#ReadChristie2020: Dieci piccoli indiani, Agatha Christie e il teatro

La #ReadChristie2020, la challenge dedicata alla Regina del giallo, continua anche questo mese. Se a gennaio abbiamo letto una storia che le ha cambiato la vita, e a febbraio una tra le sue preferite, per marzo bisognava leggere un racconto o un romanzo che avesse adattato per il teatro. La nostra scelta, considerato che avevamo già parlato di Tre topolini ciechi e della fortuna che ha avuto nel West End con il titolo The Mousetrap (Trappola per topi), è ricaduta su un altro grande classico, il capolavoro di Agatha Christie, il thriller-giallo più venduto della storia: Dieci piccoli indiani.

Se ci seguite da abbastanza tempo saprete che abbiamo già trattato l’argomento in occasione della nuova traduzione per Mondadori affidata a Lorenzo Flabbi, occasione in cui abbiamo analizzato le differenze tra le diverse traduzioni e la storia del titolo. Cos’altro si può dire su questo romanzo, vi starete chiedendo?

Ebbene, la storia teatrale di Dieci piccoli indiani, del titolo, delle differenze tra romanzo e sceneggiatura e delle diverse rappresentazioni in giro per il mondo è poco conosciuta. Da dove nasce il collegamento tra Agatha Christie e il teatro?

Nella sua città natale, Torquay, uno dei suoi passatempi preferiti, oltre a pattinare con le amiche, passare i pomeriggi bevendo tè nella canonica della parrocchia e passeggiare, era proprio andare a teatro e partecipare a produzioni amatoriali di spettacoli adattati da storie e fiabe.

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Un’Agatha Miller molto giovane. Courtesy of Agatha Christie Trust.

Esistono infatti foto di Agatha Miller (il cognome di famiglia) in costume, e sappiamo anche che sempre ispirata dalla sorella Madge, che scriveva racconti, alcuni pubblicati su Vanity Fair, aveva messo su carta alcune idee per piccoli spettacoli teatrali. Importanti sono soprattutto gli anni passati a Parigi, dove frequentava il teatro del Grand Guignol, che le mise in testa l’idea per una versione teatrale de L’ultima seduta spiritica, e quelli passati a Londra, dove visse al ritorno del marito dal fronte.

Sappiamo, anche e sopratutto grazie agli studi di Julius Green, che Agatha Christie è sempre stata interessata al mondo del teatro e dei teatranti. Ma dove si incontrano Christie scrittrice e Christie drammaturga?

Comincia tutto nel 1928. All’epoca la Christie era già una scrittrice affermata e di successo, con diversi romanzi pubblicati. Aveva 37 anni e una certa fama (non dimentichiamo che qualche anno prima era scomparsa per 11 giorni). Però non era ancora riuscita a far rappresentare un suo spettacolo nel West End, mentre la sorella Madge ce l’aveva fatta. Agatha infatti non era l’unica in famiglia con velleità letterarie. Nel 1924, come testimonia il visto del censore, Madge Watts vede rappresentata al St. Martin’s Theatre The Claimant. Le repliche sono soltanto 44, anche se nei carteggi di Madge con il marito e la sorella, si dimostra molto entusiasta del risultato.

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Madge Watts nata Miller, sorella di Agatha Christie. La somiglianza è netta. Courtesy of National Portrait Gallery, UK.

Bisogna aspettare il 15 maggio 1928 per vedere in scena il primo adattamento teatrale di un’opera di Agatha Christie, sotto la direzione di Michael Morton. Alibi, tratto da L’assassinio di Roger Ackroyd, viene prodotto da Bertie Meyer (che fece costruire il St.Martin’s Theatre) e diretto da Gerard du Maurier (figlio di George du Maurier e padre della celebre Daphne du Maurier). Di questo spettacolo ne parla la stessa Christie nella sua autobiografia:

