#OpereDiBottega: L’amante senza fissa dimora di Fruttero & Lucentini

Siamo ormai nel pieno dell’estate, luglio volge al termine e così arriva l’appuntamento mensile con #OpereDiBottega, la challenge di lettura tutta a tema Fruttero & Lucentini. La coppia più famosa della letteratura italiana ci accompagnerà fino a ottobre, quando verranno pubblicati due volumi a loro dedicati nella collana dei Meridiani di Mondadori.

Se lo scorso mese la facevano da padrone le atmosfere a tinta gialla de La donna della domenica, in una Torino anni ’70, tra commissari, architetti e borghesi ormai fuori tempo, con la lettura di L’amante senza fissa dimora il lettore è catapultato in una Venezia a metà tra mondo reale e una sua versione idealizzata. La nuova edizione Mondadori, oltre alla copertina di Beppe Giacobbe (che è lo stesso illustratore della copertina de La donna della domenica), presenta una postfazione di Raffaele Manica.

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A sinistra la prima edizione, del 1986, a destra quella nuova, con l’illustrazione di Beppe Giacobbe. La prima edizione doveva avere in copertina un montaggio di Venezia con davanti la Sfinge di Gustave Moreau.

Fruttero & Lucentini mettono in scena la commedia umana come solo loro riescono a fare, e per farlo decidono di usare come palcoscenico proprio la città lagunare, la Serenissima. Non quella dei Dogi, che ormai sono relegati alle targhe storiche e alle spiegazioni rifilate dai capi gruppo alle comitive di turisti, ma una Venezia che inizia a soffrire del turismo mordi e fuggi, con lo spettro dei vocianti e chiassosi turisti dediti al “tuttocompreso”. Per quanto possa sembrare faccenda d’oggi, il pensiero va subito al problema grandi navi, Fruttero & Lucentini ne iniziarono a vedere il germe nel 1986, data d’uscita del romanzo.

“The lagoon!” ripetono i turisti della sua e dell altre due comitive che riempiono il volo Z 1114. “La lagune! A laguna!”. Come sempre, è per loro indispensabile nominare, più che vedere, le città e i templi e le statue e gli affreschi e le cascate e le isole e tutte le terre e le acque che pagano visitare. Look look, the Coliseum, the Sixtine Chapel, the Casbah, les Pyramides, la Tour de Pise, the lagoon… Sembrano invocazioni per suscitare cose immaginarie, farle esistere per pochi istanti prima che si ritraggano nel cerchio magico. in cinque o sei, cercano naturalmente di trattenere per sempre la laguna, con le loro cineprese e macchine fotografiche.

E Venezia, i due autori, riescono a dipingerla talmente bene che anche chi non c’è mai stato o ne ha solo qualche ricordo di una gita da bambino se respira a pieni polmoni sente l’odore dell’acqua salmastra della laguna e il baccano delle voci di bambini e adulti che si accalcano nelle piazze e sulle passerelle e i ponti che attraversano la città.

Ma non si tratta solo di turisti, no. Ci sono anche i viaggiatori figli del mondo aziendale, dediti ai congressi, ai simposi, ai corsi di aggiornamento, alle riunioni. Tutti uguali, con i loro cartellini e badge scintillanti. Come possono poi mancare gli aristos? Famiglie decadute, che vivono ormai in miseria (o piangono miseria, chi può dirlo), che però si fanno forza del loro nome, unico baluardo contro gli arrampicatori sociali, i Presidenti (ma di cosa, poi?), gli intellettuali da due soldi, i professori.

Come al solito F & L, la ditta (anche se questo nomignolo forse a loro non piaceva), decidono di giocare le loro carte al meglio, stupendo il lettore. Un titolo ambiguo, come ambigua è la vicenda che viene narrata. Dopo l’exploit de La donna della domenica, una delle pietre miliari (e forse proprio quella fondatrice) di un certo giallo all’italiana, Carlo Fruttero e Franco Lucentini si dedicano a quello che, con la logica delle etichette facili, si potrebbe definire un romanzo d’amore, con uno spruzzo di mistero.

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Campo S. Bartolomeo, per i veneziani S. Bortolo. La statua è dedicata a Goldoni.

Permettiamoci però di pensare a quanto scontata, banale e piena di cliché sia questa etichetta. Fruttero & Lucentini ne erano coscienti, e proprio per questo hanno deciso di continuare su questa strada, ribaltandone addendi e risultati.

Un gioco di sguardi tra la nostra protagonista, di cui sappiamo solo l’occupazione e l’estrazione sociale (è una nobildonna di Roma che lavora per una casa d’aste e si occupa di antiquariato) e il misterioso Mr. Silvera, un uomo fascinoso, misterioso, che nasconde il suo vero io sotto vestiti buoni, ma usurati e che ne hanno viste di ogni. Mr. Silvera è il capo gruppo di una comitiva di turisti dell’Imperial Grand Tours.

