#ReadChristie2019: Il mondo è in pericolo

Con il caldo umido e soffocante è arrivata anche la tappa di giugno della #ReadChristie2019. Il compito, questa volta, era di leggere una storia scritta da Agatha Christie che fosse ambientata all’estero, dove per estero si intende al di fuori del Regno Unito. Di storie di questo tipo ne esiste una piccola e vivace schiera e il nostro occhio si è posato su Il mondo è in pericolo, un altro di quei preziosi volumi che non vede protagonisti né le celluline grigie di Poirot né il gomitolo di lana di Miss Marple.

In Inghilterra il romanzo viene pubblicato per la prima volta nel 1951 con il titolo They came to Baghdad, e nello stesso anno è già disponibile un’edizione italiana. Protagonista ed eroina della storia è Victoria Jones, una dattilografa di dubbie capacità che si ritrova bruscamente senza lavoro. La ragazza, proprio il giorno del suo licenziamento, incontra per caso un giovanotto, un bel giovanotto di cui si innamora subito e tanto perdutamente che non si premura neanche di chiedergli il cognome, sa solo che si chiama Edward. E lui d’altra parte sembra provare gli stessi sentimenti, se non fosse che di lì a poco dovrà partire per Baghdad, per collaborare con un’associazione culturale dall’ambizioso nome Il Ramoscello d’olivo. Victoria, con questi pochi indizi alla mano, si getta all’inseguimento del ragazzo ma quando arriva a Baghdad si trova irrimediabilmente invischiata in una storia di spionaggio e intrighi internazionali.

3 edizioni
Da destra a sinistra: prima edizione UK, Italiana e la copertina moderna.

Con questo romanzo l’autrice torna di nuovo al meccanismo della spy story, ibridandola felicemente e come da tradizione con il giallo e con un pizzico di romanzo rosa. Da precisare che la storia d’amore fra Victoria e Edward fa da motore alla vicenda ma in realtà rimane sempre in secondo piano e non ha altra funzione se non quella di innesco e miccia del cambiamento. Si può supporre che la stessa dinamica amorosa che si trova nel romanzo riecheggi la relazione di Agatha Christie con il suo primo marito, Archibald Christie. Edward, come Archie, è stato pilota durante la guerra, e, proprio come l’uomo fuori dalle pagine, sembra che Edward abbia una relazione romantica, o perlomeno un flirt, con un’altra donna, Christine, che come Nancy Neele, amante e seconda moglie di Archie, svolge il lavoro di segretaria.

Ma nel romanzo c’è anche un’altra componente autobiografica della scrittrice, di gran lunga più importante e con una posizione di rilievo nella storia: l’archeologia. A tal proposito è necessario evocare il secondo marito della scrittrice, Max Mallowan. Questi, oltre ad avere un ruolo di tutto rispetto nella categoria gossip letterario, fu uno fra i più importanti archeologi britannici. Mallowan si occupò di numerosi scavi in Medio Oriente e al suo fianco spesso era presente proprio Agatha Christie. La scrittrice lo aiutava nel lavoro di pulizia e classificazione dei reperti e oltre a essere un supporto di valore inestimabile ebbe l’occasione di accumulare una notevole quantità di nozioni in campo pratico e teorico in materia di archeologia. Queste nozioni consentirono alla scrittrice di nutrire ancora di più le trame dei suoi romanzi. Elementi autobiografici di questo tipo si possono ritrovare all’interno di moltissime storie, tra le quali la celebre Poirot sul Nilo, e le civiltà antiche affascinarono talmente tanto la scrittrice che nel 1945 pubblicò un romanzo ambientato interamente nell’Antico Egitto, C’era una volta.

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Max Mallowan e Agatha Christie in uno scavo archeologico

Il mondo è in pericolo è un romanzo corale, dove diversi personaggi si alternano tra un capitolo e l’altro, in un continuo cambio di prospettiva geografica, spostandosi da Baghdad a Londra, dal Medio Oriente all’Europa. La Christie dimostra così, oltre a una solida conoscenza degli ingranaggi dello spionaggio, cosa che aveva già ampiamente dimostrato con le avventure di Tommy e Tuppence peraltro, anche una solida conoscenza geografica di aree che aveva avuto modo di vedere dal vivo grazie agli scavi archeologici a cui aveva partecipato.

Il mondo è in pericolo è una lettura che si riesce a terminare facilmente nel giro di una giornata. La prosa è quella della Christie più felice, una prosa semplice, senza fronzoli e dotata di uno spirito british d’acciaio. In più di un’occasione le avventure dell’impulsiva Victoria consentono di scoprire un paese straniero attraverso una lente particolare, quella di una persona che ha molto amato l’Iraq e i suoi tesori storici ma che allo stesso tempo è figlia di una cultura essenzialmente imperialista e colonialista, quella britannica.

Un altro aspetto che Agatha Christie incorpora nella storia – è necessario tenere a mente che Victoria Jones e Edward vivono nel 1950 –  è una tematica squisitamente da periodo del dopoguerra. La Christie con casualità e acuta precisione incastra nel tessuto narrativo la difficoltà dei giovani soldati – Edward, per essere precisi, era pilota di caccia nella RAF – di trovare un lavoro consono alle loro capacità e di reinventarsi improvvisamente nei panni di un civile. Una realtà di cui la Christie non smetterà mai di parlare.

Il successo de Il mondo è in pericolo fu tanto che già nel 1951 la Collins si spese per fare una serializzazione del romanzo sul settimanale inglese John Bull. Questa pubblicazione a puntate durò dal gennaio di quell’anno fino al marzo dello stesso anno. Nel 2018 Entertainment One ha acquisito i diritti per la realizzazione di una serie tv dedicata alle avventure di Victoria Jones, con un progetto curato da Carolyn Newman e Polly Williams. È il segno che questo romanzo ancora oggi è capace di intrattenere e appassionare, con le sue avventure a metà fra il comico e il geniale.

-Davide

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