Tra Mary Shelley e Philip Roth: il bello degli audiolibri

Torna l’appuntamento con le letture per le orecchie, gli audiolibri. Grazie a Emons Edizioni abbiamo potuto ascoltare due storie che abbiamo molto apprezzato, una è un grande classico della letteratura gotica, il capostipite di tutta una certa letteratura, mentre l’altra è un’ucronia che, in tempi non troppo sospetti, ci ha raccontato un mondo alternativo che ci sembra sempre più vero. Di cosa stiamo parlando?

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  • Frankenstein di Mary Shelley

Si potrebbe dire che il Frankenstein di Mary Shelley sia una lettura quasi imprescindibile per il mese di ottobre. Perché ottobre è il mese delle streghe e dei mostri e perché Frankenstein appartiene alla cerchia dei grandi romanzi gotici. Ma questo romanzo assume una potente carica visiva – che già è tutto fuorché modesta – se ascoltato in audiolibro (Emons edizioni) con la lettura di Massimo Popolizio, attore e doppiatore italiano.

La sua voce poi, è preceduta da una prefazione di Lisa Ginzburg, che ci ricorda dettagliatamente le inusuali premesse che hanno circondato la nascita di questo romanzo.  Delle notti di Villa Diodati, in cui Lord Byron, Percy Bysshe Shelley, Mary Shelley, Claire Clairmont e John Polidori si sfidarono a raccontarsi storie del terrore, ne abbiamo sentito parlare molte volte. Ed è proprio nella cornice di questo agone letterario che nasce l’opera di Frankenstein (e anche The Vampyre di Polidori). All’epoca Mary aveva diciannove anni soltanto.

L’opera, contraddistinta da un’iconografia vastissima, viene pubblicata come anonima nel 1818, e poi riedita nel 1831 con una prefazione di Mary Shelley. L’opera mette in ombra l’autrice, il libro stesso è in questo senso la creatura del dottor Frankenstein, o meglio, ne emula il rapporto. Il Frankenstein è anche allegoria della paternità e del rapporto fra padri e figli, un tema che serpeggia per tutto il romanzo: il cuore della questione, che riflette un po’ il rapporto fra il dottor Frankenstein e il mostro, è che (parafrasando le parole di Lisa Ginzburg) padri e figli possono parlarsi solo quando tutto è scorticato e ogni cosa delusa.

Una storia di fallimenti e dissimmetrie di relazione. Di morte e spettri della morte. Eppure intreccio di straordinaria vitalità.

Ma Frankenstein è anche una storia altamente intertestuale. Quasi tutti i personaggi sono quelli che oggi definiremmo lettori forti, perfino il mostro. Robert Walton ricorda i libri di suo zio Thomas, storie di viaggi e di esplorazione. Il dottor Frankenstein esplora il suo percorso formativo, tirando in ballo le opere di Cornelio Agrippa, Paracelso, Alberto Magno. Ma anche opere di scrittori orientali, quando cambia idea circa i suoi studi, dopo la creazione del mostro. E poi, quando il mostro scopre nei boschi un baule pieno di libri, vengono evocati capisaldi della letteratura inglese quali Il paradiso perduto di Milton, un volume delle Vite Parallele di Plutarco e I dolori del giovane Werther di Goethe. Il romanzo di Mary Shelley cela una storia dentro l’altra e oltre ai libri citati, c’è la storia di Frankenstein, del mostro che racconta, la storia dei giovani che il mostro spia, la storia di Walton. Un coro di presenze numerose e dolenti.

La voce di Popolizio aiuta a farci ancora più partecipi dei drammi dei personaggi e a rendere ancora più vivide certe descrizioni dei paesaggi delle montagne svizzere che già così bene Mary Shelley aveva saputo dipingere con le parole, quasi fossero dei pennelli di precisione che lavoravano su una tela inconsueta.

Frankenstein continua a essere una storia potente, moderna e drammatica. E fa piacere che questa trovi ulteriori forme di espressione, che permettono di coglierne ancora di più tutte le rotondità e i lati nascosti.

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  • Il complotto contro l’America di Philip Roth

Philip Roth è uno di quegli scrittori che, dato un determinato argomento, riesce a trarne fuori opere che hanno un che di profetico. Non è da meno Il complotto contro l’America, romanzo pubblicato per la prima volta nel 2004, in cui un ragazzino di Newark di nome Philp Roth racconta della campagna elettorale di Charles Lindbergh, il famoso aviatore che dimostra apertamente di apprezzare le politiche di Hitler.

Lucky Lindy” decide di partecipare alla corsa per l’Ufficio Ovale con la sua candidatura nell’America First, un partito isolazionista, candidatura che lo porterà a diventare presidente degli Stati Uniti alla vigilia della Seconda guerra mondiale.

Se già la scrittura di Philip Roth ha un potere ipnotico, la lettura che ne fa Francesco Montanari risulta perfetta per raccontare una non-realtà, un’ucronia che sembra sempre più vera.

Charles Lindbergh, da perfetta incarnazione di tutto ciò che c’è di bello nell’essere americani, incluso il senso di appartenenza a una patria libera, diventa in maniera repentina un nazionalista che mira ad aumentare la tensione sociale, sfociando poi in un pogrom contro gli ebrei, già schedati e divisi attraverso il programma di lavoro Just Folks, una falsa promessa di  “integrazione” degli ebrei nella società. Rimaniamo attoniti da come tutto questo non sia molto lontano dalla realtà.

Qui risiede l’utilità di questi romanzi, nello specifico quello di Roth: raccontare la semplice banalità del male – perdonate la frase ormai consumata – e di come certi meccanismi vengano messi in moto per destabilizzare o accentuare criticità proprie di un sistema.

Non è difficile immaginare come sarebbe stato recepito questo romanzo se fosse stato pubblicato negli ultimi cinque anni (pensiamo a che titoli avremmo letto sulle maggiori testate internazionali). Roth ha la capacità di catturare lo stato d’animo generale dell’umanità, e, allo stesso tempo fa risuonare dei campanelli d’allarme che sembrano rimanere sempre inascoltati.

La scrittura di Roth oggi più che mai serve a tenerci all’erta, svegli, con gli occhi aperti e le orecchie tese pronti a sentire lo scricchiolio dello stato di diritto e della libertà, sempre più sotto pressione.

 

-Davide & Marco

 

2 pensieri su “Tra Mary Shelley e Philip Roth: il bello degli audiolibri

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