Leopardo nero, lupo rosso di Marlon James

Ci sono romanzi che entrano prepotentemente nel pantheon delle storie indimenticabili, romanzi che segnano la letteratura e contribuiscono a mantenerla viva, presente e allo stesso tempo atemporale. Leopardo nero, lupo rosso di Marlon James è uno di questi romanzi. Un volume di più di seicento pagine che sancisce l’inizio di una corposa trilogia fantasy pubblicata — la trilogia di Dark Star — qui in Italia per Frassinelli, nella traduzione di Paola D’Accardi.

Marlon James è uno scrittore giamaicano che vive negli Stati Uniti. Con Leopardo nero, lupo rosso si è reso padre di quattro romanzi. Il più noto, sempre pubblicato per la casa editrice Frassinelli, è senz’altro Breve storia di sette omicidi, una storia dai toni epici che racconta la Giamaica della seconda metà degli anni Settanta. James si era già distinto nei circoli letterari nel 2015, quando ha vinto il Man Booker Prize, e sicuramente stregherà di nuovo pubblico e critica con questo primo capitolo fantasy dalla grafica e dall’estetica selvatica e al contempo raffinata.

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Leopardo nero, lupo rosso è la storia di Inseguitore, un uomo dalle straordinarie capacità olfattive, un mercenario spietato e forte, che racconta, ormai avvinto da catene,  la propria storia a un Inquisitore in cerca della verità, pronto a esporre la deposizione dell’imputato a un tribunale. Così Inseguitore, prima di arrivare al cuore della narrazione — perché si trova lì? — , in perfetto stile epico, parte da lontano, dalla sua infanzia, per poi arrivare rapidamente all’incontro con Leopardo, l’uomo che in qualche modo ha cambiato in via definitiva il corso della sua vita, nel bene e nel male. Cos’è Leopardo, uomo o animale? Chi è realmente Inseguitore? Perché uno dei suoi occhi brilla minacciosamente di una luce rossa? Sono solo alcuni dei piccoli quesiti che stuzzicano l’appetito del lettore.

Il romanzo di Marlon James ricorda per certi versi altre saghe fantasy. Viene in mente Il Signore degli anelli, perfetto esempio di poema epico fantasy, vengono in mente Le Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin, che quasi deve provare invidia nei confronti di James per la crudezza e la spietatezza di storia e personaggi, e vengono in mente I racconti di Terramare di Ursula K. Le Guinn e Le Cronache di Dragonlance di Margaret Weis e Tracy Hickman per la ricchezza e l‘energetica vitalità che il mondo dipinto da James riesce a evocare nella mente del lettore. Ma allo stesso tempo, Leopardo nero, lupo rosso, trova un suo posto unico e originale alla tavola dei grandi narratori di genere.

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Marlon James

Anche il lettore è un personaggio di questa epica avventura. Non solo per una questione di immedesimazione nei personaggi, quanto perché non è difficile immaginare che il lettore sia lo stesso Inquisitore, colui che tortura il protagonista per scoprire la verità. L’unica differenza fra lettore e Inquisitore risiede nel fatto che quest’ultimo tormenta Inseguitore con veri e propri strumenti di tortura, mentre il lettore lo tormenta con il ricordo, struggente e pulsante, capace di evocare un dolore anche più grande.

La storia che Inseguitore racconta al lettore — un’impresa non da poco narrare una storia di questo tipo in prima persona— è una storia cruda e violenta, una storia dal sapore metallico del sangue e dai toni terrigni e aspri di una natura selvaggia e inclemente. Tutti aggettivi che dalla storia si trasmettono al linguaggio, o sarebbe meglio dire il contrario. Periodi lunghi e indomabili, aggettivi semplici e taglienti, una scrittura che alterna a momenti di assoluta quiete e poesia momenti frenetici e bellicosi.

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Leopardo nero, lupo rosso sembra urlare a squarciagola che anche l’irreale e il fantastico sono capaci di narrare il reale e la contemporaneità. Anzi, sotto molti punti di vista rappresentano quello stacco della mente necessario per poter analizzare la società con un occhio più critico e razionale. Il confine tra reale e irreale è labile e questi elementi si mescolano e si contaminano crudelmente, beffando la comfort zone del lettore, bombardato com’è da romanzi di narrativa che raccontano il quotidiano secondo uno schema rassicurante e ripetitivo. Il lettore all’inizio è disorientato, sbalzato in una storia che ha dell’incredibile, con uomini che si trasformano in animali e viceversa,  una storia che vuole annullare il suo pudore letterario e trascinarlo oltre, in un viaggio verso un’Itaca insolita e misteriosa. Ma è bene tenere a mente una norma universale:  bisogna perdere la bussola per ritrovare la strada.

-Davide

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