Cambio di Rotta, la mondanità secondo Elizabeth Jane Howard

La pausa estiva è servita per ricaricare il corpo e lo spirito, farsi venire nuove idee e prepararsi a una nuova stagione di viaggi cartacei e nuovi entusiasmanti incontri letterari. Quale modo migliore per riprendere se non quello di parlarvi delle letture che hanno costellato il torrido mese di agosto?

Elizabeth Jane Howard è per antonomasia l’autrice della saga dei Cazalet ma è stata una scrittrice prolifica e molti altri romanzi hanno preso vita dalla sua penna. Uno di questi è Cambio di rotta, pubblicato per Fazi nella traduzione di Manuela Francescon. È il terzo romanzo della Howard e venne pubblicato per la prima volta nel 1959, proprio l’anno in cui la donna, che ebbe sempre una certa sfortuna con gli uomini, contrasse il secondo matrimonio, quello con l’australiano James Douglas-Henry.

In Cambio di rotta (The Sea Change, in originale) le vite di quattro individui si intrecciano così strettamente da cambiarne l’equilibrio iniziale, sconvolgendo le relazioni tra le parti. Emmanuel Joyce è un commediografo in crisi, alla ricerca della perfetta, e altrettanto inesistente, almeno in apparenza, protagonista del suo ultimo lavoro. Ma non è solo il suo lavoro a procurargli amarezza, anche il matrimonio con la bella Lillian, sembra destinato alla rovina. E Lillian dal canto suo cerca disperatamente di tenersi stretto il marito, chiudendo un occhio sulle molteplici relazioni che ha avuto e manipolandolo astutamente per ottenere ciò che desidera. Vicino ai coniugi è Jimmy, assistente di Emmanuel, un giovane talmente votato al suo lavoro e al proprio mentore che non ha una vita propria. A questo improbabile trio si aggiunge Alberta, o Sarah, l’ultima segretaria di Emmanuel, una ragazzina devota alla famiglia e bianca come le pagine di un libro ancora da scrivere, per quanto riguarda le esperienze di vita.

«Lo sai che quando sono in ansia, tutto quello che mi succede intorno produce altra ansia. L’ansia è il mio marchio di fabbrica. La gente pensa sempre di avere buone ragioni per pensare quello che pensa, quando c’è un buon ragionamento dietro, ma spesso invece di ragioni non ce ne sono affatto e, se ci sono, sono sbagliate. Forse la filosofia serve a questo, tra le altre cose. Sono sempre più vicino a Marlowe e ai suoi personaggi allegorici. Potrei svegliarmi la mattina e dire: “Oggi sono l’accidia!” e tutto ciò che toccherei ne sarebbe inficiato.»

Ogni capitolo è diviso tra questi personaggi, ognuno con una voce propria, in un’alternanza di prima e terza persona, tra pura e semplice narrazione e contributi variegati nella forma di epistole e diari. Un viaggio nei pensieri di persone smarrite, che sentono di non avere direzione nella vita, figurarsi cambiare rotta.

Elizabeth Jane Howard si conferma una scrittrice dalla penna leggera, capace di esplorare i piccoli drammi del quotidiano. Un romanzo che forse non spicca nell’oceano dei grandi romanzi, ma che trova il suo posto ed è capace di intrattenere il lettore con un’adeguata dose di piccoli scandali e tormenti interiori familiari ai più.

Si dice che alla fine di un viaggio non si è più gli stessi, ecco, anche per Emmanuel, Lillian, Jimmy e Alberta è così. Il viaggio in Grecia cambierà radicalmente i loro rapporti in una direzione difficile da prevedere. La Howard in questo, nel denudare i rapporti, le relazioni tra le persone, è una maestra. Tanto che un po’ di quel cambiamento che contraddistingue i personaggi, una piccola epifania, si trasmette anche al lettore.

Una lettura dall’atmosfera calda ed estiva, ma che è perfetta in qualsiasi stagione.

-Davide

 

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