Joe Lansdale: un texano a Torino

A Torino, al Circolo dei Lettori, è arrivato un pezzo di Texas orientale. Sto parlando di Joe Lansdale, autore di racconti e romanzi, sceneggiatore e uomo dai mille volti.

È venuto per parlare della nuova avventura di Hap e Leonard, Bastardi in salsa rossa (il titolo originale era Rusty Puppy, come sono misteriose le vie della traduzione dei titoli), edito da Einaudi, libro che segna il decimo romanzo della coppia mal assortita di investigatori. A dialogare con l’autore è stato Maurizio Crosetti, giornalista, che ha spaziato da tematiche strettamente legate alla scrittura del libro fino a tematiche sociali.

Anche per merito della personalità affabile e gioviale di Lansdale, l’incontro è stato più una chiacchierata informale che una discussione aulica sulla letteratura. A volte c’è bisogno anche di questo.

Quando Lansdale scrive non ha un piano ben preciso in testa, l’unica regola fondamentale è lasciarsi influenzare da ciò che lo circonda e in qualche modo assorbirlo per poi riportarlo nella scrittura. Pertanto è normale che nei suoi testi ci siano continui riferimenti alla contemporaneità e al mondo conosciuto dall’autore. In particolare nell’ultimo romanzo si parla tanto di razzismo, e il razzismo è certamente un fatto universale, innegabile, ma il razzismo di cui Lansdale parla è quello che lui più conosce.

A controbilanciare le tematiche di grande spessore inserite nel romanzo di genere resta il suo stile, la sua personalità e l’uso di un sagace umorismo, laddove possibile. Le varie tematiche vengono così fatte galleggiare quasi venissero sorrette dall’elio, rappresentato dall’identità dell’autore.

Benché si lasci influenzare enormemente dalla realtà circostante, da altri romanzi e dalle serie tv, che ritiene si stiano evolvendo fino ad avere una narrativa simile se non identica a quella del libro, a differenza di molti suoi colleghi, non scrive per gli altri, per la sua famiglia o per chissà chi, scrive solo e unicamente per se stesso. E per lui la scrittura è un lavoro, sì, ma non da vivere in modo faticoso, anzi, arriva perfino a definire “martiri” quegli scrittori che se ne lamentano continuamente.

Dalla quotidianità e dai mille lavori che nella sua vita si è trovato a compiere ha tratto numerosi spunti per i suoi romanzi. In Bastardi in salsa rossa la dimensione corporea ha una discreta importanza, tra lotte e individui in costante azione. E questo fatto è senz’altro stato influenzato dall’importanza che le arti marziali hanno avuto nella sua vita, le pratica ormai da cinquantacinque anni, tanto che ha sviluppato un proprio sistema di difesa. E questo è anche vero per i dialoghi, incalzanti, ricchi di ironia ed estremamente credibili.

Lansdale ci insegna una lezione importante, che i personaggi, come nella vita reale, sono composti da sfumature e che società, politica, non sono slegate dalla letteratura ma ne fanno parte, contribuendo a creare quella zona grigia di emozioni e complessità caratteriali.

Come scrittore rappresenta una piacevole ventata di aria fresca, qualcuno che è estremamente gradevole ascoltare. E anche se non ho ancora avuto il piacere di farne un’approfondita conoscenza scritta, dal solo sentirlo parlare, mi viene facile provare le stesse sensazioni di Dean Koontz:

Leggere Joe Lansdale è come ascoltare uno zio simpatico che ha la rara capacità di saper raccontare una storia.

-Davide

4 pensieri su “Joe Lansdale: un texano a Torino

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