H. P. Lovecraft & I miti di Cthulhu: influenzare il terrore

Recentemente, sembra proprio che Lovecraft abbia trovato un nuovo spazio nel cuore di tanti lettori. Sono tante le pubblicazioni che contribuiscono a rafforzare il ruolo di Lovecraft non solo come padre fondatore di un genere, quello dell’orrore materiale, ma anche come punto di transizione da un certo tipo di letteratura a un altro.

Una delle ultime uscite Mondadori nella collana dei Draghi è I miti di Cthulhu (anche nell’edizione speciale con la t-shirt dell’Oscuro Signore), che va ad affiancarsi ai precedenti volumi: Il Necronomicon (attenzione a leggerlo ad alta voce) e Cthulhu, i racconti del mito.

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L’edizione speciale include un cofanetto con il libro e una t-shirt.

Nel volume de I miti di Cthulhu, il ciclo di Cthulhu viene inserito all’interno di un discorso più ampio, un discorso filologico che interpreta le opere di Lovecraft come un sistema vivo. Se per tanti altri autori il problema è una forma mitologica granitica, immobile e non plasmabile, questo non accade nei miti di Cthulhu, letti, studiati e ampliati da diversi autori nel corso degli anni.

Giuseppe Lippi, scrittore e traduttore scomparso prematuramente lo scorso dicembre, firma uno scritto intitolato proprio I miti di Cthulhu, che accompagna l’introduzione di Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco, curatori, insieme a Lippi, di questa edizione. Mentre il testo di Lippi rivela come la riemersione dal profondo sia la chiave di lettura del corpus mitico lovecraftiano, Turris e Fusco raccontano che, secondo loro, la risposta più interessante e suggestiva alla crescente ansia che l’umanità provava agli inizi del ‘900 e che sarebbe sfociata poi negli orrori che conosciamo, fosse proprio quella che H.P. Lovecraft dava con i suoi racconti.

August Derleth, in Genesi e struttura dei miti di Cthulhu, introduce il lettore all’esperienza di questa raccolta di racconti. Derleth, infatti, indaga sulle similarità tra il mito lovecraftiano e quello cristiano, rivelando però anche parallelismi con le opere di altri scrittori come Edgar Allan Poe, Ambrose Bierce, Robert W. Chambers e tanti altri. Proprio Lovecraft poi, spiega Derleth, ammise di aver preso in prestito «l’idea di un pantheon artificiale e di uno sfondo mitico rappresentato da Cthulhu, Yoh-Sothoth, Yuggoth e gli altri Grandi Antichi.»

 

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Con la serie tv True Detective, Il Re Giallo è tornato nelle classifiche, a testimoniare l’interesse dei lettori.

Lovecraft è un mitografo (come lo definisce Dirk W. Mosig nell’ultima delle sezioni introduttive ai racconti) che ha fatto sua la manipolazione della paura, «l’emozione più forte e antica dell’umanità», e che si avvaleva dell’ignoto, «il genere più forte e antico di paura, la paura dell’ignoto»

Questa edizione fornisce le coordinate di Lovecraft all’interno della letteratura dell’orrore e ne elabora la concezione di paura, offrendo uno strumento perfetto per chi è alle prime armi. I racconti sono raggruppati in tre macro-categorie: i Precursori, Lovecraft e i suoi contemporanei e i continuatori. Ognuna di queste macro-categorie rivela l’influenza che il solitario di Providence ha esercitato su chi lo ammirava e lo ammira tuttora.

La selezione di autori e di racconti è piuttosto varia. Da Poe, con La caduta della casa degli Usher, a Il segno giallo di Robert W. Chambers, parte della raccolta Il Re Giallo (che oltre ad aver segnato Lovecraft è stata fonte di ispirazione per la serie HBO True Detective). Ma c’è anche La casa sull’Abisso, di William Hope Hodgson, uno degli autori preferiti da Lovecraft, «lo scrittore sulle cui spalle si è posato il manto di Poe.»

La seconda parte, quella dedicata ai contemporanei, raccoglie opere di amici e corrispondenti di Lovecraft, che ebbero contatti con lui mentre era ancora in vita. E fu proprio Lovecrat a incitare Robert Bloch a intraprendere la carriera di scrittore (di Bloch si trovano i racconti L’orrore dalle stelle e Quaderno ritrovato in una casa deserta) e a incoraggiare e assistere Frank Belknap Long e August Derleth.

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Roberth Bloch è l’autore di Psycho, divenuto poi il film di Alfred Hitchcock.

L’ultima sezione è anche quella più sperimentale. I continuatori di Lovecraft, quelli che non ebbero rapporti con lui, sono coloro che volenti o nolenti hanno contribuito a espandere il grande calderone dei miti di Cthulhu. Questi racconti sono contraddistinti da una solida consapevolezza del proprio valore letterario, unita a una maturità di stile e contenuti che hanno contribuito a far evolvere i miti e a inserirli in modo stabile nell’ambito della narrativa fantastica di qualità.

Di autori ce ne sono molti altri ancora. Ramsey Cambpell, con Il pornografo sfortunato, Brian Lumley, con Cemento e La città sorella, ma anche autori italiani come Riccardo Leveghi, con Le Montagne della Luna, Marco de Franchi, con La vera storia di Francesco Giuseppe Borri alchimista, e l’inedito Voragini, di Errico Passaro, che proietta nel mondo contemporaneo gli istinti dei Grandi Antichi, conditi da alcuni fatti di cronaca romana di qualche anno fa.

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Le vie del Dormiente sono infinite, come le sue influenze.

La postfazione è a cura di Andrea Vaccaro che ricorda che già alla morte di Lovecraft la rielaborazione del suo corpus letterario era semplice prassi, tanto che ha influenzato il cinema dell’epoca, anche se con esiti sfortunati. H.P. Lovecraft e i suoi tentacoli sono arrivati a far parte dell’immaginario collettivo e della cultura pop, con giochi di ruolo, videogames, film, serie tv, gadget, tutti ispirati agli orrori cosmici nati dagli incubi del solitario di Providence.

Come ogni mito, anche quelli di Cthulhu sono parte integrante della mente umana, ancorati come sono con le loro ventose. D’altronde, se in strani eoni anche la morte può morire, non si può dire lo stesso di questo pantheon da brividi.

-Marco

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