La gang del pensiero di Tibor Fischer | Marcos y Marcos

A volte l’unica cosa che si può fare davanti alle avversità che ostacolano il nostro cammino è mantenere un atteggiamento pacato e prenderla con filosofia. Se però sei un romanziere come Tibor Fischer, anche questa strategia ha delle implicazioni e delle regole tutte sue. E questo approccio alla vita così strampalato lo ritroviamo nel romanzo La Gang del pensiero, tornato in libreria grazie a Marcos y Marcos, che lo ha ripubblicato da poco nella traduzione di Marzia Luppi Cortaldo.

ALCUNI PRINCIPI UNIVERSALI

Posso sbagliarmi, ma mi pare che ci siano certi impulsi di natura non carnale che provano tutti, o quasi tutti, in una civiltà minimamente sviluppata.

In ordine sparso: il libro. Concordo con l’opinione generale che la maggior parte delle persone hanno un libro dentro. Molti sono abbastanza educati da tenerlo sotto custodia nel proprio cranio. Si tratti di ricordi, di narrativa, di effusioni amorose o di una guida dello Zululand, la maggior parte delle persone si balocca con l’idea di lasciare al mondo la propria impronta celebrale. Per fortuna degli editor e di quanti di noi sono costretti a leggere per campare, solo una frazione di essi percorre la strada autoriale sino in fondo (d’altro canto, c’è anche ci riesce a far carriera scrivendo un solo libro e cambiandone il titolo con una certa regolarità.)

Altra onda cerebrale comune: il ristorante.

La filosofia, si sa, difficilmente da sola può provvedere al sostentamento di una persona. Lo sa meglio di tutti il protagonista, Eddie Coffin. Professore di filosofia (in realtà ricercatore) nell’ambiente di Oxbridge, uomo di mezza età, calvo, grassottello, non si è mai distinto negli studi (nonostante i voti alti), ma è conosciuto tra i colleghi per la sua voglia di spassarsela e per il fascino irresistibile che esercita sulle donne (e del quale nemmeno lui è convinto del tutto). Quando, nel Sud della Francia, con la polizia alle calcagna, rimane coinvolto in un incidente, viene avvicinato da uno strano ceffo che lo rapina. Perché si sa, le disgrazie arrivano a grappoli.

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Tibor Fischer

Rapinato è una parola grossa, perché davanti alla realtà dei fatti, il povero Hubert, lo strano ceffo, è un galeotto sgangherato, non del tutto integro mentalmente e fisicamente. È così che nasce la Gang. I due infatti decidono di intraprendere l’impresa di diventare rapinatori di banche, ciascuno con le proprie motivazioni.

Fischer cosa fa con questo materiale narrativo? Seziona la storia in frammenti, in brani più o meno brevi, a volte anche semplici frasi, in cui i personaggi quasi escono dalla pagina, semi-coscienti del fatto che non sono altro che il frutto della fantasia dell’autore.

Questo, misto ai riferimenti filosofici e alle parole che iniziano con la zeta (ma quante ne esistono?), apprezzate da Eddie Coffin quasi quanto le Blanche de Garonne, è capace di rendere la storia assolutamente imprevedibile e imprevedibilmente esilarante.

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La Gang del pensiero è un romanzo strano, una storia complessa che ha tutte le caratteristiche del migliore dei cult letterari. E proprio in virtù di questa sua complessità, per evitare che le avventure del duo causino una sonora sbornia, e per godere al meglio delle trovate ironiche, sarcastiche e a volta caustiche di Fischer, la storia va centellinata.

Il romanzo di Fischer presenta alcune affinità con Rayuela di Cortázar. Con ciò non si intende che si potrebbe iniziare la lettura aprendo una qualsiasi pagina a caso del volume ma piuttosto che per la qualità immersiva e altamente sperimentale e semplicemente diversa della lettura La Gang fa parte di quei romanzi verso i quali l’approccio tradizionale al testo è inefficace e limitante.

La Gang del pensiero l’epitome del divertimento. Un modo diverso e fresco di approcciarsi alla letteratura giocando con storie e parole.

-Marco

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