Dopo il diluvio: l’opera prima di Leonardo Malaguti

Verrebbe spontaneo rievocare l’incipit dell’ultimo articolo del blog, perché la premessa è molto simile. Il libro già lo conoscevamo per via indiretta, tramite il prezioso consiglio di Eleonora, booktuber e bookstagrammer del canale Misstortellino, ma l’autore, Leonardo Malaguti, lo abbiamo conosciuto per la prima volta al Salone del Libro della scorsa edizione. Fa parte di uno di quegli incontri che ricorderemo sempre con calore, assieme all’atmosfera ineguagliabile dell’amata fiera torinese.

Dopo il diluvio (Exòrma Edizioni) è un romanzo breve che si legge in un pomeriggio e che ha consentito al padre dell’opera di arrivare nella cinquina finalista del Premio Letterario nazionale Neri Pozza 2017. Si tratta di una distopia? Non proprio. In realtà è difficile dargli un’etichetta, ma d’altra parte non è nostra intenzione farlo. Si potrebbe dire che è una storia moderna ed estremamente attuale che si colloca in un periodo storico successivo alla guerra dei Trent’anni, in un imprecisato paesino teutonico (ma sarà poi così? O forse è un dettaglio di poca importanza?). La vicenda segue gli abitanti di questo paesino che, in seguito a un diluvio di proporzioni immani, si trovano a dover fare i conti con i danni materiali e con l’assenza di una guida politica o spirituale che possa fare loro da pastore. Spinti da un crescente senso di inquietudine e dal caos e disordine che serpeggiano in città, gli abitanti cercheranno un capro espiatorio, qualcuno da incolpare e punire per le loro sofferenze, e, quanta fortuna!, ne troveranno più d’uno. Vi sembra una storia già nota?

Ma l’estrema attualità della storia non è l’unico elemento di pregio di questo volume. La scrittura di Malaguti ha una nota diversa da quella di molti scrittori contemporanei. Non è un calderone di ampollosità e frasi a effetto – in un chiaro intento autocelebrativo – ma è dotata di un linguaggio semplice, chiaro, che getta immediatamente il lettore nella narrazione, senza perdersi troppo in fronzoli e orpelli inutili e allo stesso tempo evitando di seminare in gran quantità periodi brevi e dall’architettura fragile sulla scia di alcune celebri scuole di scrittura.

La storia è come una cipolla, o in questo caso sarebbe meglio dire rapa, che si dipana strato dopo strato, e per fortuna non bisogna attendere molto per scoprire la conclusione degli inverosimili eventi che hanno seguito il diluvio. Catturando l’attenzione del lettore con il meccanismo tipico della mystery novel, del giallo a tinte noir, Malaguti riesce a fare suoi alcuni elementi del genere, per poi allontanarsi sempre di più dalla norma e creare una voce sua, un modo particolarmente calzante di raccontare la sua storia. Non prende solo in prestito dalla letteratura ma fa suo un immaginario ricco di riferimenti cinematografici, non tanto per l’occhiolino che potrebbe strizzare al lettore, ma per lo stile evocativo e la maestria nel descrivere emozioni, avvenimenti e atmosfere che fanno parte del bagaglio culturale di ognuno di noi, amanti del grande schermo o meno.

Tra richiami biblici e un’atmosfera che ricorda in qualche modo la celebrata serie Twin Peaks, si arriva all’inevitabile climax, conseguenza dell’ignoranza umana e della sua dannata ottusità. Un libro che intrattiene e fa riflettere. Per fare eco a una frase a cui abbiamo già dato vita più volte, quale combinazione migliore?

P.S. Noi vi aspettiamo il 14 novembre a Torino. Alle 18.30, alla Libreria del Golem, parleremo con l’autore della sua opera in un evento a cui speriamo parteciperanno molte persone. Vi invitiamo a unirvi a noi per passare insieme una bella serata nel centro di Torino!

Davide&Marco

 

2 pensieri su “Dopo il diluvio: l’opera prima di Leonardo Malaguti

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