La fattoria dei gelsomini, di Elizabeth von Arnim

È con grande piacere, grazie alla gentile collaborazione di Fazi, che ho potuto leggere un nuovo romanzo di Elizabeth von Arnim (che già avevo incontrato con Il giardino di Elizabeth, qui trovate la recensione), La fattoria dei gelsomini, nella traduzione di Sabina Terziani. Così mi sono ritrovato catapultato in un mondo di salotti aristocratici, tra chi si aggrappa ancora disperatamente a un retaggio di valori vittoriani ormai superati e chi, per migliorare la propria vita, tenta una forsennata arrampicata sociale. Un volume che sotto molti punti vista ricorda Casa Howard e Camera con vista, anche se narrano di epoche diverse (fun fact: nel periodo che l’autrice trascorse a Nassenheide, in Pomerania, tra i precettori dei suoi figli vi fu proprio E. M. Forster).

Senza titolo-1

La storia inizia con una fine, la fine di un lungo fine-settimana a Shillerton, una delle dimore di campagna di lady Midhurst, ospite perfetta. Ma, in questo caso, la qualità delle cure dimostrate dalla padrona di casa è evidentemente inferiore alla sua fama, qualcosa sembra distrarla dai suoi doveri, uno scandalo che aleggia sulla figlia, che, come la madre, rappresenta un altro esempio di perfezione, in questo caso di purezza.

Non era da Daisy – mormoravano – propinare uva spina a pranzo e cena. Che cosa le passava per la mente? Era da venerdì che quelle odiose bacche acerbe e tremendamente aspre continuavano a comparire a tavola, dapprima nel gelato, poi nel soufflé e infine nello spumone.

È soltanto il mattino dopo che il dubbio si concretizza e Daisy Midhurst si trova ad affrontare non soltanto un tradimento in seno al focolare domestico, ma il ricatto da parte di chi vorrebbe mettere mano sulle ricchezze di famiglia.

Il romanzo è corale, sin dalle prime pagine è evidente l’intento dell’autrice di parlare con la voce e i pensieri dei tanti personaggi garantendo così una visione d’insieme e non esclusivamente parziale della vicenda e del grande scandalo che colpisce la famiglia Midhurst. Così si arriva a far la conoscenza di molteplici individui, di Andrew Leigh e della moglie, ospite inattesa del fatidico fine-settimana, della madre di quest’ultima, donna sopravvissuta a tre divorzi e priva di scrupoli, di MrTorrens, di Terry e molti altri. E qui si nota la capacità della von Arnim di dipingere personaggi complessi, verso i quali a volte provi disprezzo, altre volte, a sorpresa, sei colto da un moto di simpatia nei loro confronti. Mrs. de Lacy e la stessa lady Midhurst ne sono un esempio lampante.

A far da cornice alla vicenda è una società in mutamento, in equilibrio tra due mondi. Così da un lato ci si ritrova persi nelle leziosità dettate dall’aristocrazia inglese, dall’altro si rimane intrappolati all’interno di veri e propri drammi personali che rendono la storia più umana. Si passa da un dolce troppo pesante all’adulterio con naturalezza e il tutto è reso possibile da uno stile semplice ma carico di cinismo e critica sociale, che fa sorridere il lettore a più riprese.

E l’amore, quanto strepito attorno all’amore. Cosa ci trovavano? Cos’era? Probabilmente ne aveva avuto la sua parte, come la maggioranza delle donne, ma non sarebbe rimasta stupita nello scoprire che in realtà non lo aveva mai avuto. L’amore, quello che tutti chiamavano amore. Ogni volta, all’inizio, ne eri compiaciuta, credevi di aver acciuffato finalmente quello vero, poi ti rendevi conto che avevi messo le mani sull’ennesimo marito.

Una volta che il segreto viene rivelato, è un costante confronto con il passato, con la società e, soprattutto, con la propria bussola morale, interamente da ricalibrare. Non ci sono personaggi interamente negativi o interamente positivi, tutto si gioca su quel sottile equilibrio al quale facevo riferimento prima.

Il libro di Elizabeth von Arnim è una lettura leggera, ma non per questo non impegnativa, un bel modo per iniziare questo 2018 rannicchiati sul divano sotto un groviglio di coperte.

-Davide

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