#RadicalBookFair | Intervista a Marta Ciccolari: La McMusa, gli USA e i Book Riders

LaMcMusa è una voce italiana sulla cultura nordamericana: costume, personaggi, esplorazioni, curiosità e, soprattutto, letteratura. Soprattutto storie.

McM sono io: Marta Ciccolari Micaldi, giornalista, autrice e guida letteraria. USA sono gli Stati Uniti: il fuoco della mia passione, il focus dei miei studi e della mia ricerca. Musa è la scrittura, la parola, l’ispirazione. Racconto di altri racconti e ogni tanto ne scrivo di miei..

McMusa, tutto insieme, è un omaggio alla pop culture made in USA, al postmoderno e al decadentismo del sogno americano: tramontato più volte, c’è ancora qualcuno che lo insegue e ne è ispirato

Tra il panorama di chi ha fatto del comunicare libri, e non solo, la propria professione, non potevamo non includere Marta Ciccolari, la McMusa, che oltre al suo sito, ai corsi per Babelica, al podcast per Black Coffee e alla newsletter #SognaAmericano è organizzatrice e accompagnatrice dei Book Riders, viaggi di gruppo negli States.

Quindi, con tutta questa carne al fuoco, vi lasciamo alle sue risposte.


Marta Ciccolari, conosciuta come la McMusa, sei forse la figura più poliedrica in assoluto se guardiamo al panorama di chi comunica i libri. Amante della letteratura americana e degli States, ti muovi lungo le coste dell’Atlantico con i Book Riders. Dove e come è iniziato tutto quanto?

L’amore per la letteratura americana è cominciato all’università, precisamente al mio ultimo corso, quello con la mitica professoressa Barbara Lanati. Mancava poco alla mia laurea e io mi avviavo a concludere un percorso abbastanza tradizionale ma lei riuscì a cambiare tutto: ci insegnò che le storie americane sono storie di tutti, sono storie in cui si può entrare, urlare, ridere, pensare, sentirsi a casa. Avere una propria idea. Entrare in dialogo con l’autore, magari bevendosi una cosa insieme. Per me e per i miei compagni fu una rivoluzione. Da allora ho cercato di fare mio quell’approccio e ho proseguito la mia ricerca attraverso un master in American Studies e diverse esperienze negli Stati Uniti. La più importante fu in Illinois: un mese a girare paesini di provincia, ospite di diverse famiglie. Fu lì che feci nascere la McMusa: aprii il blog perché volevo raccontare quello che stavo vivendo e scoprendo. Un’America che non aveva niente a che fare con l’immaginario che davamo per certo ai tempi in Italia. Ma aveva molto a che fare con un certo tipo di letteratura. Era la primavera del 2013.

Abbiamo accennato ai Book Riders. Organizzi dei viaggi di gruppo per appassionati degli Stati Uniti e della letteratura americana. Come sei arrivata a immaginare questo format più unico che raro?

Dopo quel lungo soggiorno in Illinois nel 2013 tornai a Torino, la mia città, e cominciai a tenere dei corsi di letteratura americana on the road in un centro culturale del mio quartiere: iniziando proprio dall’Illinois, l’idea era quella di portare i miei corsisti a compiere un vero e proprio viaggio in uno stato specifico dell’America del Nord. Arrivavo agli appuntamenti con la cartina, la dispiegavo davanti al gruppo e da lì partiva il nostro viaggio serale, in un’interconnessione tra geografia e letteratura che da allora è diventata la mia cifra stilistica. I corsi si sono moltiplicati in fretta, ho cominciato a tenerli anche in altre città d’Italia ma, parallelamente, grazie all’incontro con Xplore Tour Operator sono riuscita a fare la cosa più bella di tutte: rendere questi viaggi reali! Portare con me gruppi di viaggiatori dall’Italia alla scoperta dell’America sulle strade dei suoi grandi scrittori, stato per stato. I Book Riders sono infatti persone che desiderano esplorare gli Stati Uniti usando una chiave nuova, non turistica ma più legata all’autenticità dei luoghi. La letteratura è perfetta per fare questo, no?

