Lei di Nicolò Targhetta

È di recente pubblicazione il romanzo di Nicolò Targhetta, Lei, pubblicato anche in questo caso da Becco Giallo. Dopo l’esperienza felice di Non è successo niente, una raccolta di storie ciniche e ironiche che prende il nome dall’omonimo blog dell’autore, torna a destreggiarsi con la penna e racconta una nuova storia custodita dalla bellissima copertina di Quasirosso.

Lei è la storia di una trentenne come tante altre (e altri). Alla fine di una convivenza di cinque anni si trova improvvisamente sola, costretta a ricalibrare la sua vita e ad aggrapparsi a soluzioni precarie per evitare di tornare a vivere dalla madre. A questa sfortuna sentimentale si aggiungono altre tragicomiche coincidenze, in primis la perdita del lavoro e un disperato e amaro sballottamento da un colloquio a un altro. Come riuscire a sopravvivere a questo mare di incertezze? Parlare con gli oggetti, con piante, poster e personaggi immaginari è un modo come un altro di affrontare le sfide quotidiane di un mondo affamato di salute mentale.

Lei è la protagonista, senza nome, – potrebbe essere la tua vicina di casa come la tua migliore amica, chi lo sa? – una ragazza alle prese con la modernità e l’opprimente richiamo di una società che ti grida con tutto il fiato di uniformarti ai suoi parametri. In questo senso Nicolò Targhetta riesce a dare un quadro piuttosto preciso di quello che ci si aspetta da un giovane oggi. Una macchina da guerra flessibile che si deve accontentare di uno stipendio da fame e deve destreggiarsi in quella giungla di cemento chiamata città cercando di trovare una stabilità tutta sua e costruirsi la famiglia perfetta, quella della Mulino Bianco.

E queste sono solo alcune delle sfide che un trentenne, ma anche un quasi-trentenne, si trova davanti. Un guazzabuglio di responsabilità e pretese che lo spingono spesso verso un burnout professionale ed emotivo. Pressioni diverse da fronti multipli che sono difficili da comprendere se non li vivi in prima persona.

Lei è un libro schietto, non promette di essere il grande romanzo italiano, né di elevarsi a grande modello letterario. È un racconto semplice e ironico di quello che in tanti hanno passati e che stanno passando tuttora nel mondo della precarietà lavorativa ed emotiva. La chiave del successo è come sempre una grande capacità di adattamento e di ri-calibrazione delle proprie necessità. Quando si dice che ognuno ha i propri tempi, è vero, Lei lo sa bene.

L’idea di parlare con gli oggetti fa molto Ransie la strega e si sposa felicemente con il fitto sottobosco di riferimenti pop introdotti nella storia non con il semplice piglio di un vezzo nostalgico sentimentale quanto più con escamotage narrativi dotati di una specifica funzione, quella di fare da analisti e consulenti sentimentali della protagonista. Un espediente ingegnoso che dona colore alla storia e aggiunge quel pizzico di ironia necessario per immedesimarsi nei panni di Lei.

Questa vena pop la si ritrova anche nel linguaggio scarno e ad alto contenuto comunicativo dell’autore. Un linguaggio che ha le sue radici nella serialità televisiva e in quelle narrazioni ibride di cui tanto si sente parlare. Narrazioni che mescolano mondi e immaginari diversi e gli danno una nuova prospettiva.

Questo breve volume è un’occasione per esplorare una realtà, magari sconosciuta, magari più che nota, e riderci su. Che a ridere si esorcizzano le paure e si riprende in mano la bussola.

-Davide

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