Emma, 1876: Gore Vidal e gli Stati Uniti

Dopo aver letto L’età dell’oro ho avuto il piacere di fare una seconda conoscenza con Gore Vidal. Emma, 1876 è un altro volume appartenente al ciclo Narratives of Empire, nella fattispecie si tratta del terzo libro pubblicato in merito dallo scrittore, oltre che il terzo in ordine cronologico a raccontare la storia americana. Il libro è stato ripubblicato da Fazi due giorni dopo lo scoccare della primavera, nella traduzione di Silvia Castoldi.

Sullo sfondo del centenario della fondazione degli Stati Uniti, assistiamo all’arrivo, o meglio al ritorno, in patria di Charles Schermerhorn Schuyler, giornalista freelance che collabora principalmente con il New York Herald e figlio illegittimo di Aaron Burr. Insieme a lui c’è Emma, sua figlia e principessa d’Agrigente, in cerca di marito dopo la prematura scomparsa del principe, deceduto durante una cena con l’amante. I due si troveranno coinvolti nelle vicende politiche che stanno per smuovere il paese e, ovviamente, in numerosi party organizzati dalla buona società di New York e non solo.

Il romanzo è scritto in prima persona, nella forma di un diario tenuto dall’anziano giornalista, che ha tutta l’intenzione di riportare gli eventi nel modo più oggettivo possibile, o almeno è quello che vorrebbe fare. Attraverso i suoi occhi viene affrontata la difficile questione del cambiamento, di tornare dopo tanti anni in un paese che non è più tuo, ma un concentrato multietnico di nuovi ricchi e tecnologia. Uno sconcerto iniziale che viene in parte superato quando si incontrano vecchie abitudini, quali la corruzione e i favori politici. A spezzare la narrazione del presente sono i ricordi dell’uomo, che si aprono come ampie finestre nella stesura del diario.

Sarebbe bene annoverare anche lo scandalo tra i protagonisti del romanzo. Sia che si tratti di piccoli scandali privati, ghiottonerie per la società newyorkese o per quella della corte di Washington, o veri e propri affari di portata pubblica, che toccano quel candidato o quel ferroviere. Non a caso è questo l’anno delle infami elezioni che hanno visto come protagonisti Rutherford B. Hayes e Samuel J. Tilden, rispettivamente il candidato repubblicano e quello democratico di allora. La corruzione e quello che noi chiameremo “inciucio” non sono che la norma, rivelando una realtà peraltro ancora adesso molto attuale.

Ho sempre trovato strano che una nazione la cui prosperità si basa interamente sulla manodopera a buon mercato degli immigrati dia prova di tanta incrollabile xenofobia.

Emma rappresenta in qualche misura il nuovo che avanza, lo straniero che si adatta rapidamente ai costumi del nuovo paese e ne resta affascinato. Un personaggio misterioso, che nemmeno il padre ritiene di comprendere appieno. Oltre a essere la chiave per il povero Schuyler per una rendita fissa che gli garantisca una vecchiaia dal rispettabile tenore di vita.

Questo lungo volume segue il giornalista nei suoi spostamenti, che si tratti di New York, alla ricerca di contratti di lavoro, di Washington, per conoscere l’andamento delle elezioni, di Philadelphia, per un resoconto sul centenario. E con lui si rimane affascinati dai personaggi eccentrici che attraversano la sua strada e tormentati dagli scandali politici, nonostante se ne conosca il risultato.

Vidal si conferma un grande storico e un grande narratore, capace di tenerti incollato per lunghe ore sulle pagine dei suoi romanzi.

-Davide

2 pensieri su “Emma, 1876: Gore Vidal e gli Stati Uniti

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