I trasgressionisti di Giorgio De Maria

Se ci seguite assiduamente, sapete bene che una delle scoperte che più abbiamo apprezzato dell’ormai lontano 2017 è Giorgio De Maria, scrittore e artista eclettico, i cui interessi spaziavano dal teatro alla letteratura. Nel 2017, dopo essere stato riscoperto dal critico e traduttore australiano Ramon Glazov, viene ripubblicato da Frassinelli il suo romanzo più importante e inquietante, Le venti giornate di Torino. Un romanzo che a una rilettura odierna dimostra quanto sia stata ingiusta la letteratura italiana nei confronti di Giorgio De Maria e delle sue opere. Eh, sì, perché il romanzo, che ha come sfondo una Torino grigia, maledetta e infestata da misteriosi mostri che compiono efferati delitti, custodisce una storia che difficilmente si può scordare e che regge il confronto con tanti altri grandi scrittori italiani.

Tuttavia Frassinelli non si è fermata qui e quest’anno ha pubblicato un altro romanzo dello scrittore, il primo che abbia mai scritto. I trasgressionisti venne pubblicato per la prima volta nel maggio 1968 e già conteneva e contiene in sé, anche se in misura ridotta, l’elemento dell’inquietante e quell’atmosfera fuori dall’ordinario che contraddistingueranno poi Le venti giornate. Il protagonista della storia, anche in questo caso rigorosamente senza nome, scopre tramite il passaparola di un amico i trasgressionisti, un gruppo di persone, a un certo punto viene usata espressamente la parola setta, che si ribellano al conformismo della società con piccoli gesti di ribellione quotidiana, in attesa che si verifichino le condizioni ideali per fare il Grande Salto e reinserirsi nella stessa società dalla quale sono fuggiti, senza esserne più minimamente influenzati dalle convenzioni.

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Prima edizione 1968, edita Mondadori e la nuova edizione Frassinelli

De Maria esplora nuovamente – ma sarebbe il caso di dire per la prima volta, considerando che si tratta del primo romanzo – la società che lo circonda, con tutti i suoi lacci e le sue ambiguità. Il conformismo e le convenzioni sociali regolano la vita di ogni individuo, questo è vero, ma anche i trasgressionisti non sono da meno, schiavi come sono di rigide regole e dettami che li rendono degni o meno degni di essere guidati dal Maestro. Luci e ombre si rincorrono creando un senso di inquietudine, parola chiave di questo e altri romanzi di De Maria, che ha radici nell’impalpabile e in una minaccia immateriale, all’opposto di quanto succede ne Le venti giornate, dove la minaccia è ben reale, della consistenza della roccia.

Nel raccontare dei trasgressionisti De Maria sembra essere influenzato dai moti del sessantotto e dai gruppi della Quarta Via, gruppi che applicano gli insegnamenti di George Gurdjieff che portò questo sistema di pensiero in occidente all’inizio del secolo scorso. Quello che sembra legare l’ideologia di questi gruppi ai trasgressionisti è la concezione che per raggiungere un livello di consapevolezza superiore sia necessario entrare realmente in possesso del proprio corpo, diventare il proprio corpo, tramite una serie di prove e incontri in cui Maestro e allievi entrano in contatto e sperimentano un nuovo modo di vedere le cose. E la tematica della riappropriazione del proprio corpo e della propria individualità è elemento condiviso e diffuso da molte altre ideologie e rivolte sociali.

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Giorgio De Maria, a Torino (Piazza Statuto)

Al di là dell’analisi della società italiana, e in particolare di quella torinese e dell’immagine dell’impiegato d’ufficio che a capo chino segue gli ordini del capo, I trasgressionisti è un romanzo di pregio, per certi versi ancora più psicologico e spaventoso nella sua semplicità di quanto lo fosse Le venti giornate di Torino. Il protagonista è insoddisfatto della propria vita e non riesce a trovare una soluzione migliore per risolvere il conflitto interiore al quale è sottoposto, dove è un continuo confronto fra quello che sembra e quello che realmente è, che quella di affidarsi alle cure del Maestro e provare a sua volta la via del trasgressionismo.

L’opera prima di De Maria è un romanzo che vive di dicotomie, luce e ombra, giorno e notte, conformismo e trasgressionismo, Maestro e allievo, e che racconta al lettore qualcosa di importante, non tanto in quanto messaggio universale, quanto messaggio apertamente privato, che lo porta a riconoscere una parte di sé difficile da accettare. Quello che attenua il dispiacere di aver terminato questa lettura è la consapevolezza che De Maria ha scritto altri due romanzi, che speriamo Frassinelli ripubblicherà prossimamente.


P.S. la storia de I trasgressionisti non finisce qua! Come abbiamo fatto per Le venti giornate, presto pubblicheremo un itinerario letterario nei luoghi del romanzo, che attraversa la città di Torino e in piccola parte Ciriè.

-Davide

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