Un uomo insolito, che fa blandamente (stoicamente?) un mestiere per lui un po’ incongruo, un po’ meschino. Capocomitiva. Accompagnatore e animatore turistico. Di solito li scelgono più giovani, gli altri due gruppi del volo Z 114 hanno per guida una ragazza che ride sempre e una specie di tozzo contadinello con un ciuffo biondissimo sugli occhi.

L’incantesimo è proprio qui, nella storia semplice della bella e la bestia. Entrambi di passaggio a Venezia, l’una si troverà bloccata in città per degli affari riguardanti una collezione da valutare, mentre Mr. Silvera (Look! Look! Mr. Silvera!) sceglierà di non proseguire il viaggio con il gruppo, ma di rimanere in città. Galeotto fu campo S. Bartolomeo, dove i due per strane pieghe del tempo si ritrovano, per poi proseguire il loro viaggio insieme. Il tutto grazie a Mr. Silvera, che dona alla principessa una moneta antica, un falso antico, che sarà il giusto pegno per i tre giorni che li attendono.

Fruttero & Lucentini allora giocano, si divertono e fanno divertire il lettore. I tre giorni canonici della Poetica di Aristotele vengono modificati e piegati su loro stessi. I due protagonisti, da perfetti sconosciuti si avvicinano sempre di più, fino a condensare vent’anni di matrimonio in poco più di venti minuti. Un gioco pericoloso che si ritorcerà contro la principessa, proprio perché Mr. Silvera nonostante il suo savoir-faire, la sua cultura da uomo di mondo, i suoi modi mai affettati, mai viscidi ma naturali è una creatura monolitica. La prosa di F & L, come al solito, fila via come se fosse la formula di un incantesimo e il lettore viene ammaliato dai continui rimandi alti, che non pesano e rendono ancora più veri i personaggi. Non mancano l’ironia, le risate a denti stretti e le stoccate a una certa alta società che, come il business dell’antiquariato, prolifera dove c’è morte, marcio e polvere.

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Il Ghetto Ebraico di Venezia, il primo al mondo, è una delle tante scenografie del romanzo.

Qui però giace l‘incognita di Mr.Silvera, con i suoi «Ah…» che sembrano celare il suono del passato, del presente e del futuro dell’intera umana specie. Lei lo vede agente del Mossad, contrabbandiere di droga e di armi, ma anche viaggiatore nel tempo, prima ebreo all’epoca del Ghetto, poi triste figuro attraverso l’antico Carnevale veneziano, unico non preso dai festeggiamenti della folla in delirio.

Dio santo – pensai all’improvviso – ma allora, non sarà mica successo tutto per colpa di…? Per via del fascino di…? Perché siamo a…? Impossibile. Per giovanissima e bellissima che mi sentissi, non avevo più, o non avevo ancora, l’età mentale per cedere alle seduzioni di Venezia-la-perla-della-laguna, Venezia-la-città-degli-amanti, Venezia-l’ispiratrice-di-Byron-Browning-Ruskin-Turner-Barrès-Mann-D’Annunzio, senza contare Bernard Berenson. Soprattutto, non ero il tipo.

Ne L’amante senza fissa dimora, che potremmo definire una lunga Ekphrasis, Fruttero & Lucentini stupiscono ancora, sia per la capacità innata del saper descrivere, anticipare e sottolineare le manie di una certa Italia, sia per il modo in cui due uomini riescono senza intento caricaturale a raccontare il filo di pensieri di una donna. E il romanzo cela molto di più, perché proprio come durante una passeggiata per una città famosa come Venezia, la città misteriosa si nasconde negli scorci meno noti, nei vicoli nascosti.

D’altronde proprio nell’edizione originale del 1986 Fruttero & Lucentini chiedevano al lettore, una volta terminata la lettura, di non rivelarne né il finale né le parti importanti della vicenda, se non alle persone che più si ritengono nemiche.

Quindi, seguendo il loro consiglio, non diciamo altro, e vi invitiamo a viaggiare in comitiva con Mr. Silvera (Look! Look! Place San Marco!) e con gli occhi scrutatori della Principessa romana.

Il prossimo mese andremo — figurativamente — a Castiglion della Pescaia. L’appuntamento di agosto di #OpereDiBottega è infatti un altro prezioso volume della coppia, Enigma in luogo di mare.

 

-Marco & Davide

4 pensieri su “#OpereDiBottega: L’amante senza fissa dimora di Fruttero & Lucentini

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