Alibi, la prima commedia tratta da uno dei miei romanzi e precisamente dall’Assassinio di Roger Ackroyd, fu adattata da Michael Morton, uno specialista in questo genere di interventi. Mi scontrai subito con la sua proposta di ringiovanire Poirot di una ventina d’anni, di cambiargli il nome in Beau Poirot e di circondarlo di uno stuolo di estatiche fanciulle. Mi resi conto a questo punto di quanto mi fossi affezionata al personaggio e obiettai energicamente al fatto che la sua personalità venisse ad essere così modificata. Alla fine, con l’appoggio di Gerard du Maurier, il regista, arrivammo al compromesso di eliminare Caroline, la sorella del dottore, per sostituirla con una ragazza giovane e avvenente. Anche questa decisione mi costò parecchio: Caroline mi piaceva, mi piaceva il ruolo che svolgeva nella vita del villaggio e mi piaceva che questa arrivasse al lettore filtrata attraverso la figura del dottore e della sua dispotica sorella.

La mia vita, Agatha Christie, Mondadori

Nel 1940, alla lettera del suo agente, Edmund Cork, in cui le riferisce la volontà da parte di Reginald Simpson di adattare il suo più grande successo Dieci Piccoli Indiani per il teatro, Agatha Christie risponde:

Per quanto riguarda Dieci piccoli indiani, se qualcuno deve adattarlo, ci proverò io per prima!

Curtain up, A life in theatre, Julius Green, Harper Collins UK, 2015.

Da quello che dice Julius Green nel sul Curtain Up, un volume che racconta in maniera dettagliata il rapporto tra Agatha Christie e il teatro, Edmund Cork si aspettava proprio questa risposta.

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Charles Laughton fu il primo Hercule Poirot a calcare la scena. Anni dopo avrebbe vestito i panni di Sir Wilfrid Robarts, l’avvocato di Testimone d’accusa nel film del 1957 con Marlene Dietrich.

La Christie si mise subito al lavoro, purtroppo però non è sopravvissuto nessuno dei copioni scritti per Dieci piccoli indiani. È un vero peccato, visto che tra le prime e le ultime stesure la Christie ha apportato diverse modifiche. Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale la Christie si trova lontana dal marito, Max Mallowan, e grazie alla loro corrispondenza scopriamo i progressi della produzione di Dieci piccoli indiani.

Verso la fine del 1942 Bertie Meyer, che già aveva prodotto Alibi, iniziò a mostrarsi interessato all’adattamento di Dieci Piccoli Indiani. Chiedeva però, come all’epoca, che venissero attuate delle modifiche. Christie in una lettera al suo agente Cork, in risposta a queste modifiche, scrive:

Per quanto riguarda Dieci piccoli indiani, non penso che questi trucchetti da commedia da quattro soldi per far mettere insieme Vera e Lombard mi piacciano, a meno che (è possibile) non si faccia finire lo spettacolo con loro due che si rivoltano contro il Giudice. […] Si potrebbe fare e verrebbe fuori un bel finale, ma solo IO so come poterlo fare… non penso di volere nessuno a pasticciare con la mia sceneggiatura. Possono fare come dico io, oppure possono lasciar stare.

In un’altra lettera, indirizzata a Max, la Christie racconta come la modifica del finale di Dieci piccoli indiani fosse possibile anche per l’esistenza di un verso finale alternativo nella filastrocca che fa da motore narrativo del romanzo. Se infatti nel libro l’ultimo verso fa:

E quel piccolo soldato / offuscato dal digiuno / a una corda s’è impiccato. / Non ne resta più nessuno.

Dieci piccoli indiani… E non rimase nessuno, 2019, Mondadori, trad. Lorenzo Flabbi

il verso alternativo recita:

Quando il bel soldatino / rimasto solo uno / propose un matrimonio / lì non restò nessuno.

E non rimase nessuno in Tutto il teatro, Agatha Christie, Mondadori, 2014. Trad di Edoardo Erba.

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Un articolo del Radiocorriere TV del 1955, fascicolo 14, dedicato alla rappresentazione televisiva di Dieci poveri negretti di Agatha Christie, diretto da Alessandro Brissoni.

