Halloween di Ray Bradbury

Ray Bradbury è un autore che dire conosciuto è poca cosa. Uno dei suoi libri più celebri è senz’altro Fahrenheit 451 ma oltre alla storia dei singolari pompieri di questo romanzo ha scritto molto altro ancora. A questo proposito, Mondadori ha portato in libreria un volume mastodontico, dalla copertina fluorescente, che risponde al nome di Halloween. Nel Drago (non solo per la mole ma perché è anche il nome della collana, Oscar Draghi) sono raccolti quattro romanzi e trenta racconti dello scrittore dell’Illinois, arricchiti dalle illustrazioni di Joseph Mugnaini. E anche se Halloween è passato da un bel po’ ormai, parlare di Ray Bradbury non può far altro che bene.

I riferimenti e le atmosfere della festa delle zucche sono decisamente preponderanti nei quattro romanzi. Il popolo dell’autunno (Something Wicked This Way Comes, 1962) e L’albero di Halloween (The Halloween tree, 1972) si potrebbero quasi definire dei romanzi di formazione dove, nel secondo, Bradbury esprime tutta la fascinazione che l’origine della festa celtica esercita su di lui, con dei toni a tratti molto divulgativi nella loro ironia. Ne Il cimitero dei folli (A Graveyard for Lunatics, 1991) e Ritornati dalla polvere (From The Dust Returned, 2001) è invece la componente mystery a esercitare la sua attrattiva sul lettore, con contaminazioni da poliziesco nel primo e da romanzo famigliare nel secondo (una famiglia molto speciale).

Ma il filo rosso che unisce tutte le storie custodite nel volume non è soltanto la festa di Halloween, festa che, ricordiamo, ha origini europee, ma lo weird. Uno weird che attraversa i generi e ne supera gli obsoleti confini. Nei romanzi e nei racconti selezionati c’è qualcosa di fantastico, c’è qualcosa dell’orrore, c’è qualcosa di misterioso e thrilling e in tutti i casi questi elementi sono mescolati in modo che siano indivisibili e perfettamente in armonia. C’è sempre quel gusto alla trasgressione letteraria, che non accetta le etichette preimpostate e formulate da altri. Questo è Ray Bradbury, questo è Halloween.

halloween

Là dove Bradbury (tanto che verrebbe quasi da esclamare il titolo di una certa canzone di Rachel Bloom, apprezzato peraltro dall’autore) eccelle – non che non sia bravo nel romanzo, anzi – maggiormente è il racconto. I racconti di Halloween sarebbero da citare tutti, per la loro genialità o il gusto squisito dell’inquietudine, ma trenta sono troppi. Accontentiamoci di citare Scheletro, già pubblicato nella raccolta Cento racconti della collana Oscar Baobab Mondadori, una storia meravigliosamente conturbante sul rapporto fra un uomo, il signor Harris, e il suo scheletro, un rapporto a cui inizialmente non aveva mai fatto caso, ma a cui ha iniziato a prestare attenzione dopo una visita dal sedicente dottore M. Munigant. Siete sicuri di essere in buoni rapporti col vostro scheletro?

Ed è soprattutto nei racconti che si sente risuonare l’eco di un altro grande scrittore del passato, molto amato dallo stesso Bradbury, come ricordato nella breve ma fittamente annotata introduzione al volume, introduzione firmata da Massimo Scorsone, Edgar Allan Poe. Quell’atmosfera, e attenzione qua non si possono evitare un paio di inglesismi, perdonateci puristi della lingua italiana, a metà fra il creepy, l’inquietante, e l’eerie, il misterioso che ti fa correre un brivido di terrore lungo la schiena.

Se non vi bastassero queste argomentazioni per provare una fitta di curiosità nei confronti di Halloween, pensate che, anche se qui si entra un po’ nel soggettivo, al suo interno c’è uno dei più begli incipit della letteratura statunitense, nella fattispecie l’incipit de L’albero di Halloween.

«Era una piccola città, con un piccolo fiume e un piccolo lago, in una piccola regione dell’America del Nord. Il bosco non era così folto da non lasciar vedere la città e la città non era così grande da non poter vedere, sentire, toccare, odorare il bosco. La piccola città era piena di alberi, ma, ora che l’autunno era alle porte, anche di erba secca e di fiori appassiti. C’erano tanti steccati da scavalcare, tanti marciapiedi su cui pattinare e anche una grande cava dove si poteva ruzzolare e udire l’eco dei propri strilli. E la città era anche piena di…
… ragazzi.

Ed era il pomeriggio della vigilia di Halloween.
E tutte le case erano serrate contro il vento freddo.
E un pallido sole illuminava la città.
Ma improvvisamente il giorno svanì.
La notte uscì dagli alberi e allargò il suo manto.»

Halloween è per i cultori del weird, per chi è affascinato da un Bradbury che porta ai massimi livelli il suo essere fuori dagli schemi e che si conferma uno dei migliori scrittori che abbia vissuto a cavallo fra ventesimo e ventunesimo secolo. Halloween è per chi ama i brividi ma ancor di più per chi nella letteratura non conosce confini.

-Davide

2 pensieri su “Halloween di Ray Bradbury

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