#InViaggioConSUR: Umami di Laia Lufresa

Esiste un lido inesplorato nella letteratura mondiale, un lido per il quale rimpiango di non essere salpato prima. Sto parlando della letteratura messicana, che solo recentemente sto iniziando a scoprire. In particolare, mi è capitato tra le mani un libro delicato e dal sapore unico, Umami, di Laia Lufresa, pubblicato nella traduzione di Giulia Zavagna per la casa editrice Sur.

Laia Lufresa è una giovane scrittrice cresciuta a Veracruz, che può vantare di aver studiato alla Sorbonne di Parigi. Ha scritto moltissimi racconti pubblicati sulle più svariate riviste letterarie oltre al sopracitato romanzo, sua opera prima, che è stato anche scelto come migliore opera prima in lingua spagnola al First Novel Festival di Chambéry.

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Umami è la storia di un gruppo di famiglie che vivono in un comprensorio di Città del Messico. È un comprensorio come tanti altri con l’eccezione che, la pianta della struttura e i nomi degli edifici che lo compongono riflettono la mappa orale dei gusti che percepiamo abitualmente con la lingua. In casa Acido vivono Beto e la figlia Pina, abbandonati dalla madre da tre anni. Casa Amaro ospita Marina Mendoza, una giovane con problemi alimentari scappata da una famiglia asfittica. E poi ci sono Salato e Dolce, la prima è la casa di una coppia di musicisti e dei loro quattro figli, tra cui la piccola Ana, la seconda è una scuola di musica con la quale la famiglia paga l’affitto. Umami è invece l’abitazione del progettatore e proprietario del complesso, l’antropologo Alfonso Semitiel, autore di un importante saggio antropologico sulla relazione tra quello che è considerato il quinto sapore (l’umami, per l’appunto) e la cultura culinaria preispanica.

L’umami inizia in bocca. Inizia al centro della lingua, si attiva la salivazione. Si risvegliano i molari, vogliono mordere, hanno bisogno di movimento. Non poi così diverso, a dire il vero, anche se in proporzioni più modeste, dal movimento dei fianchi durante il sesso: in quel momento, l’unica cosa da fare è obbedire al proprio corpo, e il corpo sa cosa fare.

È una storia con molteplici narratori, che raccontano a più riprese gli avvenimenti che hanno preso vita tra il 2000 e il 2004, il tutto in senso a-cronologico. È una storia di dolore, un dolore che allo stesso tempo unisce e allontana le famiglie del comprensorio, ognuna contraddistinta da una propria ‘mancanza’. Laia Lufresa tratta questi temi delicati con una prosa ricca di fascino e densa di colori e sapori, e questo si nota soprattutto quando la piccola Ana, aka Agatha Christie (perlomeno nella storia), decide di coltivare una milpa nel giardino di casa. Che cos’è? Si tratta di una piantagione tradizionale a tre coltivazioni, mais, fagioli e zucca. È lì che sentiamo nitidamente la trama del suolo e vediamo con chiarezza i colori del piccolo spazio aperto.

Un altro aspetto interessante è il tentativo di sperimentare con la lingua, questo soprattutto attraverso il personaggio di Marina, che inventa parole composte per indicare colori mai classificati prima, perlomeno non in modo tanto preciso (‘biansibile’, ‘verdatto’). Immagino anche il tipo di lavoro che un’operazione del genere abbia richiesto poi in fase di traduzione.

Quello che spicca più di tutto è la capacità di donare una naturale vividezza ai personaggi. Questi vengono costruiti incastrando perfettamente un dettaglio dietro l’altro, una caratteristica fisica, un vezzo. Tanto che viene spontaneo figurarsi Ana, Alfonso, Marina, Noelia e tutti gli altri.

Ho scritto: Umami. È un po’ scemo come titolo perché ho già scritto un libro che si chiama così ed è pura teoria culinario-antropologica. Ma per ora penso di lasciarlo perché, allo stesso tempo, Umami è il titolo perfetto. Cercare di raccontare chi è stata mia moglie è necessario e impossibile quanto spiegare l’umami: quel sapore che satura le papille gustative senza, proprio per questo, lasciarsi distinguere, oscillando con soddisfazione tra il salato e il dolce, un po’ così, un po’ cosà.

Ma possiamo rassicurare i dubbi tormentosi di Alfonso. Al termine del libro il lettore saprà esattamente chi è Noelia, così come conoscerà tutti i personaggi che popolano il comprensorio e lo animano al suono di sinfonie e urla infantili.

-Davide

4 pensieri su “#InViaggioConSUR: Umami di Laia Lufresa

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