Ada Gobetti: traduttrice, scrittrice e partigiana

Traduttrice, giornalista e insegnante sono solo una parte di quello che è stata, o meglio di chi è stata, Ada Prospero, conosciuta ai più come Ada Gobetti. In quanto figlia di una famiglia borghese frequenta il liceo, il classico. Sin da ragazza nutre molti interessi, e non solo in campo accademico ma anche artistico (studia il piano, anche se poi si sentirà costretta ad abbandonarlo).

È difficile riassumere una figura così complessa e dalle svariate sfaccettature in un breve articolo. La cosa migliore da fare è soffermarsi su alcune date in particolare, date che hanno segnato enormemente la sua vita e che forniscono un’idea generale di che tipo di persona fosse.

La prima data è il 1918. È questo l’anno in cui Ada incontra per la prima volta Piero Gobetti, intellettuale, politico e antifascista. L’uomo aveva da poco fondato una rivista filosofico-letteraria, Energie Nove, sulla scia della disfatta di Caporetto, alla ricerca di una sorta di resistenza spirituale in quelli che erano gli anni del dopoguerra. E Gobetti invita la giovane Ada a scrivere sulla rivista e a parteciparvi attivamente. Da questo primo, timido passo nasce una collaborazione di intenti che avvicinerà inevitabilmente i due intellettuali. Gobetti ha un carattere trascinante e spinge Ada ad abbandonare lo studio del pianoforte e dedicarsi allo studio e alla traduzione della letteratura russa.

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La relazione tra i due culminerà con il matrimonio nel ’23 al quale seguirà, due anni dopo, un altro climax, questa volta accademico, quello del conseguimento della laurea in Lettere e Filosofia con una tesi sul Pragmatismo angloamericano. Tuttavia, proprio in questo periodo, un evento luttuoso colpirà la sua famiglia. Gobetti, in seguito a un’aggressione da parte delle squadracce fasciste, si vede costretto a cercare rifugio in Francia, inizialmente senza la compagnia di Ada, vista la gravidanza e il suo intento di preparare il terreno per una nuova rivista editoriale. Ma proprio qui, nel 1926, Piero Gobetti si spegne, a causa dei postumi di quel violento attacco.

Ada Gobetti allora si dedica all’insegnamento dell’inglese nelle scuole. È in questo periodo che riaccende l’amicizia con una figura di estrema importanza per l’epoca, Benedetto Croce. Lo aveva conosciuto per la prima volta in viaggio di nozze a Napoli, ma aveva imparato a conoscerlo davvero bene soltanto durante i suoi viaggi a Meana di Susa, dove Croce si trovava in vacanza. Croce convince Ada a ritornare nel mondo della traduzione e la introduce a Laterza, una casa editrice centrale per l’antifascismo. Così prende a tradurre opere di storiografia inglese, essenziali per la sprovincializzazione della cultura italiana. Inizia a lavorare su scrittori quali Henry Fielding, Charles Dickens e Archibald J. Cronin. Ma Croce ha anche un altro merito, quello di spingere la donna verso la scrittura, Ada così pubblicherà i suoi studi di letteratura inglese del Settecento (Alessandro Pope e il razionalismo inglese, Laterza 1942). E, dopo essersi risposata con Ettore Marchesini, scriverà un libro per bambini, La storia del gallo Sebastiano, edito da Einaudi, pubblicato sotto pseudonimo e illustrato dal nuovo marito.

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Altra data centrale è, ovviamente, il 1943, l’anno in cui si unisce alla Resistenza partigiana piemontese. Ada è una figura energica ed estremamente attiva durante gli anni del fascismo. Diventa ispettore del comando militare delle formazioni Giustizia e Libertà, con incarichi organizzativi. Si occupa di portare dispacci e direttive avanti e indietro, dalla Val di Susa a Torino, e viceversa. Dirige perfino una missione in Francia, con l’obiettivo di entrare in contatto con le donne francesi, per organizzare meglio la Resistenza. Al suo fianco ci sarà sempre il figlio Paolo, che all’epoca aveva solo diciotto anni. E non dimentichiamo che scrive anche per la stampa clandestina del partito di Piero Gobetti. Insomma, si dedica con tutta se stessa alla riconquista della libertà e alla liberazione del Piemonte dalle forze nazifasciste. Quando poi Torino sarà libera verrà scelta come vicesindaco, al fianco di Roveda. Una donna instancabile che ci ha lasciato il ricordo di quegli anni durissimi nel suo Diario partigiano, pubblicato per Einaudi nel 1956. Un libro, come disse Italo Calvino, dal «carattere di eccezione, più che per l’importanza dei fatti che racconta, per la persona che l’ha scritto e il modo in cui la guerra viene vista e vissuta»

Gli ultimi anni della sua vita, Ada, non li vive però nella politica. In seguito a un incidente automobilistico tornerà a rivolgere i suoi sforzi verso l’educazione e la pedagogia. Nel maggio del 1959 fonda il Giornale dei Genitori, che porterà avanti, fino alla morte nel ‘68. L’interesse della rivista era tutto volto all’educazione, con l’elaborazione di un modello educativo dal messaggio democratico votato alla comprensione delle capacità dei ragazzi e al rispetto della loro autonomia da parte dei genitori. Il Giornale dei Genitori contava oltre tremila abbonati.

Un’altra opera che rimane ancora è il Centro studi Piero Gobetti, che volle fondare, insieme al figlio Paolo, per ricordare agli italiani la figura del primo marito. Il Centro ha sede nella casa torinese di via A. Fabro, che fu anche un luogo importante per l’organizzazione della Resistenza piemontese.

Ada Gobetti fu una figura dalle molteplici esperienze, una donna dalla forza inarrestabile che ha lottato strenuamente per gli ideali in cui credeva, una «perfetta operatrice culturale antelitteram», come la definì Goffredo Fofi nella prefazione all’edizione del ’96 di Diario partigiano.

-Davide

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