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©Elena Datrino

Può sembrare stupido chiederlo, ma come si organizza un viaggio del genere? Ma soprattutto, come si fa a far capire a chi vuole intraprenderlo che è proprio quello che fa al caso suo? Viaggiare non è semplice da soli, tanto meno lo è in gruppo e con un itinerario ben stabilito…

Si organizza in parte in modo istintivo (l’ispirazione per le nuove mete, gli incontri con quelli che diventeranno gli scrittori o i libri guida) e in buona parte in modo concreto: una volta scelto lo stato sulla base di alcuni criteri d’interesse letterario ma anche esplorativo, io vado in avanscoperta da sola e viaggio nello stato in questione prendendo appunti, elaborando itinerari, appuntandomi posti da visitare e storie da leggere. Una volta tornata alla base metto insieme il percorso definitivo e insieme a Xplore procedo con l’elaborazione del tour: alberghi, voli, auto ecc. Non è così difficile viaggiare, se è la tua passione! Lo sanno bene le persone che mi seguono. La mia attività si dispiega su diversi canali: il blog, i social, la mia newsletter mensile #SognaAmericano, i corsi in tutta Italia e online, due diversi podcast. Chi viene in viaggio con me lo fa perché gli piace il mio modo di raccontare gli Stati Uniti, mi segue e ha tanta voglia di esplorare questo territorio tanto mitizzato in modo diverso dal solito. E altre due cose: chi viene una volta torna sempre almeno una seconda (c’è anche chi sta facendo TUTTI i tour dal 2015) e chi viene per la prima volta ha a disposizione un simpatico decalogo del Book Rider che abbiamo stilato proprio per chi vuole capire se questi tour fanno al caso loro. Si trova sul mio sito.

Cosa rende unici questi viaggi? Perché dovremmo assolutamente partire con te?

Lo spirito. Ancor prima che l’itinerario. Io curo molto questo aspetto quando siamo on the road e con il tempo sono arrivata a pensare che sia un po’ il nostro asso nella manica: creo un racconto di cui noi e le nostre emozioni siamo i protagonisti. Questo ci permette di accogliere con entusiasmo tanto i motel scassati quanto le grandi attrazioni turistiche, tanto i racconti ricercati quanto gli incontri di grande impatto con le persone del posto. L’America è davvero il regno delle mille possibilità, sta a noi saperle coglierle e viverle.

Forse viene in aiuto il decalogo del Book Rider perfetto che troviamo sul tuo sito, ma anche le testimonianze di chi questi viaggi li ha vissuti. Cosa porti con te ogni volta che torni da questi itinerari?

È incredibile: ogni gruppo è diverso. E lo stesso tour, fatto con gruppi diversi, può cambiare radicalmente. Io mi porto a casa il senso di scoperta e meraviglia che vedo sulle loro facce. Le reazioni alle letture più intense e le discussioni che seguono, spesso in macchina, mentre intorno a noi scorrono paesaggi incredibili e la radio trasmette le canzoni più giuste. E poi mi porto a casa pezzi sempre nuovi della mia America: con me è sempre molto generosa, io vedo doni in ogni incontro, in ogni profumo, in ogni camera d’albergo.ezgif-3-1aef7e880d67

Immaginiamo che Once a Book Rider, Always a Book Rider. Come si torna alla vita di tutti i giorni dopo un viaggio come quelli che organizzi? Si stabilisce un rapporto con chi parte con te che continua anche dopo il viaggio?

Eccome! Si torna dal viaggio (ed è sempre un trauma, diciamolo) ma il viaggio continua anche in Italia: molte persone vengono ai miei corsi, con alcune sono diventata molto amica, non mancano le occasioni di ritrovo più mondane con o senza di me. Oltre a questo, però, si crea un senso di appartenenza che trova sfogo anche sui social e online. Si è proprio creata una community e io mi diverto molto a ricercare i fili delle loro conoscenze: chi ha viaggiato con chi, chi ha frequentato quel corso, chi è prenotato per quell’altro tour e condividerà la stanza con chi. E poi moltissime persone sono diventate amiche tra loro. Mancano ancora le storie d’amore, ma forse è perché il vero catalizzatore del nostro amore è l’America.. oppure a me non l’hanno mai detto!

Sarebbe bello partire subito, ma in questi giorni non si può. Ci viene però in aiuto il podcast che curi raccontando i libri e gli autori di Edizioni Black Coffee, Black Coffee Sounds Good. Un appuntamento mensile imperdibile. Come nasce questa collaborazione e come ti approcci al format Podcast? Pensi che, alla fine, Video Didn’t Kill The Radio Star?

Podcast is the future! In America è già quasi il passato, come al solito noi arriviamo con quei 5-6 anni di differita, ma sta di fatto che il podcast è oggi una delle forme narrative più importanti e promettenti anche in Italia. Ti permette di creare un vero e proprio mondo sonoro in cui l’ascoltatore entra e si immerge completamente: è per questo motivo che con Black Coffee abbiamo cercato sin dall’inizio di fare delle puntate che somigliassero a dei viaggi narrativi. Con loro condivido la passione per un certo tipo di America, quella meno eclatante e più remota, quella che anche a livello letterario devi proprio andarti a cercare. Con l’inizio del lockdown questi viaggi sono diventati una vera salvezza: per moltissimi ascoltatori sono stati un modo per esplorare l’America, anzi proprio immergercisi, anche da casa.

