Catch 22 di Joseph Heller: il non senso della guerra

Sempre più spesso parliamo di libri che hanno trovato nuova vita in trasposizioni, più o meno fedeli, in media diversi, come film o serie tv. In questo filone rientra Catch 22 di Joseph Heller, che recentemente ha ispirato la serie tv omonima di produzione Hulu (distribuita in italia da SkyAtlantic) diretta, prodotta e interpretata da George Clooney. La casa editrice Bompiani restituisce alle librerie il romanzo in un’edizione, tradotta da Sergio Claudio Perroni, completa di prefazione dello stesso Heller (che spiega il “decollo” di Catch 22), postfazione di Jonathan R. Eller (che racconta la storia editoriale del romanzo) e arricchita da alcune foto dell’autore durante gli anni della guerra e da alcune versioni del manoscritto di comma 22.

Definito da Kenneth Tynan alla data d’uscita come “il più potente debutto nella fiction americana dalla pubblicazione de Il giovane Holden” e apprezzato anche da Harper Lee, che lo definì l’unico romanzo sulla guerra che avesse senso nonostante avesse dichiarato anche che fosse l’unico da lei mai letto (una sorta di paradosso degno di Heller stesso), Catch 22, dalla pubblicazione nel 1962, è uno dei capisaldi della letteratura americana e uno dei testi antimilitaristici di riferimento.

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Joseph Heller durante gli anni della Seconda guerra mondiale.

Lo stesso Joseph Heller partecipò alla Seconda guerra mondiale, arruolandosi nella forza aerea degli USA nel 1942. Due anni dopo venne spedito al fronte italiano, nello squadrone 488. E proprio durante questi anni di servizio ebbe modo di riflettere sul senso della guerra, del patriottismo, delle strutture monolitiche formate dalla burocrazia, dalle gerarchie militari e dalla politica.

Tutto questo, insieme a una grande dose di satira, Heller lo trasforma in Catch 22. Il protagonista del romanzo è Yossarian, un bombardiere che si trova costretto al fronte nell’isola di Pianosa, insieme ai compagni d’esercito. Già dalle prime pagine però traspare l’assurdità della situazione, con il primo assaggio del comma 22.

Yossarian era all’ospedale con un dolore al fegato che rasentava l’itterizia. Se fosse diventato itterizia avrebbero potuto curarlo. Se non fosse diventato itterizia e fosse scomparso avrebbero potuto dimetterlo. Ma il fatto che continuasse a rasentare l’itterizia li disorientava.

Questo è il famoso “paradosso” del Catch 22, il comma 22 che oltre a dare il nome al romanzo e a essere entrato nel gergo comune statunitense, è il concetto sul quale si fonda la storia in quanto metafora della futilità di ogni azione militare (insieme alle cause e agli effetti delle medesime).

Il comma 22 è una legge, questo per lo meno è quello che sanno i soldati, le infermiere, i dottori e i generali che si trovano sull’isola. Per conoscere il contenuto del comma 22 è necessario, a rigor di logica, leggere il comma 22. Ma il comma 22 non si può leggere, perché è contro la legge conoscerne il contenuto. A rafforzare il paradosso però, resta il fatto che per sapere che leggere il comma 22 è illegale, bisogna averlo letto.

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Joseph Heller al centro: fece anche parte dello squadrone 340, chiamato “The Avengers”.

Questa “logica posticcia” pervade tutto il romanzo, sia come finzione narrativa, sia come critica al sistema statunitense. Yossarian e i suoi compagni cercano in tutti i modi di fuggire dall’isola, anche se l’unico ad aver capito che c’è una guerra in corso, sebbene tutti siano coinvolti in operazioni militari, è proprio Yossarian.

Un modo per fuggire ci sarebbe, e lo detta sempre il comma 22:

C’era solo un inghippo ed era il Comma 22, il quale specificava che preoccuparsi per la propria incolumità di fronte a pericoli reali e immediati era la reazione di una mente raziocinante. Orr era pazzo e poteva essere esonerato. Non doveva fare altro che chiederlo; ma appena l’avesse chiesto, non sarebbe più stato pazzo e avrebbe dovuto fare altre missioni. Orr sarebbe stato pazzo a fare altre missioni e savio a non farle, ma se era savio doveva farle. Se le faceva era pazzo e non doveva farle; ma se non voleva farle era savio e doveva farle.

E a questo punto Yossarian, come il lettore, non può che esclamare “Bell’inghippo questo Comma 22”.

Questo ragionamento, espresso con semplicità e una certa logica, rinchiude in sé tutte quelle manovre burocratiche e militari che non fanno altro che nutrire se stesse, mostrandole per quello che sono, dei castelli costruiti su fondamenta inesistenti, inattaccabili e inespugnabili nel loro nonsense.

Ma Joseph Heller non si ferma al semplice nozionismo. Rende tangibile al lettore il comma 22, con episodi raccontati in modo confuso, complicato, disordinato. Sicuramente a una prima lettura Catch 22 può risultare ostico, atruso, fuori di testa. Complici sono la struttura non lineare, i continui rimandi a fatti accaduti veramente mescolati alle stranie visioni di Yossarian e dei suoi commilitoni, ma proprio questo è il punto.

La guerra e il mondo in cui viviamo (che non è cambiato molto dal 1962) sono complicati, non lineari e difficili da comprendere, e una soluzione senza senso, ma chiara, semplice e con una logica posticcia come quella proposta dal Comma 22 può sembrare l’unica manna per chiunque si ostini a non accettare il fatto che il mondo in realtà non è semplicemente bianco o nero, fatto di buoni e cattivi.

Forse è proprio questa una delle motivazioni per cui Catch 22 è sopravvissuto alla prova del tempo, attraversando gli anni delle rivoluzioni del ’68, la guerra del Vietnam, la crisi petrolifera (che aveva smascherato un po’ il bluff delle grandi superpotenze). È così attuale che ancora oggi è un ottimo strumento per comprendere la ragione di eventi apparentemente impossibili da decifrare. Consigliatissimo.

– Marco

2 pensieri su “Catch 22 di Joseph Heller: il non senso della guerra

  1. Capolavoro immortale, che è riuscito a distillare la follia dell’entropia (verso il caos) insita nel modo di vivere occidentale (capitalista, militarista, deista, sempre irrazionale), derivata da una ctonia paura di una morte incombente su tutto, per fuggire la quale si scappa nel nulla dell’insensato… Io non ho letto la nuova traduzione (ho quella “vecchia” di Remo Ceserani), ma l’ho considerato da subito una delle esperienze più pregne di pensiero che si possano fare leggendo…

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