La notte comincia piano: l’intervista a Daniele Titta

Qual è la raccolta di racconti perfetta? Una che custodisca al suo interno sette storie, che domande! O almeno questo è vero per uno di noi due, che considera il sette il numero perfetto (in tutte le azioni quotidiane dalla più banale alla più delicata). La notte comincia piano adempie a buon diritto a questo superstizioso prerequisito. L’autore è Daniele Titta, che ha pubblicato il volume per Casa Sirio e con cui abbiamo avuto il piacere di chiacchierare – anche se soltanto per mezzo virtuale.

I sette racconti variano per tematiche e genere ma, volendo costringerli con un’etichetta che in qualche misura li identifichi, potremmo dire che rientrano nel filone della formazione. Buona parte dei personaggi protagonisti sono ragazzi, e anche laddove l’elemento giovanile-adolescenziale non è presente si assiste sempre a un preciso momento di formazione, fosse anche soltanto un aprirsi al nuovo o a qualcosa di oscuro. E l’oscurità è uno stato che si addice bene al volume perché ci sono molti elementi horror e thriller, che fanno leva sulla paura e, soprattutto, sull’inquietudine, l’altro filo conduttore del volume.

Il cambiamento interiore, questo processo di formazione personale che attraversano i personaggi dei racconti è la pietra fondante della narrazione. E, nonostante lo scrittore, come afferma lui stesso, non abbia avuto modo di narrare storie con bambini come protagonisti prima d’ora, è capace di rievocare quell’inquietudine adolescenziale che ti pervade nel momento in cui senti che il tuo corpo cambia, che tu cambi, trasferendola al di fuori dell’individuo e dandogli una forma fisica.

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Alla domanda, una di quelle che ormai colerà dalle orecchie agli scrittori di racconti per quante volte l’avranno sentita, se il racconto fosse in qualche misura la sua forma di scrittura d’elezione, arriva la limpida risposta che «Sì. I racconti sono in assoluto la mia forma di scrittura d’elezione. Mi piace scriverli e mi piace leggerli. Quando ho un’idea la penso sempre in forma di racconto, non cerco mai di svilupparla col respiro di un romanzo. Mi piace condensare gli eventi, lavorare il più possibile in sottrazione e per ellissi. Perché credo che in questo modo il lettore sia più spinto a lavorare di fantasia e a farsi suggestionare.»

E il racconto che ha più preferito animare su carta è stato Benedici i resti, una storia dalle atmosfere lovecraftiane e dalle pieghe imprevedibili. Nello scrivere questo racconto l’autore aveva perfettamente in mente personaggi e colpi di scena, tant’è che ha scritto tutto di getto. Una storia sperimentale che rimane a fuoco nella testa di chi legge, tanto quanto Il mare di spighe. Quest’ultimo racconto apre il volume e potenzialmente potrebbe «essere ampliato alla forma romanzo» anche se «in questo modo si perderebbe il senso originale della storia, che è nata per un racconto.»

La raccolta è nata all’insegna di una delle genesi migliori possibili. Una chiacchierata davanti a una birra con il direttore editoriale di CasaSirio, Martino Ferrario. Una volta delineata l’idea generale i racconti sono stati elaborati ex novo, se non si tiene conto dell’aiuto di qualche appunto sparso qua e là, nei momenti più impensabili, come un viaggio in metropolitana.

Colonna sonora per leggere il libro? I Santarita Sakkascia, un gruppo rock con tinte demenziali che spopolava negli anni Novanta nella zona di Roma Sud. I Santarita vengono citati anche nel racconto Guardando al futuro con ottimismo, una storia tragicamente vera che svela la Roma periferica degli anni Novanta e dà voce al disagio dei giovani dell’epoca.

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Visto che nei racconti c’è una chiara intenzione di prendere a piene mani dal fantastico e dall’orrore c’è scappata anche un’altra domanda che viene fatta spesso, quella sullo stato di salute della letteratura di genere in Italia. E la risposta è stata esaustiva nella sua sinteticità, anche perché è stata citata la storica collana Urania.  «La letteratura di genere in Italia gode di ottima salute, come sempre. Ci sono decine e decine di autori che scrivono horror di qualità, che sanno mettere in scena la distopia in maniera originale (il grande Valerio Evangelisti è il più conosciuto ma non è l’unico). Purtroppo non esistono molti editori che puntano sul genere. Per fortuna c’è la santissima serie Urania (più fantascienza che horror, questo è vero) che permette di avere uno sbocco anche per chi scrive di genere.»

Con l’auspicio che la letteratura di genere possa ricevere la considerazione che merita da tutti, ma proprio tutti, in quanto letteratura al pari della narrativa e della saggistica, vi invitiamo a concedervi un momento per voi stessi ed esplorare le pagine di La notte comincia piano.

 

-Davide & Marco

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