Lo Hobbit: Tolkien e il tesoro del lettore

In un buco nella terra viveva uno hobbit. Non era un buco brutto, sudicio e umido, pieno di vermi e intriso di puzza, e nemmeno un buco spoglio, arido e secco, senza niente su cui sedersi né da mangiare: era un buco-hobbit, vale a dire comodo.

Una storia fantastica, con ogni accezione possibile che questo aggettivo possiede, è quella storia che ti rimane dentro per tutta la vita e di cui, anche dopo molti anni che il libro è stato riposto sullo scaffale, ricordi ancora ogni più piccolo dettaglio. Una di queste, per quanto mi riguarda, è indubbiamente Lo hobbit, l’opera che per la prima volta in assoluto consacrò  J.R.R. Tolkien alle masse (nonostante avesse già pubblicato alcuni poemi).

E uno tanti regali che Bompiani ha fatto ai lettori del Professore è stata proprio la pubblicazione di un’edizione deluxe de Lo hobbit, impreziosita dalle illustrazioni di Alan Lee e dalla nuova traduzione curata dalla Società Tolkieniana Italiana rappresentata dalle persone di Caterina Ciuferri e Paolo Paron.

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La nuova edizione deluxe edita Bompiani con la traduzione riveduta dalla Società Tolkeniana Italiana

Mi provoca un forte senso di spaesamento il pensiero che l’opera in questione abbia più di ottant’anni, pubblicata per la precisione il 21 settembre 1937 dalla casa editrice Allen & Unwin, uno spaesamento dovuto in parte alla percezione di un lungo periodo di tempo trascorso e in parte alla consapevolezza, alla quale si aggrappa la mia parte razionale, che in realtà non è poi così tanto tempo. Eh sì, perché Lo hobbit è una di quelle storie che sembrano essere in circolazione da sempre.

Non tutti sanno che (a tal proposito consiglio la lettura di Exploring J.R.R. Tolkien’s The Hobbit, di Corey Olsen) la prima versione pubblicata dall’editore inglese prevedeva una trama leggermente diversa. Una volta sconfitto Gollum, nella celebre scena del duello di filastrocche, quest’ultimo si sarebbe scusato a profusione con Bilbo per la perdita dell’anello, premio destinato al vincitore, e, ignaro del fatto che lo hobbit avesse trovato l’oggetto e lo custodisse nel taschino, si sarebbe offerto di mostrargli la via per uscire da quelle grotte scure. La versione che ci è più nota è un’altra e ritrae un Gollum tutt’altro che bendisposto verso il protagonista. Questa discrepanza fra primissima versione e quelle successive è dovuta alla decisione e alle conseguenti pressioni, da parte dell’editore, di pubblicare un seguito alla storia, quello che sarà Il Signore degli Anelli.

Pertanto Tolkien, nel tentativo di creare un collegamento fra le avventure di Bilbo e quelle della Compagnia dell’Anello, modifica la natura dello stesso -l’anello- in qualcosa di più oscuro, giustificando anche all’interno della storia e della mitologia del mondo della Terra di Mezzo la presenza di una versione dei fatti differente in quanto versione di Bilbo (narrata nel suo libro, quello scritto dallo hobbit, come possiamo leggere ne La Compagnia dell’Anello) la cui mente già sarebbe stata ottenebrata dall’infausto gioiello. Così l’ometto avrebbe cercato di giustificare il suo diritto di possessione dell’oggetto.

Ma oltre all’avventura di Bilbo e dei tredici nani, quello che affascina il lettore è anche l’ambientazione. E quando si parla di ambientazione come non citare la Contea? A tal proposito, Bompiani ha fatto anche un altro regalo al lettore. Di recente è uscito per la casa editrice un volume stupendo che custodisce gli schizzi del mondo della Terra di Mezzo, sia quelli ispirati ai libri, sia i bozzetti delle versioni cinematografiche. Autore e illustratore del volume in questione è John Howe, che ha creato copertine, mappe e poster ispirati ai lavori di Tolkien, e ha lavorato al fianco di Peter Jackson come concept artist.

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Altro libro da non perdere: la guida ai luoghi della Terra di Mezzo, con le illustrazioni di John Howe, che è stato al fianco di Peter Jackson come concept artist durante le riprese dei film del Signore degli Anelli

Nella Guida ai luoghi della Terra di Mezzo, proprio all’inizio del volume, c’è un capitolo dal titolo “Porte tonde e colline tondeggianti”. Potete ben immaginare di cosa si vada a parlare (e soprattutto su cosa il lettore può posare lo sguardo).

Sebbene non sia un’ampia regione, la Contea misura quaranta leghe da Nord a Sud, cinquanta in larghezza ed è suddivisa in quattro parti o decumani.

E al sicuro nella Contea si trova proprio la casa di Bilbo Baggins. La piccola dimora dalle finestre e dalle porte tonde è immersa in un paesaggio vittoriano “al riparo di siepi e collinette erbose”. Tolkien è capace di tradurre l’archetipo del villaggio inglese e traslarlo nella Terra di Mezzo.

Da lettori, arrivare a Hobbiville è come tornare nella casa dell’infanzia: un luogo confortevole e intimo col vasto mondo che s’intuisce a malapena pur restando molto lontano.

Come fare a dimenticare la casa di Bilbo? Quel lungo tunnel scavato nella collina e pieno di dispense e oggetti tra i più disparati. Un piccolo portale domestico al quale è possibile accedere attraverso la lucida porta verde, la medesima porta sulla quale Gandalf bussò col suo bastone poco prima di coinvolgere lo hobbit nella più straordinaria delle avventure.

È piacevole pensare che certe cose non cambiano mai e che, a chi vaga faticosamente nella realtà odierna, la casa di Bilbo rimane ancora aperta, dopo tutto questo tempo.

 

-Davide

4 pensieri su “Lo Hobbit: Tolkien e il tesoro del lettore

  1. La gara degli indovinelli tra Bilbo e Gollum è emblematica. Nella prima stesura è un gioco, come si usa (ancora?) tra scolaretti, poi nella stesura definitiva è un duello per la vita e la morte.
    A pensarci bene cosa poteva sapere Gollum dopo 500 vissuti nelle caverne di “senza-gambe” in una vaschetta su un tavolino con una gamba sola (lo avrà visto sul catalogo Ikea?)?

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  2. niicolescrive

    Lo leggerò per la prima volta questa settimana, ho l’edizione Adelphi, ma essendo che ho amato “Il signore degli anelli”, credo che comprerò queste edizioni illustrate da Alan Lee. Sono stupende.

    Piace a 2 people

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