I sommersi e i salvati di Primo Levi: una lettura di Fabrizio Gifuni

Anche se l’anno dedicato al centenario dalla nascita di Primo Levi è da poco terminato, anzi, proprio per quello, e perché gennaio è il mese della memoria, è d’obbligo parlare di una delle opere più importanti dell’autore torinese, un’opera che racconta dell’argomento Lager non tanto in termini di cronaca retroattiva quanto di analisi e riflessioni sul mondo concentrazionario. Emons Edizioni rende possibile al lettore esplorare il saggio del 1986, I sommersi e i salvati, scritto da Primo Levi, ascoltandolo in un audiolibro letto dall’attore e regista Fabrizio Gifuni.

Nel momento in cui Levi scrive il suo libro, sono passati ormai più di quarant’anni dalla liberazione dei lager nazisti. Questo periodo di decantazione, come lo definisce Levi, è un processo normale grazie al quale i fatti storici acquisiscono i loro chiaroscuri. Ovvero, finalmente si hanno portata e specificità della strage nazista, dati che al momento della liberazione non erano ancora noti o perlomeno molto nebulosi. Ma oltre a questo, il trascorrere del tempo comporta purtroppo anche la scomparsa di molti testimoni e quelli che rimangono hanno ricordi sempre più sfocati.

Lo ripeto, non siamo noi, i superstiti, i testimoni veri. È questa una nozione scomoda, di cui ho preso coscienza poco a poco, leggendo le memorie altrui, e rileggendo le mie a distanza di anni. Noi sopravvissuti siamo una minoranza anomala oltre che esigua: siamo quelli che, per loro prevaricazione o abilità o fortuna, non hanno toccato il fondo. Chi lo ha fatto, chi ha visto la Gorgone, non è tornato per raccontare, o è tornato muto; ma sono loro i «mussulmani», i sommersi, i testimoni integrali, coloro la cui deposizione avrebbe avuto significato generale. Loro sono la regola, noi l’eccezione.

L’intenzione dell’opera è quella di chiarire alcuni aspetti ancora oscuri del fenomeno Lager. Aspetti legati alla vita di tutti i giorni dei prigionieri, alla comunicazione all’interno dell’universo concentrazionario, alla natura della violenza fine a se stessa che i nazisti hanno alacremente riproposto durante gli anni hitleriani. Ma ancora di più, Primo Levi vuole rispondere a una domanda pressante, che un po’ ci assilla anche di recente: quanto del mondo concentrazionario è morto e non ritornerà più? Quanto è tornato o sta tornando? Primo Levi si faceva queste domande già all’epoca e già ammetteva che fosse ben difficile proporre delle proiezioni sul futuro. Certo è che l’odio non è scomparso e anzi sembra tornato di nuovo al centro del dibattito sociale.

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Primo Levi

Levi si sofferma sul concetto di memoria. La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. La nostra mente può attivare, per sua difesa personale, meccanismi di deformazione o soppressione del ricordo, costruendosi un passato di comodo, perché i fatti non si possono negare ma le motivazioni dietro questi fatti, queste azioni, sì. E questo può valere tanto quanto per le vittime che per i persecutori.

Primo Levi paragona la guerra del Terzo Reich a una guerra alla memoria, con una massiccia falsificazione della realtà che dovrebbe metterci in guardia per quanto riguarda quello che sta accadendo ai giorni nostri, tra disinformazione e palese manipolazione delle informazioni.

Un altro dei grandi intenti di Primo Levi nell’opera, è anche quello di esplorare la cosiddetta zona grigia, ovvero quello spazio che intercorre tra il prigioniero e il carnefice, ed è uno spazio che non si può negare, ricco di figure molto diverse tra loro. Come ad esempio i prigionieri-funzionari che, per ordine dei gerarchi nazisti, con il preciso intento di annientare il prigioniero del Lager, mescola la figura di padroni e servi, promuovendo violenza inutile, fine a se stessa.

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I sommersi e i salvati è anche una panoramica sulla tossicità del potere. In particolare, nel secondo capitolo del romanzo (in questo caso dell’audiolibro), intitolato proprio La zona grigia, Levi porta a esempio delle figure che popolano questo spazio fra prigionieri e carnefici. Rumkowski, per citarne una, fu il capo del ghetto ebraico di Łódź, nominato dalle forze tedesche e affascinato dal potere, schiacciato com’era da un senso di impotenza verso l’alto, le gerarchie naziste, e un senso di onnipotenza verso il basso, gli altri ebrei del ghetto. L’ambiguità di Rumkowski, che finirà comunque nelle camere a gas, questo appetito per il potere ha un significato vasto, perché in ognuno di noi c’è un po’ di quest’uomo. Date le circostanze, trovandoci in una situazione simile alla sua quale sarebbe la nostra scelta? Saremmo in grado di rifiutare il potere e di uscire dall’ambiguità, o saremmo attratti dal fascino del male? È una domanda che potrebbe trovare risposta solo se ci trovassimo in una situazione simile.

Leggere e ascoltare I sommersi e i salvati è un’esperienza necessaria e dolorosa (ancor di più a livello sonoro). Un’esperienza che dovrebbe metterci in guardia nei confronti di odio e violenza gratuita, perché è proprio da lì che è nato l’universo concentrazionario, ancor prima che trovasse una forma fisica nel mondo. Troppi, davvero troppi aspetti che hanno circondato la nascita del nazismo e di tutto quello che vi si cela dietro si stanno ripetendo oggi. Avremo la forza, anzi abbiamo la forza di opporci a tutto questo?

-Davide

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