardare una delle ultime aggiunte della celebre piattaforma di streaming, Il gioco di Gerald. Faccio subito una precisazione, il libro mi manca, pertanto, non avendolo mai letto, non è mia intenzione fare un confronto fra opera letteraria e cinematografica.

Il film è stato diretto da Mike Flanagan, che già nel settembre del 2016, aveva dichiarato che la pellicola sarebbe stata distribuita da Netflix. Nel cast troviamo Carla Gugino Bruce Greenwood, che interpretano rispettivamente Jessie e Gerald Burlingame. Il trailer ufficiale del film è stato distribuito soltanto lo scorso settembre.

I due protagonisti partono per un weekend romantico e vanno in una deliziosa casetta del Maine, vicino a un lago. Una casa decisamente isolata. Lo scopo della gita è quello di dare nuova vita a una relazione che dire zoppicante è un eufemismo. Tra cani e tocchi di carne per palati d’oro il weekend inizia con un gioco erotico che presto diventa qualcosa di molto più sinistro nel momento in cui, dopo aver ammanettato Jessie alla sponda del letto, Gerald ha un infarto. Da qui in poi il film si trasforma in un lungo viaggio attraverso le paure e i ricordi della donna bloccata a letto e completamente priva d’aiuto.

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La paura è tema dominante di tutto il film, lo spettatore impara a conoscere la protagonista attraverso ciò che la terrorizza, paure che si manifestano sotto forma di allucinazioni che fanno dubitare chi guarda della realtà delle cose. Però. C’è un però. Nonostante le atmosfere siano appropriate per un film del genere, e nonostante le premesse siano molto buone, manca di qualcosa. Per tutta la durata del film, almeno nel mio caso, non si è venuto a creare quel senso di tensione che è uno dei canoni del cinema thriller. Non importa chi si presentasse davanti agli occhi di Jessie, o cosa succedesse, il film si è rivelato una lunga sequenza di immagini con uno svolgimento generalmente tedioso con sprazzi di genialità contenuta.

I momenti che più ho trovato incalzanti per lo spettatore sono stati quelli del “moonlight man“, che, nonostante l’abbondante uso di CGI, dava quel tocco di inquietudine del quale il film aveva disperatamente bisogno. Purtroppo è stato protagonista di ben poche scene e in ultima istanza (con il finale) è venuto a mancare anche quell’elemento onirico e surreale sul quale era basata l’intera trama (non mi dilungo sul motivo perché altrimenti rischierei di fare spoiler).

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Inoltre, le doti recitative degli attori non sono convincenti. Non sono stati in grado di stimolare un coinvolgimento dal punto di vista emotivo. Gerald mi è rimasto completamente indifferente, mentre Jessie, in alcuni momenti, quasi, e dico quasi, l’ho odiata. È difficile immedesimarsi in personaggi che sembrano automi e che sembrano soltanto abbozzati dal punto di vista psicologico. Sono piatti, ecco. E forse è anche difficile seguirne la logica (o illogicità) di pensiero.

Un film che potrebbe essere adatto come sottofondo per le faccende domestiche o se proprio si ha del tempo da perdere e non si sa come riempirlo. Dove si dovrebbe provare paura, ma ciò che prevale su tutto è la noia.

-Davide

7 pensieri su “Il gioco di Gerald: quando è la noia a vincere

  1. Premetto che la mia opinione potrebbe essere non del tutto diplomatica visto che adoro Stephen King. Dei circa suoi 35 libri che ho letto non riesco a trovarne uno che non mi abbia convinta. Detto questo nel corso degli anni mi sono resa conto che i film tratti dai suoi libri come hai detto tu mancano di qualcosa, potrei fare un’eccezione su Shinning, che vorrei rivedere al più presto, perchè ho il dubbio che l’eccellente interpretazione di Jack Nicholoson possa averci messo tanto, se non tutto. Qualche giorno fa ho visto un film tratto da ” Cell “, purtroppo non ho letto il libro e ti dirò anche senza averlo letto il film non mi ha soddisfatta anche se penso che l’idea sia una figata come d’altronde lo sono sempre le sue idee. ” Il gioco di Gerald” l’ho letto qualche anno fa, ti farò sapere cosa ne penso del film. Un saluto

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    1. Anche io ho adorato alcuni testi di King, Il gioco di Gerald non l’ho mai letto e adesso sono un po’ curioso di sapere che cosa hanno combinato nel trasporlo dal libro al film. Shining è stupendo, ho amato molto anche l’adattamento di Dolores Claiborne con Kathy Bates!
      Grazie, fammi sapere!

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  2. massimocolacicco

    Visto pochi giorni fa e concordo pienamente col tuo giudizio.
    Ho letto quasi tutte le opere di Stephen King (mi mancano solo i più recenti) e mi sono piaciuti tutti, tranne questo. L’avevo iniziato una decina di anni fa e l’avevo abbandonato dopo un centinaio di pagine, cosa che mi capita davvero molto raramente. L’ho ripreso qualche mese fa, deciso stavolta a portarlo a termine. L’ho finito e la mia prima impressione è stata confermata: un libro davvero noioso. Per tutto il tempo non è mai scattata in me la voglia di “vedere come va a finire”, né ci sono stati momenti di tensione degni di essere ricordati e lo stesso finale è stato davvero deludente.
    Il film segue pari parti le vicende (quali?) del libro e da un libro noioso non può che derivare un film altrettanto noioso.

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  3. Sono d’accordo sulla valutazione data al libro. Sono anche io una grande lettrice di King, ma due libri non li ho apprezzati: il Gioco di Gerald (che trovai noioso quando lo lessi), ma anche tutto il ciclo della Torre Nera che, per questo, non ho mai concluso.

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