#EinaudiTO: L’intellettuale antifascista di Angelo d’Orsi

Leone Ginzburg è la seconda tappa di #EinaudiTO. Per certi versi si tratta di una delle figure più complesse, un po’ per la difficoltà nel reperire i suoi scritti, un po’ perché, nonostante fosse un agitatore culturale e fosse molto attivo nel dibattito sociale e ideologico dell’epoca, non ha lasciato una quantità di opere paragonabile a quelle di altri scrittori antifascisti o personaggi che hanno vissuto i suoi stessi anni.

Abbiamo deciso di esplorare l’uomo che si cela dietro uno dei fondatori dell’Einaudi attraverso l’ambiziosa biografia che ha scritto Angelo d’Orsi per Neri Pozza, L’intellettuale antifascistaritratto di Leone Ginzburg. Un lavoro di ricerca mastodontico che l’autore porta avanti dai lontani anni Ottanta, barcamenandosi tra l’ascolto delle memorie di molti conoscenti e amici di Leone Ginzburg e l’esplorazione degli archivi, alcuni dei quali oggi irrimediabilmente perduti (come l’Archivio dell’Università di Torino, perduto nell’alluvione del 2000).

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L’intellettuale antifascista di Angelo d’Orsi, edito Neri Pozza, Vicenza

Leone Ginzburg era un uomo di mentalità aperta e ricca. E non poteva che essere così, visto che viene cresciuto da Feodor Ginzburg, un commerciante e imprenditore, che per la stessa natura del suo lavoro si trova spesso a viaggiare, ma anche un appassionato lettore di quotidiani russi e tedeschi. E poi c’è la madre, Vera, che, nonostante abbia interrotto gli studi, ha una forte passione per la pedagogia.

Leone Ginzburg era un ragazzo vivacemente intellettuale e dotato di grande maturità. Ne sono un esempio gli anni del liceo. Come avevamo già avuto modo di accennare parlando di Giulio Einaudi, il nucleo portante di quella che sarà la casa editrice dello Struzzo si incontra proprio al Liceo Classico Massimo D’Azeglio di Torino. Qui Leone incontra e stringe una profonda amicizia con Norberto Bobbio e, sotto la guida del professore Umberto Cosmo, a cui succederà come supplente una volta allontanato per idee politiche avverse al governo, coltiva i suoi studi letterari e arricchisce la sua cultura. Uno dei ritratti di Leone di quel periodo, uno dei più vividi, viene proprio da Norberto Bobbio.

Quando entrò in liceo, alla fine del 1924, pur avendo poco più di quindici anni, non era un ragazzo come tutti gli altri, neppure all’aspetto: capelli neri, duri, tagliati a spazzola, barba rasa già fitta e ricoprente tutto il volto, occhi bruni e incavati, resi ancor più profondi da due sopracciglia foltissime, sguardo calmo, sicuro, che metteva soggezione e incuteva rispetto; lineamenti marcati, volto pallido, scuro, quasi tenebroso, testa grossa rispetto al tronco, fragile, le gambe leggermente inarcate, quasi dovessero reggere un peso troppo grave (…)

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Leone Ginzburg, secondo da sinistra, con Cesare Pavese, Franco Antonicelli e Augusto Frassinelli negli anni ’40 (foto LaPresse)

E questo ragazzino entra presto in contatto con alcuni degli intellettuali di spicco della Torino di quegli anni. Parliamo di Monti, ma non solo, anche e soprattutto di Giulio Einaudi, che al D’Azeglio faceva parte della sezione B (mentre Leone era nella sezione A). Ne emerge un giovane che ama la letteratura russa ma anche quella francese dell’Ottocento e che considera la letteratura un modo di vivere, un po’ a metà fra l’interesse letterario nudo e crudo e la passione politica, protagonista degli anni universitari.

È nel 1933 che l’Einaudi viene ufficialmente registrata alla Camera di Commercio di Torino, ma prima ancora di raggiungere questa fase decisiva per la storia editoriale italiana Leone Ginzburg è impegnato attivamente nella vita culturale dell’epoca. Il giovane russo infatti, collabora con la casa editrice Slavia, che Alfredo Polledro aveva fondato con l’intenzione di tradurre integralmente opere di grandi autori russi. E proprio a questo Leone si dedica, traducendo grandi nomi della letteratura. Ma a cavallo degli anni Venti e Trenta collabora anche ad altri progetti editoriali, questa volta con un altro pezzo imprescindibile dello Struzzo, Cesare Pavese. In primis alla rivista Cultura, poi alla casa editrice Frassinelli, consigliando autori da pubblicare all’allora direttore editoriale Franco Antonicelli.

