#ReadChristie2019: L’ultima seduta spiritica

Con ottobre siamo ormai alla decima tappa della #ReadChristie2019. Questa volta la consegna prevedeva la lettura di una storia di Agatha Christie che coinvolgesse due elementi classici dei romanzi gialli della scrittrice, un omicidio e una casa di campagna. Dopo averci pensato a lungo, un po’ per conciliare l’idea all’origine della tappa, un po’ per fare un tributo a una nuova uscita e ad Halloween, abbiamo scelto di leggere L’ultima seduta spiritica, una raccolta di venti racconti pubblicata proprio pochi giorni fa da Mondadori con traduzioni varie e che custodisce in larga parte scritti giovanili della Christie.

Ovviamente non tutte le storie della raccolta raccontano di un omicidio in una casa di campagna, così ne abbiamo selezionati quattro in particolare che, almeno in tre casi su quattro, rientrano ampiamente nella tappa di questo mese. I racconti a cui stiamo facendo riferimento sono: Il tempio di Astarte (traduzione di Lydia Lax), Il Villino degli Usignoli (traduzione di Hilia Brinis, Grazia Maria Griffini e Giuseppe Lippi), Il geranio azzurro (traduzione di Lydia Lax) e La moglie del Kenita (traduzione di Marco Amici). Come tutti i racconti all’interno della raccolta, anche questi quattro non sono dei classici gialli ai quali la Christie ci ha abituati, ma piuttosto sono storie inquietanti che prendono a piene mani dalla narrazione dell’orrore e di quello che oggi chiameremmo thriller.

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Copertina della raccolta che contiene un inedito.

In tutte queste storie, un delitto ha luogo. Ne Il Villino degli Usignoli e ne Il geranio azzurro, questo avviene all’interno della casa di campagna in cui si muovono i personaggi. Ne Il tempio di Astarte l’omicidio ha luogo poco fuori dalla villa, nella foresta del Moor che circonda l’abitazione. L’unico racconto che sguscia un po’ fuori dal tema di questo mese è La moglie del Kenita.

La moglie del Kenita è un racconto inedito, comparso per la prima volta su un periodico italiano negli anni Venti. Del racconto non esisteva una traduzione ufficiale fino ad ora, e posso dire con orgoglio che la traduzione è stata fatta dall’altra metà di Radical Ging, Marco Amici. La storia attinge prepotentemente, come d’altronde lascia intendere il titolo, alla tradizione biblica, in particolare al quarto libro dei Giudici. Rispetto a qualsiasi altra storia Agatha Christie abbia mai scritto, anche rispetto agli altri racconti della raccolta, questa storia è la più cupa e violenta di tutte. Quasi non sembra che ad averlo scritto sia la stessa persona che eccelle nel giallo. La moglie del Kenita è inquietante, spietato e lascia un senso di ineluttabilità nel lettore. Povero, povero Herr Schaefer! Il soldato tedesco si ritrova in una fattoria – non esattamente una casa di campagna ma quasi – nel veldt sudafricano ma nulla è come appare…

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Edizione Fontana di Miss Marple e i tredici problemi

Il tempio di Astarte è il racconto che per toni e atmosfere si avvicina di più a La moglie del Kenita. È stato pubblicato per la prima volta nel 1932, e compare già all’interno della raccolta Miss Marple e i tredici problemi. Come molti dei racconti della raccolta si tratta di una storia di ‘seconda mano’. Vale dire che quello che succede a sir Richard Haydon viene raccontato dal prelato, il dottor Pender, in una tranquilla serata nella campagna inglese. Sir Richard Haydon ha una meravigliosa villa che dà sul Dartmoor, ed è proprio nei boschi attaccati alla villa che succederanno eventi inquietanti e da un sapore mistico e misterioso.

Protagonista della storia di seconda mano Il geranio azzurro (anche questo racconto appare per la prima nel 1932 in Miss Marple e i tredici problemi) è la Signora Pritchard, sigillata nella camera tappezzata di fiori della sua casa di campagna. Quello che le accade viene raccontato da Arthur Bantry, una sera in cui sono presenti sir Henry Clithering e l’amabile Miss Marple, che non cede al soprannaturale e lo sfida con la sua razionalità. La casa è la tipica casa di campagna inglese, e così è anche quella dei signori Bantry, poco al di fuori della celebre St. Mary Mead, dove vive Miss Marple.

Era stato Gerald a trovare il Villino degli Usignoli. Era venuto da Alix, che non stava più nella pelle per l’eccitazione. (…) D’accordo che era situata in un posto piuttosto solitario, a tre chilometri almeno dal villaggio più vicino, ma la villetta, in se stessa, era talmente graziosa con quella sua aria all’antica, e gli autentici comfort che offriva con le sue stanze da bagno, l’impianto dell’acqua calda, la luce elettrica e il telefono, che era immediatamente rimasta vittima del suo fascino.

Il Villino degli Usignoli risale al 1934 e lo troviamo già nella raccolta Testimone d’accusa e altre storie. Ancora più dei personaggi è proprio la casa a essere protagonista della storia. Come in pochi altri racconti della Christie sembra che l’abitazione sia stregata, abitata da spettri e altre misteriose presenza, quando in realtà queste presenze hanno un nome e cioè dubbio, sospetto e paura. Questa è la storia di due giovani sposi, Gerald e Alix Martin e del precedente spasimante della ragazza, Dick Windyford. Cosa potrebbe succedere mai, di tanto pericoloso?

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Nel 1937 Il Villino degli Usignoli è diventato un film.

In queste storie, Agatha Christie non escogita soluzioni straordinarie per casi straordinari e nemmeno sonda la parte più oscura dell’animo umano. Piuttosto, esplora la componente irrazionale della mente, la paura, il soprannaturale, i fatti inspiegabili e i misteri, mescolando realtà e finzione con maestria e, almeno è questo quello che sembra trapelare dalle sue pagine, con grande divertimento e soddisfazione.

L’ultima seduta spiritica è una lettura in piena sintonia con Halloween e con le atmosfere gotiche di certi famosi romanzi. E la casa di campagna, inglese o sudafricana, si riconferma un luogo pericolosissimo, anche più pericoloso di una scogliera di notte durante un temporale. Vogliamo formulare un avvertimento? Non fidatevi di nessuno e non accettate mai il tè da uno sconosciuto!

-Davide

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