Nell’antro dell’alchimista di Angela Carter

Angela Carter è a buon diritto una delle autrici più interessanti del secondo Novecento. È scomparsa al culmine della sua carriera, a causa di un cancro, ma ha lasciato dietro di sé una ricca testimonianza di romanzi e racconti. Nell’antro dell’alchimista, pubblicato dalla casa editrice Fazi nella traduzione di Susanna Basso e Rossella Bernascone, è la prima di due raccolte di racconti che custodiscono la migliore produzione carteriana in materia di racconto, per l’appunto. Un libro che ripercorre l’esperienza della scrittrice e tutti i temi a lei particolarmente cari.

Il volume inizia con un’affascinante introduzione di Salman Rushdie che, oltre a ripercorrere i contenuti e gli stilemi delle raccolte di racconti custodite in questo volume, ricorda un aneddoto del suo ultimo incontro con Angela Carter, prima che il cancro la uccidesse. Da questa breve diapositiva che Rushdie fa della Carter emerge una donna forte che, nonostante i dolori della malattia riesce a essere se stessa e ironizza perfino sui soldi della polizza sulla sua vita che arriveranno al marito e al figlio.

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I racconti di questo primo volume attingono a tre sezioni diverse. La prima è quella dei primi racconti scritti dalla Carter tra il 1962 e il 1966, la seconda coincide con la raccolta Fuochi d’artificio (1974) e la terza coincide con la raccolta La camera di sangue (1979), che prende il nome dal racconto più celebre e più bello di Angela Carter. I temi dei racconti sono quelli tipici della letteratura carteriana. Troviamo il gusto per il gotico, il linguaggio sontuoso, la cultura alta e le battute triviali (per fare eco alle parole di Rushdie nell’introduzione).

I primi racconti celano uno spiccato gusto per il gotico e regalano al lettore Favola vittoriana, uno squisito esercizio letterario che per essere pienamente compreso deve essere letto con il glossario a fianco. Un’esperienza che ricorda, a chi ha frequentato studi che lo richiedessero, la traduzione di una versione di greco o latino. Nelle altre due raccolte ci sono alcuni temi comuni, alcuni dei quali sono preponderanti in una piuttosto che nell’altra. Fuochi d’artificio è un inno alla cultura giapponese e agli anni durante i quali la Carter visse in Giappone. Mentre in La camera di sangue, sono le riscritture dei miti e delle fiabe europee a essere protagonisti dell’occhio attento della scrittrice. La riproposizione delle fiabe in chiave moderna o capovolte rispetto alla storia originale è una tematica che ha affascinato enormemente la Carter. Ma al di là di queste considerazioni, in tutte le storie della raccolta, serpeggia il tema della camera di sangue, del passaggio dei personaggi femminili dall’età adolescenziale all’età adulta, del ciclo mestruale e della metamorfosi.

Non avevano mai visto nulla di simile prima d’ora. Quel posto era così bello che li intimoriva.

Poi Madeline allungò la mano per cogliere una ninfea che stava sbocciando sulla superficie del fiume, ma balzò indietro con un grido e si guardò il dito con un misto di dolore, offesa e stupore. Il sangue brillante colava sull’erba.

Penetrando nel cuore della foresta, Fuochi d’artificio: nove pezzi profani (1974)

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Le tematiche che la Carter esplora sono, in buona sostanza, quelle che già ha trattato a più riprese nei romanzi. L’unica differenza sta nel fatto che, nonostante la forma racconto sia più ridotta per spazio, la Carter riesce a esplorare queste tematiche a lei tanto care in modo più approfondito e complesso di quanto non riesca a fare nei romanzi. Da qui anche il sentire comune che la scrittrice riesca a dare il suo meglio proprio nel racconto, senza nulla togliere a storie come Figlie sagge e Notti al circo (entrambi pubblicati da Fazi Editore).

Nell’antro dell’alchimista è un libro ricco e sontuoso come il linguaggio di Angela Carter. Da scarso conoscitore della scrittrice in questione posso dire che è un bene che di recente si legga e si studi così tanto Angela Carter perché è una di quelle voci capace di contaminare generi e infrangere barriere. Storie così eternamente moderne e ricche di angolazioni diverse sono una necessità, soprattutto in un mondo che cerca sempre di più l’appiattimento e la semplificazione.

-Davide

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