Come svanì Emanuela: il caso Orlandi raccontato da Roberto Fagioli

Non è semplice scrivere un articolo che all’apparenza non si lega a quello di cui siamo soliti parlare. C’è da dire però che anche in questo caso andremo a discutere di un libro, un’inchiesta più precisamente, che va a raccontare sotto una nuova luce un fatto di cronaca, la scomparsa di Emanuela Orlandi.

Roberto Fagiolo con il suo Come svanì Emanuela, edito Nutrimenti Edizioni, accompagna il lettore attraverso il caso Orlandi, a partire dai momenti precedenti alla scomparsa fino ai nostri giorni.

Emanuela Orlandi sparisce nel 1986, il 22 giugno, in una normale giornata d’estate romana. La scuola è finita da poco, Emanuela non è stata bocciata, ma rimandata in sole due materie, francese e latino. Frequenta il Convitto Nazionale, è al secondo anno del Liceo Scientifico. Oltre la scuola e gli amici c’è la scuola di musica, la Tommaso Lodovico da Victoria, al numero 49 di piazza Sant’Apollinare.

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Emanuela lascia la casa di Via Sant’Egidio, in Vaticano, per raggiungere la scuola di musica. Il tragitto non è dei più lunghi, a piedi sarebbero serviti poco più di 15 minuti, 20 al massimo, ma Emanuela a volte preferisce prendere l’autobus, il 64. Questa linea unisce Piazza San Pietro alla Stazione Termini, è una delle più frequenti e frequentate.

Sappiamo che già nei primi momenti del caso Orlandi non ci sono assolute certezze. Fagiolo mette a confronto le diverse ricostruzioni dei momenti precedenti alla scomparsa, come l’arrivo di Emanuela Orlandi in piazza Sant’Apollinare. Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ricorda che quel giorno la sorella gli aveva chiesto un passaggio in moto. Lui aveva appuntamento con la fidanzata, quindi rifiuta. Fagiolo pertanto indica le 15.30 come il momento in cui Emanuela lascia la casa. Nonostante questo e le indicazioni precedenti, non sappiamo di preciso come lei sia arrivata a scuola, o quando. Ci viene detto che quando Emanuela entra nell’aula per seguire la lezione del professor Valentino Miserachs, la lezione era già cominciata.

E sono tre le compagne a confermare questa ricostruzione dei fatti. Secondo Sabrina Calitti Emanuela sarebbe arrivata 15 minuti dopo la campanella, versione convalidata anche da un’altra studentessa, Raffaella Monzi che qualche anno dopo alle telecamere di Telefono Giallo, condotto da Corrado Augias, avrebbe confermato il fatto, precisando che fosse un’anomalia. Emanuela era sempre puntuale. La terza compagna, Laura Casagrande, dichiara ai carabinieri che, dopo la lezione di pianoforte, terminata alle 16, si era recata nella sala d’aspetto. Alle 17 circa sarebbe arrivata Emanuela che, per il ritardo, avrebbe subito la ramanzina del professore. Con queste testimonianze si può dire che Emanuela arriva a scuola tra le 16.10 e le 16.20. Ma perché questo ritardo?

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Spunta la figura di un’uomo, un ragazzo che avrebbe avvicinato Emanuela Orlandi con la possibilità di un lavoro durante una sfilata di moda dalle Sorelle Fontana. Un lavoretto da 375 mila lire, molto semplice: distribuire dei volantini dell’Avon durante l’evento. Decisamente troppi soldi, come dirà la sorella di Emanuela, Federica Orlandi, nella dichiarazione al reparto operativo dei Carabinieri:

Alle 18.40 circa ho ricevuto una telefonata da Emanuela la quale mi domandava di nostra madre e non essendo in casa mi riferiva quanto segue: mentre andavo a lezione sono stata avvicinata da un signore, il quale mi offriva un lavoro di volantinaggio […] mi avrebbe offerto la cifra di lire 359 mila, per questo voglio sapere se mamma mi accompagna. […] Io le dissi che sarebbe stata sicuramente una fregatura, ma lei non mi ha risposto e per concludere diceva che sarebbe venuta a casa e inoltre aveva appuntamento con quel signore alle ore 19,10, davanti alla scuola, per cui presumo che abbia chiamato dalla scuola dalla quale sarebbe uscita verso le 19.

