Il maratoneta di William Goldman

Quando si parla di William Goldman il pensiero va subito ai film in cui compare il suo nome nelle scene d’apertura. Tra le tante sceneggiature che ha scritto sono quelle di Butch Cassidy e Tutti gli uomini del presidente ad avergli valso rispettivamente un Oscar alla migliore sceneggiatura originale (1970) e uno alla migliore sceneggiatura non originale (1977). Ma Goldman era anche uno scrittore e la casa editrice marcos y marcos ha deciso di riportare in libreria Il maratoneta (nella traduzione di Tilde Arcelli Riva), pubblicato col titolo originale Marathon Man nel 1974.

La storia è quella di due fratelli di origine ebraica, Thomas Babington ‘Babe’ Levy e Henry David ‘Doc’ Levy, cresciuti uniti dal dolore della perdita del padre quando erano ancora ragazzini. Le loro due esistenze scorrono parallele ma Babe, che sta studiando storia alla Columbia University, ignora completamente la doppia vita del fratello e quando questa spalancherà la porta del suo appartamento malandato di New York si troverà a sfidare un vecchio nazista venuto dal Paraguay per dei loschi traffici. Una storia vorticosa in cui Babe deve mettere in azione le sue qualità migliori, l’intelligenza e la sua passione per la maratona. William Goldman de Il maratoneta ha curato anche la sceneggiatura del film del 1976, diretto da John Schlesinger e con due interpreti d’eccezione, Dustin Hoffman e Laurence Olivier.

Nel romanzo Goldman trasferisce l’acume e l’ironia che contraddistinguono non solo tutta la sua opera letteraria ma anche le sue sceneggiature. Perfino quando la storia svolta gli angoli più bui, c’è sempre un sorriso nascosto in qualche anfratto. Il divertimento nasce dall’uso intelligente di quello che è evidentemente un vasto, vastissimo bagaglio culturale. Un bagaglio che si riflette nelle citazioni letterarie quanto nella scelta dei nomi, da Scylla – la cui identità non riveleremo – fino al professor Biesenthal, vecchio amico del padre di Babe e Doc, che porta il nome di una piccola città del Brandeburgo tedesco.

Al secondo Langsamer Rosenbaum rimase un attimo immobile, madido di sudore. Poi fece avanzare la sua Chevy e diede un colpetto alla Volkswagen. Fu così bello, che indietreggiò di qualche metro, poi avanzò di nuovo e diede un altro colpetto, un po’ più forte. Erano anni che non aveva tanta voglia di battersi con uno straniero. Perché? Be’, perché a) era a Yorkville; b) sull’Ottantasettesima; c) proprio dietro Gimbels East; d) bloccato; e) da una Volkswagen; f) guidata da un vegliardo mangiapatate; g) che lo stava facendo arrivare in ritardo alla partita del giovedì; h) il che era particolarmente irritante perché la sua Chevy non aveva l’aria condizionata e, benché fosse pomeriggio inoltrato a settembre inoltrato, la temperatura raggiungeva i novantadue gradi; i) Fahrenheit; j) e passa.

Il cuore della storia è la contrapposizione eroe/antagonista. Da un lato Babe, dall’altro il vecchio nazista Szell, uniti da un improbabile sequenza di eventi in qualche misura scatenata da Doc. L’antagonista è un uomo senza scrupoli che vive di ideologie e ha la mente annebbiata dal passato, mentre Babe è un eroe principiante, un po’ inetto e molto fortunato, quasi virginale (basta pensare a come si comporta con le ragazze, Elsa in particolare). Quello che li rende simili è un’aura di goffaggine che li trasforma in individui un po’ imbranati, ma non per questo meno implacabili e risoluti.

Quello che spicca è la capacità di Goldman di far materializzare davanti agli occhi del lettore la storia, che si sviluppa scena per scena come in un film. Non a caso lo scrittore è anche sceneggiatore e questa lingua ibrida, a metà tra il visivo e il classicamente letterario, la sa padroneggiare in modo preciso e senza sbavature.

Il maratoneta è una favola che si riserva l’uso della violenza, una specie di C’era una volta a Hollywood ben prima che il film di Tarantino uscisse nelle sale. Una storia perfetta, stramba, che scavalca i generi e, tra un pizzico di spionaggio e un altro pizzico di avventura, dà alla Storia una veste tutta nuova.

-Davide

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