#RadicalBookFair | Intervista a Rachele Cinerari: Eris Edizioni e BookBlock

Rachele Cinerari è nata nel 1992 e, dopo aver passato quasi tutta la vita in Toscana, adesso vive a Torino. È dottoranda in Critica Letteraria e Letterature Comparate all’Università di Pisa e curatrice della collana BookBlock per Eris Edizioni.

Come vedete stiamo esplorando piccole, medie e grandi realtà editoriali. Siamo molto contenti perciò di ospitare nell’ambito del festival anche Rachele Cinerari, che fa l’editor per una realtà editoriale indipendente, Eris Edizioni.


Rachele Cinerari, dottoranda in Critica letteraria e Letterature comparate all’Università di Pisa, ti dividi tra la Toscana e il Piemonte, dove hai iniziato a curare per Eris Edizioni la collana BookBlock. Ci vuoi dire come sei arrivata a conoscere Eris e come è nato il vostro sodalizio?

Come lettrice ho conosciuto Eris nel 2015, quando lavoravo in una piccola libreria della provincia di Pisa, mentre ho conosciuto personalmente due dei tre soci (Gabriele e Matilde) alla fiera degli editori indipendenti Più Libri Più Liberi di Roma dello stesso anno; io ero lì come collaboratrice di una casa editrice in cui stavo facendo un tirocinio per l’università. Pochi mesi dopo mi sono trasferita a Torino per continuare gli studi, città in cui si trova anche la sede di Eris. Il rapporto con i tre soci si è fatto sempre più stretto ed è diventato prima di tutto un rapporto di amicizia e stima, poi di collaborazione. Ho lavorato per Eris in alcune fiere e per alcuni lavori di redazione, fino a quando un paio di anni fa mi hanno parlato dell’idea di una collana di saggi che potesse parlare a tutte e tutti e non solo a chi abitualmente legge saggistica. Da una prima idea sono nate numerose discussioni che hanno portato all’elaborazione di quella che oggi è BookBlock.

BookBlock è il nome della nuova collana di Eris Edizioni, che racchiude al suo interno dei saggi per capire l’oggi più immediato. Com’è nata l’idea della collana e del nome?

L’idea come dicevo mi è arrivata da loro, quando mi hanno chiesto di occuparmene non ho potuto che dire di sì, perché la trovavo una splendida idea. L’obiettivo è stato fin da subito quello di creare libri che potessero spiegare argomenti complessi in modo accessibile, senza eliminare la complessità, ma facendo sì che un gran numero di persone potesse accedervi, per poi eventualmente approfondire i temi che via via vengono trattati nei libri. Il nome richiama una pratica relativa ad alcune manifestazioni del 2010 durante le quali gli studenti del movimento romano scesero in piazza muniti di scudi di gommapiuma con le copertine di alcuni libri; a loro sembrava il nome perfetto per una collana che prima di tutto vuole creare strumenti di autodifesa culturale, sono stata subito d’accordo.
Sono tutti libri di 70.000 caratteri, tutti al prezzo di 6€, tutti con una stessa impostazione grafica che li rende riconducibili al progetto collettivo della collana e allo stesso tempo unici. Ogni libro si chiude con 5 consigli per approfondire il tema. I BookBlock non hanno note a piè di pagina né una bibliografia finale, ovviamente le fonti sono debitamente riportate ma non vogliono assomigliare in nessun modo a un saggio accademico, alcuni contenuti extra vengono via via pubblicati sul sito di Eris.

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Libri come strumenti di difesa. Ma come? Cosa deve avere un titolo per rientrare nella collana BookBlock? Quali sono i requisiti?

Siamo letteralmente bombardati da informazioni e nozioni che spesso facciamo fatica a filtrare, fare nostri, afferrare, e questo accade per i motivi più disparati. In fondo questi libri possono essere considerati dei piccoli anelli di congiunzione tra articoli approfonditi di Internet e saggi più strutturati. Le risorse online non vanno ovviamente demonizzate, ma da utilizzare sapendo un minimo come orientarsi. Spesso è difficile, parlo prima di tutto per esperienza personale, e abbiamo bisogno di qualcosa che ci permetta di orientarci ma anche di difenderci dalle narrazioni false e tossiche. Questo aggettivo, che ultimamente pare abusato, descrive in realtà perfettamente la capacità di certe narrazioni di inquinare la percezione che abbiamo della realtà e degli eventi. I libri che entrano nella collana sono davvero molto diversi tra loro, sia per tematica che per struttura e approccio, eppure sono tutti legati da uno stesso obiettivo di base. Permettere a tutte e tutti di poter entrare dentro un argomento attraverso le parole di persone competenti, che utilizzano la loro competenza in un percorso personale e collettivo di attivismo e sensibilizzazione dei temi che vengono affrontati.
Io credo che le parole siano un potentissimo strumento e che, se usate bene, davvero ci difendano da chi vorrebbe imporci una visione del mondo basata su preconcetti, demonizzazioni e stereotipi.

I saggi che scegli per la pubblicazione nella collana vengono commissionati agli autori o sono gli stessi autori a proporli? Se no, pensi che potrebbe essere una possibilità?

