The Artist di Anna Haifisch: la recensione

Spesso ci troviamo, noi abitanti del mondo virtuale, a cadere vittima dei nostri stessi pensieri e delle nostre paure, fissati come siamo con la sindrome dello spiare questo o quell’altro personaggio e, una volta messe a paragone le versioni di vita che vengono rese pubbliche (badate bene, non la realtà), ci si ritrova scontenti, depressi, tristi, senza capire chi siamo, cosa vogliamo fare e perché.

Questi sono gli stessi interrogativi che si pone la creatura pennuta nata da Anna Haifisch, The Artist: un’artista, per l’appunto, che vede come sua vocazione proprio essere un Artista, con la A maiuscola. Con tutti i rischi che conseguono questa scelta.

The Artist_

Anna Haifisch, di origine tedesca, è tra le artiste più influenti del panorama fumettistico europeo. Nata e cresciuta a Lipsia, dove risiede e lavora tuttora, ha vissuto per qualche periodo negli Stati Uniti. Queste esperienze internazionali l’hanno portata a diventare co-fondatrice di “The Millionaires Club“, un festival del fumetto indipendente che si è ritagliato il suo posto come punto di riferimento per realtà, anche nel panorama internazionale.

The Artist e le sue strisce raccontano il mondo che Anna ha avuto l’occasione di conoscere sulla sua pelle, quello dell’arte, dei galleristi, delle incredibili pressioni che vengono fatte sugli artisti e di quel sistema che non fa altro che auto celebrarsi e fagocitarsi. Non mancano quindi stoccate ironiche, che comportano risate a denti stretti, sulle assurde situazioni (che però troviamo molto comprensibili e stranamente familiari) a questo o quel trend del momento, allo strano comportamento di quegli esseri chiamati Collezionisti, per non parlare delle dinamiche che si creano all’interno di spazi di coworking/start-up/atelier in cui l’ultima preoccupazione è proprio quella di dedicarsi all’atto creativo, vista l’intensità con cui ci si concentra di più su questa o quella comodità.

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Insomma, una situazione di ansia continua, una ricerca di sé che non sa di autocommiserazione, ma che racconta proprio un’incertezza, (ahi noi, generazionale) che viviamo tutti,  artisti o meno.

Proprio l’incertezza è la caratteristica e il tratto fondamentale di The Artist. Viene comunicata attraverso i segni sbilenchi, i colori acidi, figure magre. Tutto parte da quattro parole che pesano come un macigno, e che il nostro pronuncia da piccolo a sua madre: Voglio diventare un artista.

Con il destino segnato da questa frase, ma con tutte le libertà e responsabilità che da essa derivano, Anna Haifisch non si frena, ma anzi ci racconta le cose come stanno. E se anche possono sembrare tristi, caustiche, senza rimedio, sappiamo sempre che ci sarà un colpo di pennello, una frase da scrivere, un pensiero da fare che ci farà stare bene. Oppure basterà girarsi dall’altra parte del letto e nascondersi, lontani da tutto.

-Davide & Marco

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