Quando poi Einaudi nasce, la casa editrice si pone in linea di successione proprio con la rivista La Cultura, e dalla rivista prende in prestito un’immagine uscita in copertina nel 1930. L’immagine in questione è quella che conosciamo ormai tutti, lo struzzo che ingoia i chiodi, accompagnato dal motto Spiritus durissima coquit. Come racconta lo stesso Giulio in Colloquio con Giulio Einaudi di Severino Cesari, è Leone a proporre al futuro editore, forte della protezione e degli agganci del padre Luigi Einaudi, di fondare lo Struzzo. Ed è Marussia, sorella di Leone, a rivelare che la prima riunione editoriale viene organizzata in via Rosta, a Torino, dove Ginzburg allora abitava. Un incontro al quale sembra non era presente il terzo membro fondatore della Einaudi, Cesare Pavese.

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Leone Ginzburg, foto segnaletica

Tuttavia, Leone Ginzburg non riesce a partecipare attivamente, sin dal principio, alla creazione del catalogo editoriale. Già nel 1934, poco prima che uscisse il primo numero della rinnovata La Cultura, acquistata insieme a La Riforma Sociale, rivista gestita dal 1901 da Luigi Einaudi, il giovane Leone (aveva all’epoca ventiquattro anni) viene arrestato dalla polizia fascista, dopo aver rifiutato il giuramento di fedeltà al regime. Rimarrà in carcere per due anni. All’inizio a Le Nuove di Torino, poi a Regina Coeli e infine a Civitavecchia. Quando, nel 1936, uscirà di prigione, tornerà immediatamente a lavorare in Einaudi, controbilanciando la linea editoriale che fino a quel momento era stata pesantemente influenzata dal padre di Giulio.

Ma la vera passione di Leone Ginzburg, per cui bisogna fare almeno un accenno, è la politica. Mentre da un punto di vista culturale Leone si è sempre mostrato aperto al dialogo, anche con quegli intellettuali di fede fascista, così non è dal punto di vista politico. Nel corso degli anni, a partire dal decisivo incontro a Parigi con Carlo Rosselli, nella sua mente si va sempre più profilando l’idea di dover fare qualcosa per contrastare il fascismo. Tant’è che si unisce al gruppo torinese di Giustizia e Libertà e ne diventa cuore pulsante tanto quanto lo è per l’Einaudi. E vita politica e culturale si intrecciano rapidamente con quella sentimentale. Grazie a Mario Levi, compagno giellista anche lui, incontra la sorella dell’amico, Natalia Levi, con la quale inizia presto una relazione romantica. Sarà poi proprio Leone a consigliarla alla casa editrice Einaudi, vedendone le potenzialità di scrittrice.

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Natalia e Leone Ginzburg

La coppia, dopo il matrimonio, si trasferisce in via Pallamaglio 15, nel quartiere di San Salvario di Torino e da lì Leone va a lavorare in casa editrice tutti i giorni, in via Arcivescovado 7, e continua a coltivare i suoi impegni di antifascista.

Nonostante la brevità della sua esistenza, con quello che fa nel mondo culturale e nella lotta alla piaga del fascismo, si potrebbero riempire pagine intere. Gli ultimi anni, dal confino in Abruzzo, dove viene raggiunto presto da Natalia e i figli, fino alla decisione (fatale) di rimanere a Roma dopo essere riuscito a scampare alla campagna abruzzese per badare al nuovo cuore pulsante di Einaudi e alla direzione del giornale L’Italia libera, sono fondamentali per comprendere Leone Ginzburg: un uomo votato alla cultura, certo, ma ancor prima al raggiungimento di quei due valori essenziali che sono la giustizia e la libertà, per costruire un’Europa viva e unita, in dialogo costante con ogni sua parte.

Ecco, questa passione, questo senso del dovere sono stati due tasselli fondanti della casa editrice Einaudi. Anche per questo è importante ricordare un uomo che ha fatto la storia italiana, culturale e politica insieme. Ed è bello sognare in che modo avrebbe potuto contribuire all’Italia di oggi, se quel 5 febbraio 1944 non avesse stroncato la sua esistenza.


Per la prossima tappa di #EinaudiTO leggeremo un’opera di o su Cesare Pavese. Avete già scelto la vostra lettura?

-Davide & Marco

3 pensieri su “#EinaudiTO: L’intellettuale antifascista di Angelo d’Orsi

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