Questo fu, alla fine, il finale che venne scelto da Agatha Christie per lo spettacolo. Ad oggi, però, il più delle volte viene messo in scena quello originale. Una versione del finale “alternativo” la si può trovare nel film del 1945 di René Clair, And Then There Were None. Questo è lo stesso finale di un adattamento televisivo dell’opera teatrale (e non del romanzo) tutto italiano, andato in onda sulla RAI nel 1955. Per la regia di Alessandro Brissoni, Dieci poveri negretti fu interpretato da Paolo Carlini, Niela De Micheli, Fanny Marchiò, Nino Pavese, Franco Coop, Aldo Silvani, Augusto Mastrantoni, Gianni Lepsky, Aldo Alori, Lietta Carraresi e Nino Cestari.

La scelta di cambiare il finale all’opera si rivelò un successo. Bisogna pensare che nell’Inghilterra del Blitz, il morale dei cittadini doveva rimanere alto, e il continuo crescendo di tensione nello spettacolo, con il finale originale, avrebbe di sicuro avuto un effetto negativo sull’animo già provato degli spettatori.

Dopo aver firmato il contratto nel 1942, Agatha Christie scrisse al marito che Irene Hentschel era interessata alla direzione dello spettacolo. Venne anche stabilita una possibile data per il debutto, il 19 aprile del 1943. Irene Hentschel era stata la prima donna a dirigere un’opera di Shakespeare allo Shakespeare Memoria Theatre di Stratford upon Avon (la città natale del Bardo) e a quanto pare questa scelta fu molto azzeccata, tanto che nella sua autobiografia Christie si spertica in lodi.

Purtroppo però la messa in scena slittò di qualche mese. A quanto pare una possibile nuova data era il 6 settembre, in realtà il debutto avvenne poi il 20 settembre 1943 a Wimbledon. Il giorno prima Agatha aveva partecipato alla prova costumi. Era così insoddisfatta dall’andamento delle prove che scrisse a Max che era contenta di non poter partecipare alla prima il giorno successivo (sua figlia Rosalind aspettava un figlio, Mathew Prichard, che sarebbe nato proprio il 20 settembre). Nonostante tutto però, come dice Julius Green, entrambe le produzioni furono un trionfo e ricevettero recensioni eccellenti.

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Come appariva il West End londinese durante gli anni del Blitz.

Dieci Piccoli indiani fu un grandissimo successo, fece il tutto esaurito. Il 17 ottobre lo spettacolo venne messo in scena al St. James Theatre. Fu talmente apprezzato che nel primo anno la produzione riuscì a chiudere il bilancio non solo coprendo tutti i costi, ma ottenendo un guadagno cospicuo.

Con l’endorsment della People Entertainment Society (PES), Agatha Christie venne incoronata come la “drammaturga del popolo“. L’apertura nel West End fu solo il primo passo del successo di questo spettacolo, portato in tour in tutto il Regno Unito.

Nonostante la guerra, le rappresentazioni nel West End continuavano, tanto che durante i giorni del Blitz ben trentuno teatri rimasero aperti. I bombardamenti non risparmiavano però nessun luogo; fortunatamente, quando una bomba colpì il St. James Theatre, nessuna rappresentazione era in atto. La produzione di Dieci piccoli indiani fu costretta a traslocare al Cambridge Theatre per diverse settimane, prima di tornare nella sua location abituale. Dieci piccoli indiani continuò ad essere rappresentato fino al luglio di quell’anno, contando in totale 261 repliche.

Sembra incredibile pensare che in tempi così difficili Agatha Christie potesse ottenere così tanto successo con la sua prima opera teatrale. Oltre all’innegabile qualità, lo spettacolo deve aver toccato le corde giuste nell’animo degli spettatori. Se da un lato l’opera della Christie esplora i temi della colpa e della natura della giustizia, dall’altro ricalca lo stato della Gran Bretagna sull’orlo del conflitto. Un’isola lontana dalla costa, senza nessuna via di fuga o comunicazione. Personaggi che non si conoscono isolati dal mondo, un pericolo senza nome e senza forma che a uno a uno porta alla morte degli abitanti della magione. Le somiglianze con la situazione inglese della Seconda guerra mondiale sono palesi.

