Perso nel bosco di Dario Panzeri: la recensione

Lo scorso settembre è stato un mese ricco di nuove uscite in libreria, com’è solito accadere alla fine dell’estate. Grazie a Eris Edizioni abbiamo potuto leggere due nuove uscite del loro catalogo, entrambe in qualche modo opere prime nel loro genere, dueesordi” che più che proiettare i loro autori nel panorama del fumetto italiano, come di solito si dice in questi casi, li mette in una posizione avanzata, in quanto autori capaci e validi. Una di queste uscite è Perso nel bosco di Dario Panzeri.

Il graphic novel, tutto bianco e nero e quasi privo di dialoghi e di parole in generale, è nato dalla matita di Dario Panzeri, disegnatore milanese sotto l’egida del Progetto Stigma, una realtà editoriale che unisce i tipi torinesi di Eris Edizioni con dei fumettisti autogestiti e capitanati da AkaB (che è anche l’illustratore di Lucenti) e con l’obiettivo di fornire le redini dei progetti editoriali direttamente agli autori. La definizione del progetto che viene data spesso è “I matti finalmente gestiscono il manicomio“. Sicuramente sentiremo molto parlare del Progetto Stigma, che al Treviso Book Comic Fest 2018 ha ottenuto il primo riconoscimento ufficiale, con la vittoria del premio Boscarato Autore Rivelazione da parte di Regular Size Monster.

Perso nel bosco_5

Tornando però a Perso nel Bosco: la storia, dal tratto quasi isterico e con un forte contrasto tra bianchi e neri, che nelle tavole si dividono il primo piano, si incentra sulla figura di quest’uomo, questo super eroe vestito con un mantello nero (alla Batman/Zorro) si ritrova a cercare pentimento e perdono vagando in un bosco, riflettendo, parlando, lamentandosi e sbattendo contro le sbarre di una realtà che tanto reale non sembra, ma che forse trova posto soltanto nella mente e nella memoria del protagonista.

La narrazione, inframezzata da flashback e primi piani, tenta di ricostruire i fatti che hanno portato l’uomo alla disperazione. Il perdono che lui cerca, non sa di salvezza, ma ha più il sapore di un istinto infantile, il cercar di rimettere insieme i pezzi di un giocattolo che ormai non funziona più, non può funzionare. Il groviglio di rami secchi e di alberi minacciosi sembra quindi un ambiente irreale, esterno, naturale, la proiezione del caos che si trova nella sua mente, l’uomo che non riesce a perdonare se stesso, e di conseguenza non potrà farsi perdonare dalla comunità, dall’altro.

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Apprezzo moltissimo i graphic novel che fanno un uso scarso del testo, che utilizzano soltanto gli impulsi visivi per attirare l’attenzione e narrare un qualcosa che con le parole potrebbe non arrivare al destinatario. L’utilizzo dei diversi caratteri testuali riesce a trasmettere le sensazioni di chi parla e a far sentire nel lettore le voci dei personaggi, rendendo questo graphic novel un bel soggetto per uno studio di Stylistics.

Se queste sono le premesse, non possiamo che aspettare con ansia i futuri lavori di Panzeri.

 

-Marco

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