Anne di Tetti Verdi: ritradurre Lucy Maud Montgomery

Questo articolo esce con estremo ritardo rispetto alla tabella di marcia prefissata. Questo è in parte dovuto a numerosi impegni lavorativi e non e in parte alla mia pignoleria. E sì, perché sono partito con l’idea di dare al testo una precisa forma, una sorta di confronto fra traduzioni, sulla scia dei più accademici trattati sulla teoria di traduzione, ma poi, visti i tempi dilatati e considerato che in qualche modo avrebbe patito il testo e la nuova dovuta traduzione di cui qui vado a parlarvi, ho preferito dare all’articolo una forma più libera, più fedele allo spirito della piccola protagonista del romanzo.

Il libro al quale sto facendo riferimento è Anne di Tetti Verdi, ripubblicato nella traduzione di Enrico De Luca e Oscar Ledonne per la casa editrice Lettere Animate. Il romanzo di Lucy Maud Montgomery, il primo di una lunga serie dedicata ad Anne, venne pubblicato dalla scrittrice nel 1908, e ancora oggi, dopo tutto questo tempo, rimane un libro capace di affascinare diverse generazioni. Questo continua a essere vero sebbene le traduzioni precedenti, tramite tagli e manipolazioni importanti del testo, lo abbiano confinato alla letteratura per ragazzi. Già il titolo della nuova traduzione è, in qualche misura, un elemento di rottura col passato: nell’originale troviamo Anne of Green Gables, titolo che evidentemente non ha nulla a che fare con quello abusato dell’anime del 1979 (Anna dai capelli rossi, di Isao Takahata), e che fa specifico riferimento ai timpani della casa dei Cuthbert, verdi come il resto del tetto.

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Lucy Maud Montgomery

La vicenda prende atto ad Avonlea, luogo dove vivono i fratelli Cuthbert, nella loro casetta dai tetti verdi, al margine più esterno possibile del piccolo paese. È qui che arriva un giorno, a causa di un equivoco con l’orfanotrofio, la piccola Anne con la e, una ragazzina di undici anni dall’abito giallastro e i capelli inequivocabilmente rossi. Avonlea è un luogo fittizio, creato dall’immaginazione dell’autrice, e basato sulla reale Cavendish, a nord dell’Isola del Principe Edoardo, in Canada, dove la Montgomery stessa trascorse quasi tutta la sua infanzia.

…una ragazzina di circa undici anni, abbigliata di un vestito giallastro cortissimo, strettissimo e bruttissimo di flanella. Indossava un berretto alla marinara marrone sbiadito, e da sotto il berretto, scendendo fino alla schiena, c’erano due grosse trecce di capelli decisamente rossi. Il suo viso era minuto, pallido e magro, anche molto lentigginoso; la sua bocca era grande e così i suoi occhi, che sembravano verdi in particolari condizioni di luce e di umore, e di un grigio incerto in altre.

La vita a Tetti Verdi, prima dell’arrivo della piccola Anne, si potrebbe definire accuratamente con la parola impeccabile: la casa è pulita e ordinata (sembra quasi disabitata per quanto è pulita e diversamente allegra), il giardino è verde e sobriamente potato (venerabili salici, pioppi compassati), non c’è nulla fuori posto. Ovviamente, con l’arrivo della ragazzina tutto cambia. La tonalità e la vividezza dei colori che animano il podere mutano repentinamente tanto quanto il tempo che Anne impiega a vincere il cuore di Matthew Cuthbert.

E mentre la sua presenza altera fisicamente la dimora, è la grande compagna di Anne il principale strumento di trasformazione del mondo esterno, del paesaggio di Avonlea, l’immaginazione. È con l’immaginazione che la ragazzina dai capelli rossi trasforma lo stagno di Barry in Lago delle Acque Scintillanti, dà un nome agli alberi che vede dalla finestra di camera sua, prima fra tutte la Regina delle Nevi (che è anche il titolo di una fiaba di Andersen molto cara alla Montgomery), o ancora crea storie e mette in scena veri e propri spettacoli teatrali con l’ausilio dell’inseparabile Diana, dal nome “troppo pagano”, e delle sue compagne della scuola del paese.

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Prima edizione di Anne of Green Gables

E l’immaginazione è anche la vera protagonista del romanzo, l’elemento fondante che tempra il carattere della protagonista. Senza di essa Anne non sarebbe Anne, quella ragazzina loquace e prolissa che a volte si caccia nei guai per la sua irruenza, ma che lo fa sempre a fin di bene.

Il libro è anche di grande interesse storico e culturale, oltre che letterario, in quanto offre lo spaccato sociale della società rurale canadese dell’epoca, in questo caso una società fortemente influenzata dall’educazione presbiteriana e da precisi scrittori e riferimenti culturali. Riferimenti vissuti dalla stessa Montgomery e imprescindibili al testo per una sua piena comprensione.

Nel libro sono presenti numerose citazioni che, a differenza di traduzioni precedenti del romanzo, sono correttamente riportate senza essere tradotte liberamente. Troviamo citazioni da James Russell Lowell (1819-1891), da Shakespeare, dalla Bibbia e moltissime altre ancora, riferimenti letterari più o meno cari all’autrice, lungamente ignorati e lasciati a loro stessi.

La nuova traduzione, arricchita da un ampio ventaglio di note scritte da chi l’ha curata, guidano il lettore lungo una lettura più consapevole della storia, del testo e della società dipinta nel romanzo. Va ricordato che in questa edizione, sempre nella logica di mantenere la voce della scrittrice, non si osservano tagli o ingenti manipolazioni del testo che sono invece presenti in edizioni precedenti, e che in parte erano dovute a sbadatezza o a una censura ideologica contestualizzata al periodo storico di appartenenza.

Com’è ormai preferibile oggidì, la traduzione va ben oltre il semplice binomio bella ma infedele o brutta ma fedele al testo originale, e trova il giusto equilibrio in una posizione intermedia che consente al lettore di leggere effettivamente Lucy Maud Montgomery, e non una sua eco distorta.

Nel concludere questo articolo vi invito a confrontare le vecchie traduzioni che custodite in casa con quella più recente, consapevoli dell’importanza della professione del traduttore e del valore letterario che ogni traduzione reca con sé.

-Davide

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