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D’altronde la Vera del romanzo rimarca il fatto che, dopo gli orrori della notte, i protagonisti sono diventati degli animali dello zoo (come nella filastrocca). L’opera di Agatha Christie, come successivamente Il signore delle mosche di Golding, esamina il crollo dell’ordine sociale all’interno di un gruppo di persone abbandonate su un’isola. Si capisce quindi come questi argomenti potessero toccare le persone che assistettero allo spettacolo.

Se però nel romanzo non c’è via d’uscita, nella versione teatrale i due sopravvissuti sono innocenti dei crimini dei quali sono stati accusati, e il loro atto finale è vendicarsi del proprio persecutore per poi scappare dall’isola. Dieci piccoli indiani, inconsapevolmente, era diventato una speranza, una carica positiva per il morale della popolazione. La gente aveva scelto Agatha Christie come sua drammaturga, e non avrebbe potuto scegliere qualcuno migliore di lei.

Dieci piccoli indiani, il romanzo, esce nel 1939 nel Regno Unito dopo una serializzazione, con il titolo Ten Little Niggers, titolo preso in prestito da una filastrocca per bambini scritta da Frank Green nel 1869. Nel Regno Unito il termine nigger non era ancora considerato estremamente offensivo (tanto che lo spettacolo teatrale porta lo stesso nome per molti anni), mentre negli Stati Uniti, alla pubblicazione nel 1940, viene modificato. Si passa quindi al titolo And Then There Were None (E poi non rimase nessuno), estrapolato dall’ultimo verso della filastrocca che appare nel romanzo.

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Volantino del 1944 di Ten Little Indians, la produzione dei fratelli Shubert e diretta da de Courvile a Broadway.

Quindi, perché lo conosciamo come Dieci piccoli indiani qui in Italia? Noi avevamo provato a dare una risposta. Ricordiamoci però che queste riflessioni valgono solo per il romanzo.

Sappiamo che, in seguito, grazie alla volontà dell’Agatha Christie LTD, il titolo viene modificato permanentemente in E non rimase nessuno (ripristinato in Italia nella nuova edizione, ma come sottotitolo), e che la filastrocca, ormai in ogni versione, vede dei soldiers, soldati, al posto dei niggers e degli indians. Questo vale anche per l’isola, che da Nigger Island nelle nuove traduzioni diventa Soldier Island. Non si tratta di “riscrivere la storia” o di nascondere qualcosa, semplicemente la lingua e le parole cambiano, e quello che un tempo poteva sembrare innocuo (ed evidentemente negli States non lo era) adesso non lo è più. Non bisogna stupirsi quindi se oggi, quando leggiamo Dieci piccoli indiani o lo andiamo a vedere a teatro, ci troviamo davanti a Soldier Island e alla filastrocca dei soldatini.

Nonostante in America il romanzo di Agatha Christie fosse conosciuto con il titolo And Then There Were None, nel 1944 arrivò sulle scene con il titolo Ten Little Indians (Dieci piccoli indiani). Di conseguenza anche la filastrocca venne modificata, e invece di ispirarsi a quella di Frank Green, si fece riferimento ai versi di Septimus Winner. La produzione dello spettacolo venne affidata ai fratelli Shubert, tra i più grandi produttori teatrali dell’epoca negli Stati Uniti. Lo spettacolo debuttò al Broadhurst Theatre il 27 giugno del 1944, per poi venire spostato al Plymouth Theatre il 9 gennaio del 1945, dove venne replicato fino al 30 giugno, con un totale di 426 rappresentazioni a Broadway. Sappiamo dalla documentazione giunta fino a noi che con più di sei mesi in anticipo dalla data di chiusura la produzione era riuscita a ripagare le spese dello spettacolo e a generare un profitto tra biglietti e royalties di 46.977,17$ (contando l’inflazione e il cambio, il guadagno ad oggi sarebbe di 608.715,95€).

Come per il grande successo nel West End, anche la produzione di Broadway organizzò una tournée, che andò avanti fino al 1946 inoltrato.

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I fratelli Schubert, magnati del teatro americano.

La produzione di Dieci Piccoli Indiani di Broadway era molto diversa da quella andata in scena nel West End. Il regista de Courville aveva scelto di fare leva non tanto sul dramma ma sulla parte comica e thriller della vicenda, riuscendo comunque a catturare l’attenzione degli spettatori.

