8 di Dustin Lance Black

Considerata la situazione politica attuale, italiana ma non solo, e in un mese importante come quello di giugno, durante il quale, in tutto il mondo, vengono ricordati i moti di Stonewall del 1969, è confortante sapere che è arrivato anche qui un piccolo volume che custodisce un testo teatrale ancora troppo poco conosciuto. Sto parlando di 8, di Dustin Lance Black, edito da Triskell nella traduzione di Chiara Messina.

Per spiegare il titolo del volume è necessario tornare indietro nel tempo di qualche anno. Nel maggio del 2008, in California, si arrivò a un importante risultato in materia di diritti civili, il matrimonio omosessuale divenne a tutti gli effetti legale. Ma, lo stesso anno, i detrattori del matrimonio egalitario riuscirono a far passare un referendum per ostacolare questo risultato. Si tratta della Proposition 8, che, in sintesi, chiedeva l’inserimento di un emendamento nella Costituzione dello stato che affermasse che soltanto il matrimonio fra uomo e donna fosse valido. Una volta che l’emendamento venne approvato, gruppi a sostegno del matrimonio egalitario portarono il caso di fronte alla Corte federale della California, nella speranza di far dichiarare incostituzionale la Proposition. Ed effettivamente, con un processo storico, ci riuscirono. Tuttavia, la parte avversa, ovvero i sostenitori della proposizione 8, ottenne di impedire alle telecamere l’accesso in aula. Da qui la necessità, per lo sceneggiatore e per tutte le persone, che sono davvero tante, coinvolte nel progetto, di una trascrizione degli atti del processo trasformata in una pièce teatrale, 8 per l’appunto.

Vista la natura del testo, la sua brevità, e la materia trattata, è un volume che sento di consigliare a tutti, ma proprio tutti, anche chi si trova in disaccordo con certe posizioni, vuoi per credo religioso, vuoi per altre motivazioni. E questo perché risulta evidente come gli argomenti a sostegno della “innaturalità” del matrimonio omosessuale, spesso alimentati da roboanti discorsi sentiti in televisione, pronunciati dal personaggio famoso o dal politico di turno, una volta che ci si trova in tribunale, di fronte alla necessità di dire nient’altro che la verità, questi semplicemente non reggono perché non hanno fondamento nella vita reale o basi scientifiche che possano supportarli in alcun modo.

(…) perché “Difendiamo i bambini” era uno dei punti chiave della loro campagna. Ma quando penso al concetto di difendere i propri figli, be’, li difendi da gente che vuole perpetrare dei crimini ai loro danni. Difendi te stesso da cose che possono ferirti psicologicamente o fisicamente. E l’insinuazione che io possa fare parte di quella categoria di cose, che il mio matrimonio con Jeff possa fare del male a un bambino che sta chissà dove… è così schiacciante e mi rende così furioso (…)

E l’idea che dobbiate proteggere qualcuno da me, da Jeff, dai nostri amici, dalla nostra comunità… Non c’è modo di riprendersi da una sensazione simile. Non potete cosa si prova se non l’avete sperimentato di persona ma, indipendentemente da quanto siete orgogliosi, be’, vi vergognereste di voi stessi. Vi sentireste crollare il mondo addosso.

I momenti di quotidianità famigliare di Kris e Sandy, di Jeff e Paul (che hanno testimoniato al processo e che ritroviamo nel libro) e di molte altre famiglie sono in netto contrasto con la pretesa “normalità” sdoganata dagli spot pubblicitari a favore della Proposition 8, spot che puntano tutto su un ipotetico danno ai bambini e al matrimonio eterosessuale. Ma quando si cerca di capire in che modo questo danno avverrebbe anche i suoi sostenitori restano muti.

8 parla di storia ma è anche una storia, quella di alcune famiglie che si sono viste rubare legittimità e trattare come cittadini di serie b. Una realtà ancora troppo attuale in molti paesi. Qualcosa su cui riflettere.

 

-Davide

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