Il giardino di Elizabeth, tra libri e aromi floreali

Leggere Il giardino di Elizabeth è stata un’esperienza rinfrescante. L’atmosfera bucolica e armoniosa che pervade il libro è in qualche modo rigenerante e si tratta sicuramente di una lettura fuori dai soliti schemi narrativi.

L’autrice di questo prezioso volume è Elizabeth von Arnim, pseudonimo di Mary Annette Beauchamp, una scrittrice australiana nata da genitori di origine britannica. Ha prodotto numerosi romanzi, tra i quali, Mr Skeffington (Bollati Boringhieri, 2002), Vera (Bollati Boringhieri, 2006) e Un incantevole aprile (Fazi, 2017). Il giardino di Elizabeth non è altri che il romanzo di esordio, pubblicato anonimamente nel 1898, e ora disponibile nella nuova traduzione di Sabina Terziani, nella veste integrale edita da Fazi.

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Il romanzo è scritto in prima persona, sotto forma di diario. È Elizabeth a parlare, personaggio fittizio carico di importanti riferimenti autobiografici, una donna che, stanca della città, si trasferisce con il marito, al quale si riferisce sempre con l’appellativo dai toni biblici di Uomo della collera, e le tre figlie in una casa isolata in Pomerania. Lì riscopre i ricordi felici dell’infanzia e inizia a occuparsi del giardino, con una passione unica, tutta rivolta all’ambiente esterno della casa. Il romanzo segue l’avvicendarsi delle stagioni e le avventure domestiche della protagonista, tra goffi tentativi di giardinaggio e visite di amiche e conoscenti.

L’Elizabeth del libro trova una sua dimensione, un suo santuario personale, soltanto nel giardino, ed è nel giardino che trascorre la maggior parte della sua giornata. Quando non è lì, si rifugia nella biblioteca, l’unico luogo dell’abitazione al quale è realmente affezionata. Anche le descrizioni si fanno più minuziose e precise quando si parla del giardino, tanto che si riesce a costruire un’immagine mentale piuttosto precisa dello stesso, ricca di colori e di profumi.

L’altro rifugio, dicevamo, è la biblioteca. Elizabeth è una donna che viene descritta più e più volte come eccentrica, proprio in virtù del fatto che dedica così tante ore della sua giornata alla lettura, un’attività prettamente maschile per l’epoca, così come lo era la scrittura.

«Oh, mia cara, è molto peggio di quanto immaginassi! Avere una ragazza stramba nella propria cerchia di amici è sempre una bella noia, ma di solito si riesce a gestirla. Una ragazza che scrive libri, però… è sconveniente! E poi non puoi snobbarla; sono persone impossibili da snobbare.»

Ma è proprio questa incomprensione tra i personaggi del testo che getta le fondamenta dell’avvicinamento del lettore alla protagonista, un legame altrimenti difficile da creare.

La storia raggiunge il suo culmine l’11 novembre, quando al giardino attuale si sovrappone quello dell’infanzia di Elizabeth. E lì si rivela subito la natura del romanzo. Si tratta della storia di una famiglia, delle sue tradizioni, una storia personale che si amplifica nelle considerazioni di carattere sociale che vengono alla luce nelle discussioni tra i personaggi. Da un microcosmo si arriva a svelare un macrocosmo, quello della società tedesca dell’epoca. Un viaggio tra quelli che allora erano i ruoli maschili e femminili, la comunità borghese, la storia e la geografia del luogo. Una forma apparentemente banale come quella del diario permette di esplorare a fondo una realtà complessa.

Anche i sentimenti e le emozioni che suscitano i personaggi sono complessi, a volte provocano un forte senso di simpatia, a volte un sentimento simile alla disapprovazione. Anche se non si riesce a tenere loro il broncio per più di qualche pagina, soprattutto dopo affermazioni del tipo:

Quanto è dolce la malinconia quando è senza motivo.

Un libro dalla scrittura così luminosa, precisa e musicale è cosa rara, un volumetto imperdibile per chi ama descrizioni vivide e, ed è proprio il caso di dirlo, floreali. Un viaggio nella Pomerania d’altri tempi.

-Davide

P.s. un grosso grazie va a Fazi, che ha collaborato con il blog e ha fornito l’ebook del libro!

 

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