Per una settimana, Dieci piccoli indiani venne rappresentato contemporaneamente a Broadway e nel West End. L’evento venne immortalato da una caricatura di Al Hirschfeld per il New York Times. Agatha Christie non aveva solo raggiunto il successo, ma era diventata il fenomeno del momento, tutti ne parlavano. A Londra lo spettacolo era andato molto bene, ma fu la produzione a Broadway a stabilirne il successo. Dieci piccoli indiani sarebbe diventato un fenomeno internazionale.

Opzioni per produzioni professionali e amatoriali vennero vendute a moltissimi paesi, anche quelli, all’epoca, sotto occupazione nazista. Cecoslovacchia, Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca. Oltre a questi paesi, Dieci piccoli indiani era rientrato nel repertorio degli spettacoli preferiti dalle truppe al fronte. A quanto pare, anche un gruppo di prigionieri olandesi riuscì a rappresentare clandestinamente lo spettacolo di Agatha Christie all’interno del campo di concentramento di Buchenwald. In una pubblicità sul The Stage del 1945 leggiamo che Dieci piccoli indiani venne rappresentato anche a Parigi, al Theatre Maringy, a Stoccolma, a Bruxelles e a Buenos Aires.

Grazie agli archivi di Hughes Massie scopriamo che, in soli due decenni, Agatha Christie diventa la drammaturga più rappresentata al mondo (e lo è tuttora). Nonostante molte sue colleghe dell’epoca come Clemence Dane, Dodie Smith e Enid Bagnold fossero arrivate anche loro al West End e a Broadway, nessuna riuscì a raggiungere o superare il successo ottenuto da Agatha Christie.

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Negare il successo di Agatha Christie come scrittrice di teatro è impossibile, ancora oggi il suo The Mousetrap va in scena quotidianamente al St. James Theatre di Londra. A livello accademico, tuttavia, le sue opere non vengono prese in considerazione come meriterebbero.

Nel The Cambridge Companion to Modern British Women Playwritghs (2000), un libro che si impegna a “riconoscere il lavoro delle sceneggiatrici inglesi del ventesimo secolo” la Christie viene menzionata solo in una nota a piè di pagina nel capitolo dedicato agli anni ’50. Nonostante non fosse una femminista convinta, Agatha Christie è riuscita a sfidare l’egemonia maschile del West End con un successo che nessun’altra prima o dopo di lei ha ottenuto. Eppure, nel West End Women di Maggie B. Gale (1996) si fa riferimento solo al successo commerciale della Christie, in favore delle sue colleghe più “intellettuali”.

Non stupisce che in volumi come quello di Lib Taylor, British and Irish Women Dramatists since 1958 (1993), le opere di Agatha Christie non vengano prese in considerazione per “un’implicita collusione con il patriarcato“. Eppure, nella maggior parte delle sue opere i personaggi femminili sono indipendenti, forti, agiscono secondo la propria volontà e non si piegano alle regole dettate dalla società. Nel 2015, nell’anniversario del 125esimo compleanno della Christie, l’unico spettacolo scritto da una donna e rappresentato nel West End era proprio il suo The Mousetrap. È un vero peccato che i pregiudizi e i preconcetti di diversi storici e storiche del teatro delle donne abbiano preso una posizione così netta verso le sue opere.

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Agatha Christie durante le prove per Witness for the Prosecution. Courtesy of Christie Archive Trust.

Ancora oggi, a cento anni dalla pubblicazione della prima storia firmata Agatha Christie, esistono aspetti poco noti o addirittura sconosciuti di questa scrittrice. Agatha Christie e le sue opere hanno ancora tanto da raccontarci, e noi siamo pronti a scoprirne sempre di più.


Per quanto riguarda la #ReadChristie2020, per il mese di aprile bisogna leggere una storia che la Christie abbia rielaborato (o scritto sotto pseudonimo). Come al solito vi invitiamo a consultare il sito dell’Agatha Christie Ltd. per trovare nuovi spunti di lettura e a consultare i consigli che diamo ogni mese su Instagram. Avete già in mente la prossima lettura?

-Davide & Marco

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