Riviste letterarie: fucina di talenti e storia

Nel panorama culturale odierno accanto al più vasto mondo delle case editrici si assiste al fiorire di un altro strumento di divulgazione letteraria, le riviste letterarie. Sul vocabolario online della Treccani alla voce “rivista” si trova la seguente definizione: pubblicazione periodica che ha generalmente per oggetto un particolare settore di studi o di attività, con interessi prevalentemente critici e di aggiornamento. Ma le riviste letterarie sono molto più di questo. Sono vere e proprie realtà editoriali che possono essere o meno subalterne a una specifica casa editrice o agenzia letteraria, ma molto più spesso nascono dietro iniziativa di uno o più appassionati, voraci lettori che vogliono fare sentire la propria voce all’interno della dimensione letteraria contemporanea. Quest’ultimo tipo di riviste letterarie è una vera e propria fucina di giovani (o meno giovani) talenti, che in virtù della gratuità dell’offerta e dietro attenta analisi degli appassionati di cui ho parlato prima, vengono pubblicati. Non è insolito chiedere a uno scrittore emergente come ha iniziato la propria carriera e sentirsi rispondere che è stato pubblicato per la prima volta proprio su una rivista letteraria. Ovviamente, a dispetto del grande numero di riviste che sta nascendo, restano alcuni problemi logistici, in primis dal punto di vista economico, in quanto difficilmente queste realtà sono remunerative sul piano finanziario, e poi tutte quelle questioni legate alla scarsa visibilità, soprattutto nelle fasi embrionali del progetto, e alla costanza nella pubblicazione di materiale letterario di una certa qualità che possa fare da cassa di risonanza per la rivista stessa.  Il bacino di utenti è piuttosto vasto, anche considerata la natura che stanno assumendo le riviste oggi, ovvero una pubblicazione principalmente online, affiancata a volte da una pubblicazione cartacea molto limitata.

Ma quando è nata questa realtà editoriale così particolare?

Nel 1665 venne fondato da Denis de Sallo il Journal des Savants, il primo periodico scientifico a venire pubblicato in Europa. Ma poco tempo dopo la Rivoluzione francese assunse uno stampo prettamente letterario, con la pubblicazione delle prime recensioni di libri. Si tratta di uno dei periodici più longevi, che tuttora continua a essere pubblicato a cura dell’Accademia di Francia. Sulla scia del Journal des Savants, in Italia, nacque il Giornale dei Letterati. Rivista nata a Roma nel 1668 a opera dell’abate Francesco Nazzaro, anch’essa inizialmente raccoglieva le notizie riguardanti le opere scientifiche allora pubblicate in Italia e all’estero. La rivista sopravvisse fino al 1679 ma da questa prima opera redazionale nacquero molti altri giornali di simile stampo.

In epoca illuminista gli intellettuali erano soliti riunirsi nelle botteghe destinate alla vendita del caffè, e lì discutere delle proprie idee e dei propri progetti. Fu proprio in questo frangente che ebbe origine un sodalizio che in certi contesti dura ancora adesso, quello delle riviste e dei caffè letterari. A testimonianza di questo legame è la nascita de Il Caffè, giornale fondato dall’economista e letterato milanese Pietro Verri, nel 1764. L’idea di fondo era quella di alterare i pregiudizi dell’epoca trattando di argomenti tra i più disparati, quali economia, agronomia, medicina e molto altro. Per sfuggire alla censura austriaca veniva stampato a Brescia, nell’allora territorio veneto. Il giornale cessò la sua attività poco tempo dopo, nel 1766. Alla rivista partecipava quel gruppo di intellettuali che si incontrava all’Accademia dei Pugni, istituzione culturale che faceva capo all’illuminismo lombardo e che fu fondata nel 1761. Tra di loro spiccava il nome di Cesare Beccaria.

Durante l’Ottocento si assiste al fiorire di romanzi. Il pubblico, quello borghese, si appassiona alle storie di grandi romanzieri come Alexandre Dumas, Lev Tolstoj, Walter Scott e Alessandro Manzoni. Si diffonde così la pubblicazione a puntate o in appendice di queste opere su riviste letterarie, e in questo periodo storico sono veramente in gran numero. Ricordiamo fra tante la Nuova Antologia, rivista fondata a Firenze nel 1866 da Francesco Protonotari. Su di essa vi scrissero insigni autori dell’epoca come Carducci, Verga, D’Annunzio e Pascoli.

La vera rivoluzione si osserva però in America del Nord. Con l’alfabetizzazione e la stampa popolare si assiste a un vero e proprio boom di riviste letterarie. Le persone sono affamate di storie e le riviste rispondono a questo bisogno su due fronti. Da un lato abbiamo le classiche riviste letterarie che hanno una propria realtà editoriale in qualche modo elitaria, esclusivamente rivolte agli intellettuali. Dall’altro osserviamo la nascita delle riviste pulp, caratterizzate da narrazioni brevi e forti emozioni, con una ricerca continua del sensazionale. Purtroppo negli anni ’30 si assiste a una battuta di arresto nella crescita delle riviste popolari, dovuta all’entrata in scena di nuovi mezzi di intrattenimento come la radio e il cinema sonoro.

In Italia tuttavia le riviste letterarie, in parte per il basso tasso di alfabetizzazione, in parte per la natura elitaria e estremamente sperimentale delle stesse, non portarono mai alla vendita di prodotti su larga scala. Rimasero sempre di nicchia. Nel Novecento nascono numerosi periodici, tutti riflesso di movimenti espressione del momento storico e letterario vissuto. Italia FuturistaCritica sociale, Critica fascistaCritica letteraria (voluta da Benedetto Croce, con l’intento di narrare l’evolversi della scena letteraria italiana) sono solo alcuni esempi. Dopo la caduta del fascismo lo scrittore Elio Vittorini fonda una rivista, dal nome Il Politecnico,  che nasce il 29 settembre 1945 a Milano, edita da Einaudi. Il titolo riprende l’omonima rivista fondata da Carlo Cattaneo nel 1839, sempre a Milano, e sempre con l’intento di essere propulsore del rinnovamento culturale. Con lo stesso sguardo aperto al nuovo, nel 1965, Luciano Anceschi fonda Il Verri, una serie di pubblicazioni che furono espressione di un gruppo di giovani intellettuali che erano soliti incontrarsi al caffè Verri di Milano.

Oggi le riviste hanno assunto un significato ancora diverso, più che essere il fulcro di nuovi movimenti politico- culturali, sono un bacino di nuovi scrittori al quale il lettore può attingere e, soprattutto, sono un luogo di aggregazione culturale aperto a tutti. Questo è dovuto anche al fatto che sono realtà esterne alle logiche del marketing e del mercato, dove è garantita l’assoluta libertà d’espressione. Libertà di consultazione per qualsiasi lettore ma anche libertà per gli autori che riescono a stimolare la discussione e il pensiero.

-Davide

4 pensieri su “Riviste letterarie: fucina di talenti e storia

    1. Al momento seguo due riviste in particolare. Una è Carie, che puoi leggere tranquillamente online e che associa ai racconti pubblicati bellissime illustrazioni. L’altra è Tradurre, una rivista online dedicata, come potrai immaginare, al mondo della traduzione. Le consiglio entrambe, la prima ti dà una bella idea di com’è una classica rivista letteraria, la seconda è utilissima se sei appassionata di traduzione! Però ne esistono veramente tante, se fai un giro in rete ne trovi di ogni tipo e formato 😊

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