L’isola dei fucili di Amitav Ghosh: Venezia, la crisi climatica e il mito

Uno degli scrittori più interessanti di questo secolo è, sicuramente, Amitav Ghosh. L’autore è venuto a Torino in occasione della rassegna Aspettando il Salone per presentare il suo nuovo libro, L’isola dei fucili, pubblicato da Neri Pozza nella traduzione di Anna Nadotti e Norman Gobetti.

Amitav Ghosh è originario di Calcutta ma vive a New York. Uno dei temi portanti della sua narrazione è dichiaratamente il cambiamento climatico e molti dei suoi romanzi trattano con sfaccettature diverse della questione. L’isola dei fucili non fa eccezione. Deen Datta è nato nel Bengala e vive a New York. È un commerciante di libri rari e oggetti di antiquariato e viaggia spesso a Calcutta, alla ricerca di manufatti da poter vendere a collezionisti e studiosi. In questo il personaggio cartaceo somiglia almeno un po’ al suo padre letterario. In uno di questi viaggi gli viene raccontata una storia di folklore locale, quella di Bonduki Sadagar, il mercante di fucili perseguitato dalla dea dei serpenti Manasa Devi, ferocemente intenzionata a farlo diventare un suo seguace. Questa storia – ma è poi davvero ‘solo’ una storia? – è il motore propulsivo della ricerca di Deen della verità che si cela dietro il misterioso personaggio. È davvero soltanto finzione? O è esistito realmente un mercante di fucili?

Abbiamo detto che il perno della narrazione è una storia di folklore. Quella del Bonduki Sadagar è una variante locale del mito, se così vogliamo chiamarlo, di Chand Sadagar, il mercante perseguitato dalla vendicativa dea Manasa Devi. Una storia di folklore che ha le sue radici in un ipotetico tempio situato nella foresta di mangrovie delle Sundarban, una regione che sconfina in più stati (Bangladesh, Bengala e India).

L’esperienza mi aveva insegnato che viaggiare fra Calcutta e Brooklyn significava spostarsi fra due stati mentali, ognuno dei quali col proprio fardello di ricordi. In passato quell’alternanza era stata così diligentemente rispettata che non era troppo ottimistico, credo, supporre che i ricordi della visita al tempio del mercante di fucili sarebbero rapidamente svaniti quandomi fossi reinsediato nel mio appartamento di Brooklyn.

Ma tale supposizione fu presto smentita.

Come la storia di Sadagar si ripresenta nei vari cicli vitali della storia, ogni volta con qualche dettaglio diverso, così la vita del protagonista, ma si potrebbe dire di tutti, è scossa da cambiamenti inaspettati che ogni volta mettono chi è ne è oggetto nella posizione di dover dare un nuovo equilibrio alla propria vita, in mancanza di quello sconquassato.

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Il mito si ripropone a più riprese e contamina la realtà, ma oltre alla dimensione folkloristica e mitologica, il romanzo custodisce una dimensione che è sempre stata cara a Ghosh, quella ambientale. Ancora una volta, pur trattandosi di un romanzo e non di un saggio come successo in precedenza, Ghosh racconta con lucida amarezza la difficile situazione della sua patria, con un particolare focus sugli scarichi chimici riversati nelle acque, quegli stessi scarichi chimici che alterano il livello di ossigeno nelle acque e che creano le cosiddette zone morte, vere e proprie aree in cui la vita non è più possibile. Portavoce di questa drammatica situazione è il personaggio di Piya, una biologa marina che, anche lei, fa la spola tra paese natale e Stati Uniti.

Ma sono tante le grandi tematiche, tutte attualissime, che il romanzo tocca. Una fra tutte, coi riflettori puntati proprio sul nostro paese, la migrazione. Si parla della fuga dalla guerra e da situazioni disperate, di scafisti, di tragedie in mare e di crudele, gelida indifferenza. La storia di Deen diventa così la storia di chiunque tenti la via del mare, unendo vite apparentemente lontane ma nella realtà dei fatti straordinariamente vicine.

Nel romanzo è presente anche una forte componente linguistica. Le parole, spesso nella lingua madre del protagonista, fungono da ponte tra passato e presente, che si mescolano con violenza lasciando il lettore in una dimensione narrativa atemporale, dove ciò che è esistito è esistente e ciò che esisterà è già esistito. Ma anche questo lo si può riportare sotto il comune denominatore della Storia e delle storie cicliche.

Leggere Il mercante di fucili è un po’ fare il punto della situazione su dove ci troviamo e cosa stiamo facendo nel concreto per cambiare le cose. Un punto di riflessione ma forse, come per Deen, anche un punto di partenza.

-Davide

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