Canta, spirito, canta di Jesmyn Ward

In libreria, ad aprire le danze editoriali del mese di maggio, esce Canta, spirito, canta, il secondo volume della trilogia di Bois Sauvage della scrittrice Jesmyn Ward, pubblicato per la casa editrice NNE nella traduzione di Monica Pareschi. I personaggi di questa seconda storia, facendo eco alle parole della traduttrice nella nota a fine libro, prendono idealmente le redini della memoria della città di Bois Sauvage, sostituendo i personaggi del precedente volume, Salvare le ossa. Tuttavia, nonostante questo passaggio di testimone da un libro all’altro, non è necessario aver letto la storia precedente per tuffarsi nella lettura di Canta, spirito, canta. Le storie sono pienamente comprensibili anche lette singolarmente.

Jesmyn Ward nasce a Berkeley, in California, nel 1977 ma già all’età di tre anni si trasferisce con la sua famiglia a DeLisle, in Mississippi. Ed è proprio di Mississippi che parla nelle sue storie, lasciandosi ispirare dalla comunità in cui vive e attingendo a piene mani dalla tradizione locale. Canta, spirito, canta non fa eccezione. La famiglia del piccolo Jojo è composta dalla sorellina Kayla, che è una parte di lui quasi fosse un altro organo corporeo, dalla madre Leonie, una madre che per Jojo non è madre, e dai nonni Pop e Mama. Il piccolo nucleo famigliare vive a Bois Sauvage, coltivando e prendendosi cura della terra circostante. Leonie è l’unica a sentirsi fuori posto in quel luogo, costretta e oppressa da un dolore che si porta addosso sin dalla morte del fratello, un dolore amplificato dall’uso della droga. Così, quando scopre che Michael, il padre dei ragazzi, esce di prigione, decide di prendere i bambini e di andare a recuperare l’uomo che ama alla prigione di Parchman.

Jesmyn Ward by Beowulf Sheehan
Jesmyn Ward

Quando ho iniziato a leggere questo libro sentivo una nota stonata, per rimanere nel campo semantico del titolo. La lettura mi risultava lenta, faticosa, tanto che voltare pagina mi sembrava spostare un grosso masso. Ero conscio che non si trattava di una questione legata al ritmo della narrazione. Mi ci è voluto metà libro prima di arrivare a capire il perché di questo finto blocco del lettore. E poi eccola lì, l’epifania. Canta, spirito, canta è una storia di dolori ed errori e in qualche misura questi dolori e questi errori erano anche miei, leggere faceva male. Con questo non sto dicendo che ho vissuto le stesse esperienze dei personaggi che animano il libro. Ma il contesto e il tessuto sociale in cui sono vissuto, in cui viviamo, è sufficientemente sovrapponibile che è facile sperimentare quel dolore nascosto nel sottotesto ingannevole della famiglia e che nel libro è così evidente che l’occhio del lettore quasi non ci fa caso.

I polsi continuano a farmi male.

«A volte penso che è cambiato qualcosa. Poi dormo, mi sveglio, e non è cambiato un bel niente.»

È come se le manette mi avessero inciso la carne fino all’osso.

«Come un serpente che cambia pelle. Da fuori sembra diverso ma dentro è sempre uguale.»

Come se i lividi me li portassi nel midollo.

Canta, spirito, canta è una storia dove piuttosto che spiccare i personaggi, imprigionati come sono ciascuno nel proprio dolore, sono le emozioni a parlare, a cantare. Le tre voci narranti sono quelle di Jojo, Leonie e Richie, quest’ultimo uno spirito bramoso di superare il velo tra il mondo mortale e l’altro mondo. La prosa è nervosa e scatta improvvisamente dal lirismo poetico delle descrizioni al linguaggio più asciutto e grezzo dei dialoghi, in uno scambio articolato che contribuisce a creare una vera e propria canzone, coi suoi alti e i suoi bassi.

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Canta, spirito, canta è il secondo volume della trilogia di Bois Sauvage

Questo libro è una storia che al suo interno custodisce tante storie, come in un gioco di scatole cinesi in cui si nascondono l’una dentro l’altra e alo stesso tempo marciano fianco a fianco. E così che conosciamo l’amore incondizionato di Jojo per Kayla, l’ossessione di Leonie per Michael, l’implacabile pietà di Pop e la saggezza mistica di Mama. Alla fine del libro, li conosciamo bene, questi personaggi, tanto che facciamo un po’ parte anche noi della loro famiglia.

Un volume che non passerà certo inosservato, dalla trama ricca e scura come la terra del bayou e dalle radici profonde come quelle degli alberi più antichi. A leggerlo si rischia di sentire il suono dell’anima.

-Davide

4 pensieri su “Canta, spirito, canta di Jesmyn Ward

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