Non c’è una regola per questo, per quanto riguarda ad esempio i primi tre titoli, usciti il 28 febbraio, due sono stati proposti da noi, mentre uno (Contro l’automobile) è stato proposto dall’autore. Per il futuro continueremo a lavorare in questo modo, sia proponendo collaborazioni che accettando proposte che ci sembrano coincidere con gli obiettivi e lo spirito di questo progetto.

In apparenza, i tre volumi usciti contemporaneamente lo scorso 28 febbraio, sembrano totalmente slegati tra loro. Ma un filo comune c’è ed è quello che contraddistingue tutti i volumi targati Eris. Partiamo da Contro l’automobile di Andrea Coccia che, pubblicato da una casa editrice che ha sede a Torino, sembra ancora di più una provocazione.

Con Andrea in questo periodo scherziamo (amaramente) dicendoci che il suo libro sembra aver esaudito un desiderio nel momento della sua uscita: far diminuire le macchine in modo esponenziale. Il suo è un libro coraggioso, che porta a mettere in dubbio un cardine della quotidianità di moltissime persone e insieme un cardine della nostra società. In fondo sembra impossibile pensare a un mondo senza l’automobile, senza l’industria automobilistica che dà lavoro a milioni di persone, che sostiene gran parte degli eventi sportivi e culturali più importanti. Il libro ci fa rendere conto di come questo mezzo si sia dimostrato insostenibile, e abbia causato a livello globale più danni che benefici, a livello ambientale ed ecologico, sociale, economico. Ci racconta anche di come, per favorire il proprio commercio, l’industria dell’auto abbia letteralmente plasmato i territori per rendere l’automobile necessaria per ogni spostamento. Il libro, basandosi su una densa bibliografia di studi precedenti, argomenta una tesi che appare oggi sicuramente radicale, ma cerca di aprirci gli occhi sulle contraddizioni che alimentano il mercato dell’automobile e sui gravi danni che questo crea, cercando anche di immaginare quali potrebbero essere delle forme di mobilità più sostenibile, non solo nelle città.

Altro titolo è Post Porno, di Valentine aka Fluida Wolf. Pornografia come strumento di valore politico e sociale. Un argomento che in Italia fa storcere più di un naso, perché bisogna parlarne?

Fin da molto piccoli/e ci rendiamo conto di quanto la pornografia sia diffusa e accessibile e di quanto, in qualche modo, la pornografia mainstream si rivolga fin dai suoi albori a un solo tipo di piacere: quello dell’uomo eterosessuale. La sessualità di qualunque altro soggetto è immersa in tabù, falsi miti e stereotipi e tutto questo ha contribuito a creare un immaginario sessuale fortemente gerarchico in cui un soggetto ha diritto al piacere e tutti gli altri soggetti sono strumenti di questo piacere. Nel suo libro Valentine ricostruisce le origini di questo fenomeno, raccontando le diverse esperienze di pornografia “alternativa” che hanno tentato di proporre immaginari diversi da quello dominante.
È triste dirlo, ma non stupisce troppo che di certi argomenti non si voglia parlare. In un mondo in cui si fa fatica a parlare della sessualità delle donne (se non in senso di soggetti che in qualche modo “subiscono” il sesso o di cui fanno uso in maniera funzionale, cioè per riprodursi), qualunque tipo di pratica non “accettata” dall’immaginario comune viene nascosta sotto il tappeto.
È necessario parlare di questi argomenti, dargli dei nomi e un’esistenza attraverso le parole, perché il silenzio e i tabù contribuiscono a generare frustrazioni personali e collettive, oltre ad alimentare dinamiche di potere anche nei rapporti intimi. Il sesso è presente nella vita di tutte e tutti, che si scelga di praticarlo o meno, ogni persona è diversa, ha esigenze diverse e sensazioni diverse, ed è giusto che abbia la possibilità di riconoscersi in discorsi e immaginari.

Il terzo invece è Sostanze psicoattive del Progetto Neutravel, che ha l’intento di spingere le persone verso un utilizzo consapevole delle droghe (qualora ne facciano uso). Anche qui, si tratta di un argomento ostico per un paese dove ci si indigna guardando al dito invece che alla luna.

È verissimo, purtroppo quando si parla di sostanze se ne parla sempre e solo in modo strumentale; per fare qualche campagna politica, per evidenziare la necessità di qualche “riqualificazione”, o per demonizzare chi ne fa uso o chi è dipendente attraverso lo stereotipo del tossico.
Il lavoro che fa Progetto Neutravel è secondo me importantissimo: partendo dal dato che le sostanze (non solo illegali, ma anche legali) vengono utilizzate e sono diffusissime, le operatrici e gli operatori studiano la presenza di queste sostanze, i mercati che le producono, la loro composizione chimica, per poter aiutare chi le utilizza a ridurre i rischi al minimo e massimizzare l’aspetto di piacere e divertimento. È davvero ipocrita affermare che chi usa sostanze lo faccia solo per dipendenza o per disperazione; basti pensare a quanto è diffuso l’utilizzo di alcool (anche questa è una sostanza psicoattiva, potenzialmente molto pericolosa) e di altre sostanze a scopo ludico.
In questo libro sono contenute le sostanze più utilizzate sul territorio nazionale, divise per classi, e per ognuna di queste vengono descritti gli effetti, i rischi, e alcuni consigli di riduzione del danno.

