Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, il graphic novel

Lo scorso 26 giugno è arrivato nelle librerie italiane il graphic novel* di uno dei capisaldi del genere distopico, Fahrenheit 451, di Ray Bradbury che firma anche la prefazione di questo volume, disegnato da Tim Hamilton, (che ha lavorato per DC Comics, Nickelodeon Magazine e altre testate americane molto importanti).

Bastano soltanto due righe per entrare nell’opera creata da Bradbury: Montag è un vigile del fuoco, in un mondo nel quale i pompieri non estinguono gli incendi, ma li appiccano. Questi vengono avvertiti quando un cittadino infrange la legge, ovvero quando si trova in possesso di libri. Montag vive un’esistenza normale, con una famiglia normale, in una casa normale, con un lavoro normale, ma non si rende conto che tutta questa normalità è solo una facciata. Un giorno, di ritorno dall’ultimo intervento come pompiere, incontra una ragazza, una donna sconosciuta, che con il suo modo di vedere il mondo esterno farà crollare le fondamenta della vita del pompiere.

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Come già detto, tutto sembra estremamente normale, se non fosse che le vite dei cittadini sono scandite dall’intrattenimento, che sottrae tempo prezioso all’Io, al singolo, in favore di qualche risata, lacrima, di emozioni facili. Mentre gli uomini sono obbligati praticamente a non avere tempo libero, a lavorare, a far parte dell’esercito, le donne sono relegate nelle case, a passar tempo con la “Famiglia” e i personaggi fittizi delle trasmissioni televisive che vengono proiettate sulle pareti-schermo dei soggiorni. Questa normalità però è solo uno specchietto per le allodole: nella realtà la moglie di Montag cerca conforto nelle pillole, per riuscire a dormire e ad anestetizzarsi completamente, come se “sentire” e provare qualcosa fossero una malattia, un qualcosa che rende diversi, strani, dei fenomeni da baraccone.

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Se il romanzo è riuscito ad alimentare la riflessione sulla società coeva di Bradbury e su quella corrente, che sembra avere molti punti in comune con quella profetizzata dallo scrittore americano, il fumetto riesce a fare esattamente lo stesso, scardinando lo stereotipo che da sempre lo lega a mero intrattenimento senza significato. I disegni di Hamilton, dal tipico stile americano, riescono nell’intento di dare forma a quell’immaginario distopico che attinge fortemente alla realtà americana, di quel sogno dal quale gli statunitensi si sono svegliati. I colori usati virano sempre verso sfumature che sembrano non naturali, sia nella loro forza che nei loro toni, i neri vengono utilizzati più che per celare, per far intendere cosa si muova intorno alle vicende dei personaggi.

Bisogna ringraziare Oscar Mondadori Ink per aver portato in Italia un prodotto del genere, che non rende semplicemente l’idea del romanzo attraverso i disegni, ma dona la possibilità di una nuova lettura attraverso un punto di vista diverso. Da menzionare anche la prefazione firmata da Ray Bradbury, che dovrebbe diventare un manifesto per chi si spende per la causa del riconoscimento del fantasy e del fantastico come genere assolutamente degno e allo stesso livello (se non superiore, a volte) di tanta letteratura definita “alta”.

-Marco

*sì, al maschile: se un termine in lingua straniera viene utilizzato in italiano, prende il genere del corrispettivo italiano, in questo caso novel/romanzo.

3 pensieri su “Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, il graphic novel

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