Situazione particolare, visto che a quello che riferiscono diverse testimonianze ricordate da Roberto Fagiolo, non si sa con certezza il momento in cui la lezione sarebbe finita. C’è chi dice che Emanuela avrebbe chiesto di uscire un po’ prima al professore (nonostante Suor Dolores Saldano, la direttrice, dichiari che se gli alunni volevano uscire prima dovevano chiederlo a lei, e non ai professori), ma c’è anche chi dice che la lezione sarebbe finita prima lo stesso, intorno alle 18.45, proprio per un impegno del professore.

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La figura dell’uomo che avrebbe avvicinato Emanuela non è l’unica che si interessa alle ragazze della famiglia Orlandi. Federica Orlandi infatti racconta che qualche giorno prima della scomparsa della sorella, proprio vicino al capolinea del 64, l’autobus che prendeva solitamente Emanuela, fu avvicinata da un certo Felix, strano figuro che ricorre in diverse occasioni in quegli anni a Roma, che le avrebbe proposto un ruolo come comparsa nel film Gli ultimi giorni di Pompei, per 100 mila lire. Ovviamente lei non accetto, ma gli lasciò il numero, visto che l’uomo le disse che l’avrebbe richiamata. Ma non accadde mai.

Già in questi primi momenti la vicenda, non ancora definito Caso Orlandi, è nebuloso. L’unica certezza è che quella sera Emanuela non tornò a casa, come di consueto, per la cena delle 20.30, appuntamento obbligatorio per tutti i membri della famiglia.

Proprio la madre e il padre di Emanuela, insieme agli altri figli, inizieranno le ricerche, ripercorrendo le strade fatte da Emanuela, contattando le sue amiche, battendo i parchi cittadini, cercando anche a scuola. Nessuna traccia di Emanuela. Si recano dai carabinieri per sporgere denuncia, cosa che potranno fare solo successivamente, il tutto era stato categorizzato come una bravata della ragazza, che magari era a mangiare una pizza con i suoi amici.

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Telefono giallo, trasmissione RAI, si occupò del caso Orlandi

Roberto Fagiolo non perde tempo con strane teorie, con piste cieche, con pettegolezzi o voci che cercano di depistare le ricerche. Cita le fonti giudiziarie, i verbali, le testimonianze, le interviste e i servizi di diversi programmi televisivi (Telefono Giallo, Chi l’ha visto?, Scomparsi) e si limita ai semplici fatti di cui siamo a conoscenza.

Riporta in ordine cronologico i diversi eventi che si susseguono nella vicenda Orlandi: la comparsa in tutta Roma del purtroppo celebre poster con la fotografia di Emanuela Orlandi, le strane telefonate arrivate a casa Orlandi, il coinvolgimento del SISDE e di strani personaggi, le telefonate del cosiddetto americano, l’appello inaspettato di Papa Giovanni Paolo II, le sigle più o meno fittizie che cercano di approfittare della vicenda, le lettere e gli indizi rivenuti, senza dimenticare le strane coincidenze e connessioni con altri casi, come quello di Mirella Gregori, altra ragazza scomparsa a Roma in quel periodo, o la connivenza di diverse cerchie di potere, fino alla pista della Banda della Magliana, con la scoperta della sepoltura di Enrico De Pedis, detto Renatino, avvenuta nella chiesa di Sant’Apollinare, vicinissimo alla scuola di musica frequentata da Emanuela.

Roberto Fagiolo non lascia nulla al caso, e nel suo Come svanì Emanuela racconta per filo e per segno tutto quello che sappiamo sul caso Orlandi, fino agli ultimi eventi, come la pista falsa dei resti ritrovati alla Nunziatura Apostolica di Via Po a Roma, le strane dichiarazioni di Marco Fassoni Accetti (personaggio dubbio che, come Felix, girava per Roma) e le riesumazioni al Cimitero Teutonico in Vaticano.

Consigliamo questo libro? Assolutamente sì, non solo perché parla di uno dei misteri più intricati della storia d’Italia, con tutte le sue connessioni internazionali, ma anche per avvicinarsi il più possibile alla realtà dei fatti, cosa che tanti altri autori e tanti altri programmi televisivi non fanno.

-Marco

4 pensieri su “Come svanì Emanuela: il caso Orlandi raccontato da Roberto Fagioli

  1. investigaator113

    fin qui detto Emanuela Orlandi probabile sia morta durante la prigionia.Una telefonata giunta forse a casa Orlandi,I non ricordo bene,. parla che Emanuela è libera però dovete portarla subito all’ospedale,. Non ci fu seguito, Cmq non sarebbe il primo caso di sequestro che il sequestrato non abbia fatto più ritorno

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