Voto di sangue di Emma Orczy

Con Voto di sangue si celebra la pubblicazione del secondo volume dedicato alla saga della Primula Rossa, le cui avventure hanno reso celebre Emma Orczy, loro genitrice.  Voto di sangue è uscito per la casa editrice Fazi nella traduzione di Daniela Paladini ma venne pubblicato per la prima volta nel 1906, a seguito del grande successo del primo capitolo della storia, La Primula Rossa, per l’appunto.

Rispetto al primo volume c’è un forte stacco narrativo. La Primula Rossa è soltanto coprotagonista degli eventi che circondano il tentativo di liberare uno degli aristoi più importanti di Francia. E l’origine delle disavventure di Paul Déroulède risale a uno scontro antecedente al regno del terrore rivoluzionario. Nel 1784 il parvenu Déroulède offende l’onore di una donna amata dal visconte de Marny. A causa dell’irruenza di quest’ultimo, la sfida onorevole diventa un bagno di sangue e il visconte muore. A quel punto, dietro pressione paterna, la sorella del visconte de Marny, Juliette, giura davanti a Dio che avrebbe tentato ogni stratagemma possibile per portare la rovina sull’assassino del fratello, ancora ignara del fatto che in futuro Déroulède l’avrebbe aiutata a scampare all’orrore della ghigliottina. La Primula Rossa si troverà nuovamente, suo malgrado, coinvolta in intrighi e travestimenti, in pieno territorio nemico, Parigi.

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Voto di sangue è una storia dalle tematiche ottocentesche. La virtù e l’onore, l’amore e il tradimento.  Pubblicata all’inizio del Novecento, si tratta di una storia di avventure e di nobili intenti che vede il ritorno in Francia del salvatore di aristoi, la Primula Rossa, sfuggente e trasformista. Riuscirà a salvare i suoi amici dalla rovina? E riuscirà, soprattutto, a salvare se stesso?

La trama sfreccia sulla pagina stampata, a volte anche troppo, portando rapidamente il lettore alla fine della storia. Una prosa semplice ma rotonda, personaggi dai sentimenti forti e tumultuosi, come gli sconvolgimenti che all’epoca affliggevano la Francia, e in particolare Parigi, nelle cui vie sozze e tortuose si muovono i protagonisti di questo romanzo.

Oltre a un’atmosfera che ricorda un po’ I miserabili di Victor Hugo, mescolata a elementi dalla solennità religiosa, un elemento centrale della narrazione è lo scontro tra storia personale, potremmo dire famigliare, e Storia, nel senso più cronachistico del termine. Il dramma della famiglia de Marny sembra, alla stessa Juliette, qualcosa di poco conto di fronte ai terribili drammi della Rivoluzione francese, che dagli alti ideali di partenza è diventata un vero e proprio regno del terrore  e della paura, dove a farla da padrone è il sospetto. Gli aristoi sono nel mirino della Convenzione e la ghigliottina aspetta famelica le sue prede.

Una lettura che mantiene alte le aspettative del primo volume, degno proseguimento della storia come l’abbiamo lasciata. Ma, attenzione! Non è d’obbligo leggere il primo capitolo della saga per comprendere quello che sta succedendo. Voto di sangue si prospetta perciò un romanzo adatto a qualsiasi tipo di lettore, anche chi l’Orczy non l’ha mai letta.

-Davide

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