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Insomma, tre titoli che oltre a funzionare da fondamenta a un pensiero autonomo servono anche a scardinare degli stereotipi dannosi. Cosa può fare l’editoria per promuovere questa importantissima battaglia?

Non tutti i libri devono servire direttamente a leggere la realtà, questa è solo una delle funzioni che un libro può avere. In generale credo che una questione basilare sarebbe quella di pubblicare solo libri in cui si crede veramente, e curarli nei minimi dettagli. Quello che secondo me l’editoria potrebbe fare è proporre degli immaginari diversi da quelli canonici, invece di cavalcare, come spesso fa, la tendenza del momento o cercare di creare il “caso” letterario. Ovviamente stando bene attenti a non descrivere in maniera falsata e viziata certe esperienze e certi mondi. Se pensiamo ad esempio alla narrazione delle questioni di genere che ultimamente, diciamocelo, sembra andare un po’ di moda, notiamo purtroppo molti esempi non certo virtuosi.
Descrivere degli immaginari contribuisce ad aprire possibilità, permette alle persone di riconoscersi, sentirsi legittimate, capire di poter esistere. Questo è indubbio, quindi ben venga che certi argomenti vengano trattati, allo stesso tempo bisogna fare molta attenzione e avere molta sensibilità, perché il rischio di creare stereotipi e “macchiette” sulla pelle delle persone è molto elevato.

Concepire percorsi alternativi è un po’ lo spirito della collana e della casa editrice. In quali sentieri ci potremmo addentrare con le prossime uscite della collana BookBlock? Ci puoi anticipare qualcosa?

È proprio vero, tutto il lavoro di Eris si può riassumere con le parole che avete usato, mi sento davvero fortunata a collaborare con loro perché credo che sia davvero importante che esista una realtà come questa, che attraverso linguaggi diversi cerca di problematizzare e proporre percorsi diversi.
Per quanto riguarda BookBlock a giugno usciranno i prossimi tre titoli: in uno si parlerà del perché i femminismi servano anche agli uomini, per mostrare come esistano molti modi di essere maschio, tutti migliori di quello “canonico”; sarà scritto da Lorenzo Gasparrini. Filo Sottile ha invece scritto un libro che, attraverso riferimenti mitologici e letterari, racconta l’esperienza delle persone transgender e di chiunque non voglia definirsi attraverso una norma. Il terzo libro parlerà delle migrazioni attraverso la rotta balcanica, raccontando le storie di persone migranti su una rotta che non non interessa molto ai media e alle strumentalizzazioni politiche, ma che è percorsa da moltissime persone all’anno e dove in questo momento sono bloccate moltissime persone; il libro rientra in un progetto di ricerca di storia contemporanea coordinato da Gabriele Proglio.

Domanda marzulliana, ma non troppo: chi vorresti entrasse nella scuderia BookBlock?

Proprio Gigi Marzullo! Scherzi a parte, sono molte le persone che ci piacerebbe includere in questo progetto. In Italia, per quanto spesso ce lo dimentichiamo, ci sono moltissime persone che fanno un lavoro importante e cercano di raccontare e sensibilizzare su tematiche importantissime. Non farò nomi, perché non ci sarebbe il tempo, ma in generale ci teniamo a creare una rete di persone che sentano di far parte di uno stesso progetto e ne condividano gli intenti, questo è per noi fondamentale.

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Prima di lasciarci, considerando il momento difficile in cui stiamo vivendo come pensi che cambierà il mondo dell’editoria finita l’emergenza? Pensi che ci troveremo in una situazione del tipo che le case editrici saranno costrette a stampare meno libri e quindi ad aumentare la qualità generale della produzione?

Questo è un momento davvero complesso, che amplifica problemi che già erano presenti nel mondo dell’editoria. In sostanza sta accadendo quello che accade in ogni altro settore: l’emergenza rende più visibili le contraddizioni e le malattie del sistema economico che regola le nostre vite.
Il mondo editoriale italiano è un sistema malato nelle sue dinamiche basilari, e questo è un dato su cui si dibatte ormai da anni. Io credo che, senza sminuire la componente negativa dell’emergenza, la crisi possa avere un valore “positivo”. Quello che sto vedendo è che le case editrici più autonome e intraprendenti stanno cercando di creare delle collaborazioni e delle reti, che penso siano davvero gli unici strumenti che avremo per andare avanti quando questa situazione, chissà quando, cambierà. Non credo affatto nella retorica del “tornare alla normalità” e dell’“andrà tutto bene”, la situazione è critica e lo sarà a lungo. La differenza, escludendo chi ha disponibilità economiche e logistiche di un certo tipo, la farà chi rimarrà fedele ai propri principi e capirà l’importanza della collaborazione e della cura dei dettagli senza lasciarsi abbagliare dall’illusione della iper-produzione. Per il resto, forse è ancora presto per analizzare lucidamente e dire quello che sarà.

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