Che poi nel tuo caso, c’è spazio anche per il video, con i corsi e gli appuntamenti con Babelica, realtà di Torino. Ce ne vuoi parlare?

Un’altra delle avventure che ha avuto tantissimo successo in questo periodo è stata l’inaugurazione di Maps of America, un ciclo di corsi online che ho ideato in pochissimo tempo accogliendo lo stimolo di Babelica, l’associazione culturale con la quale collaboro da molti anni per i miei corsi. Maps of America è un insieme di roadtrip tematici da fare da casa. Il primo l’ho intitolato Once Upon a Town: siamo andati alla scoperta di 5 cittadine di piccole dimensioni degli Stati Uniti, scoprendone storie letterarie e segni particolari. Dalla capitale del rock Asbury Park nel New Jersey alla remota Astoria nell’Oregon, famosa per i Goonies; dal deserto di Marfa in Texas alle praterie dell’Illinois a Bloomington alle spiagge leggendarie della californiana Malibu. Come faccio sempre, anche in questo caso ogni tappa aveva al centro la letteratura e intorno una costellazione di materiale extraletterario che ha entusiasmato i partecipanti: Babelica, infatti, ad ogni tappa ha dedicato una moodboard del suo sito con dentro fotografie, video, playlist di Spotify e varie chicche. Le dirette andavano in onda il mercoledì sera su YouTube ma tutto il materiale rimaneva a disposizione dei tantissimi corsisti (150!) per molto più tempo, così ognuno poteva gustarsi il viaggio quando e come voleva. I roadtrip continueranno anche quest’estate, sto già pensando a dove portarvi tra giugno e luglio… visto che non possiamo viaggiare fisicamente, quale migliore occasione per farlo grazie alla letteratura?

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Insomma, ce n’è per tutti i gusti: video, audio, c’è il tuo sito con il blog, la newsletter, gli altri canali social. Come si organizza tutto, ma soprattutto, come cambia il tuo modo di comunicare attraverso queste piattaforme?

Secondo me c’è un solo trucco: quando una cosa risulta forzata, smetti di farla. Il blog è calato negli ultimi anni, ma io in primis mi ero accorta che mi piaceva di più comunicare in senso più intimo con la newsletter. Ho potenziato questo format e ho diminuito il numero di post del blog. Le stories di Instagram sono il canale della spontaneità ma non esauriscono quello che voglio raccontare: ecco che entra in gioco il podcast. Facebook non ho voglia di aprirlo quasi mai… perché allora ostinarmi a usarlo quotidianamente per lavoro? Scriverò meno ma meglio. Insomma, bisogna ascoltare per primi se stessi e poi, come per tutto quanto, studiare studiare studiare. Io faccio autoformazione costante per quanto riguarda la comunicazione, mi piace molto imparare. Il grosso delle mie piattaforme e del mio modo di esserci su quelle piattaforme, però, ultimamente ha una coordinatrice d’eccezione: Valeria Sesia, mia carissima amica e adesso anche collaboratrice.

La domanda marzulliana ci vuole sempre, anzi, più di una: cosa bisogna leggere per capire gli States? Ma soprattutto, ha senso parlare ancora di American Dream?

Certo che ha senso! L’American Dream è un mito giovane, ce ne vorrà ancora prima che si esaurisca. Di sicuro si trasforma con i tempi, ma questo è fisiologico. Per capire gli Stati Uniti devi leggere i menù dei ristoranti, i graffiti sui muri, i giornali con la pubblicità delle armi, i segnali stradali, gli opuscoli delle chiese, i depliant delle agenzie immobiliari, i cartelloni pubblicitari e quelli della polizia: per capire gli Stati Uniti devi andare negli Stati Uniti. I libri sono solo una chiave del viaggio.

Prima di lasciarci, considerando il momento difficile in cui stiamo vivendo come pensi che cambierà il modo di raccontare i libri? Immaginiamo che una realtà come quella dei Book Riders sia forzatamente bloccata. Come potrebbe cambiare in futuro?

Prediligendo un ritmo di viaggio meno frenetico e ancora più sostenibile, ma non di più. I Book Riders sono già viaggi molto particolari e attenti alla dimensione dell’autenticità e della singolarità dell’esperienza, devono solo darci il via libera per ripartire! Quanto ai libri… selezione credo sia la parola chiave: ognuno si senta libero di declinarla come desidera.

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