#EinaudiTO: Colloquio con Giulio Einaudi

Quest’anno abbiamo lavorato a un nuovo percorso di lettura a cui teniamo moltissimo, un percorso di lettura legato a due nostre grandi passioni che sono la casa editrice Einaudi e la città di Torino. Così è nato #EinaudiTO, un anno con la casa editrice dello Struzzo e i protagonisti che l’hanno vissuta e ne hanno definito l’identità. Quale personaggio migliore con cui partire dunque, se non Giulio Einaudi?

Il volume che abbiamo scelto come riferimento per questa prima tappa – ricordiamo che ogni mese sarà dedicato a un diverso einaudiano e che sarà possibile leggere volumi pubblicati da qualsiasi casa editrice, purché riguardino l’einaudiano del mese – è Colloquio con Giulio Einaudi di Severino Cesari.

Il volume ha una storia particolare che lo stesso Severino Cesari racconta in una nota al testo. Negli anni Novanta, Cesari lavora per le Edizioni Theoria (come curatore della collana Ritmi), che all’epoca erano presiedute dall’editore Beniamino Vignola. E proprio l’editore, nel 1990, chiede a Giulio Einaudi il permesso di fare e pubblicare una lunga intervista dedicata alla storia dello Struzzo. Giulio Einaudi accetta l’offerta, forse perché apprezza il lavoro e la linea editoriale che si celano dietro le Edizioni Theoria, ma la scelta dell’intervistatore avviene in un secondo momento. Einaudi era solito passare la settimana a Torino per poi tornare nella sua casa romana soltanto nel weekend. Frequentando la cerchia di intellettuali romani decide che il suo interlocutore sarebbe stato Severino Cesari, un non-einaudiano, un barbaro (Cesari avrebbe contribuito alla fondazione dell’Einaudi Stile Libero soltanto verso la fine degli anni Novanta).

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La prima edizione Theoria

Così i due, per evitare le distrazioni del telefono e dei numerosi impegni editoriali, si confinano in luoghi isolati, dove Giulio Einaudi possa elaborare e rispondere sinceramente anche alle domande più difficili. L’isola di Marettimo, la spiaggia dei Maronti a Ischia e il Maso Doss nel Trentino diventano loro basi operative, i luoghi che hanno visto nascere questa ambiziosa opera editoriale che verrà pubblicata soltanto di recente nei Super Coralli Einaudi.

Ecco, non c’è nulla di «spontaneo» in questo Colloquio. C’è, sicuramente, una verità, ottenuta attraverso un paziente lavoro durato più di un anno – un anno che nel ricordo ha un sapore aspro e fiabesco, a tu per tu con una delle più vigili intelligenze che io abbia mai incontrato. Un lavoro e una scrittura che attraversavano strati e strati di barriere per arrivare, infine, alla memoria.

Severino Cesari, ottobre 2007.

Dal volume emerge un Giulio Einaudi asciutto, orgoglioso del proprio lavoro e della sua casa editrice, restio a parlare, almeno inizialmente, delle questioni spinose (come le ripetute crisi ideologiche ed economiche dell’Einaudi). Un editore che, al posto di imporre la propria autorità, cerca di portare equilibrio nel coro di voci unico e originale che si cela dietro lo stemma dello Struzzo.

La casa editrice Einaudi nasce concretamente, come azienda, nel 1933, finanziata in prima battuta da Santorre Debenedetti, filologo e futuro direttore della collana di classici italiani annotati, dall’ingegner Ghersina di Trieste e dal senatore Luigi Albertini. Ma il nucleo di persone e le idee che sono scheletro portante della casa editrice nascono e si incontrano ben prima, già negli anni Venti. Crocevia di questo incontro e scambio culturale è il Liceo D’Azeglio di Torino dove due gruppi di amici, capitanati rispettivamente da Cesare Pavese e Leone Ginzburg, entrano in contatto grazie alla guida di Augusto Monti, che arriva a insegnare proprio lì al D’Azeglio nel 1923.

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Registro dei voti a.s. 1925-26 – Classe V C

La casa editrice nasce in un periodo delicato come quello dell’avvento del fascismo prima, e della Seconda guerra mondiale dopo, a testimoniare un massiccio impegno culturale che non sempre è stato facile portare avanti. Nel corso degli anni, quasi tutti i membri dell’Einaudi vengono arrestati dalla polizia fascista che sospettava la casa editrice, che, vale la pena di ricordarlo, ha cambiato sede fisica più volte, a causa dei bombardamenti, di attività sovversive al regime. Leone Ginzburg viene internato con la sua famiglia e la sua vita, qualche anno dopo, trova un tragico epilogo a causa dei tempi oscuri che l’Italia stava vivendo.

Leggere Colloquio con Giulio Einaudi non significa ripercorrere “soltanto” la storia di una delle più importanti case editrici italiane, ma significa anche scoprire la storia privata delle persone che l’hanno vissuta. Dal lungo scambio di idee fra Severino Cesari e Giulio Einaudi emergono la visione editoriale einaudiana e la sua avversione per un mercato editoriale che sempre più è dipendente dalle banche e dalle mode.

Dico spesso: editoria è conoscenza degli uomini. E la bellezza, la chiave di questo lavoro è che deve essere premiata l’intelligenza, che a sua volta proprio del rapporto con gli uomini, oltre che dei testi, si alimenta. Ma non deve essere mai un’intelligenza fine a se stessa, improduttiva e pigra. Devi dunque stimolarla di continuo, provocarla. Non devi soffocarla, spegnerla sotto la monotonia di un’eccessiva routine.

Giulio Einaudi, in un flusso di pensiero solo in apparenza ininterrotto, parla di cari amici e collaboratori, esplora le celebri riunioni del mercoledì attorno al tavolo ovale di via Biancamano, racconta delle collane e di come il concetto stesso di collana sia nato in seno all’Einaudi, accenna alla traduzione e guarda con rimpianto alle crisi del ’63 e dell’83.

GIULIO EINAUDI EDITORE FOTO SCALFARI / AGF
Giulio Einaudi

Alla fine, quello che Einaudi voleva fare è editoria di cultura e in un’editoria di questo tipo non c’è posto per tutti. Il trittico, prerequisito fondamentale della ricerca autoriale einaudiana, si esprime in questo modo: ricerca, morale e poesia. Se a un autore mancano tutte queste tre qualità, una pubblicazione di cultura non sussiste. Con lo sguardo rivolto al futuro, Giulio Einaudi è profondamente preoccupato per la mancanza di felicità nel lavoro editoriale. Nelle piccole case editrici si «stramazza» di fatica, nelle grandi case editrici il lavoro è troppo burocratizzato. In tutto questo dove finisce la gioia del fare? Perché si rincorrono soltanto mode editoriali fast food, dal consumo breve e poi facilmente dimenticate? Come nota finale potremmo riflettere su una necessità di cui Giulio Einaudi parla apertamente: la necessità di libri utili, non solo per l’oggi, ma soprattutto per il domani.


EinaudiTO continua nel mese di febbraio. Il prossimo protagonista della nuova tappa sarà Leone Ginzburg. Avete già scelto una lettura?

-Davide & Marco

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