Atlantide Edizioni | L’editor di Massimiliano Governi

Il genere è un mondo vasto e sconfinato, così, come potrebbe succedere per la narrativa, anche all’interno di una grossa nicchia qual è il giallo, esistono molte storie molto diverse tra loro. A popolare la nuova collana di Atlantide, Blu Atlantide – dal colore celato dai risvolti di copertina dei libri della collana – nel mese di ottobre è uscito un romanzo a metà tra il giallo e il noir, L’editor di Massimiliano Governi. L’autore romano ha pubblicato con numerose case editrici e con la sua ultima storia ha scelto di dare vita a un omicidio.

Il protagonista, un ispettore che ha lasciato la sua battaglia contro la mafia e il suo paese per uno scandalo, indaga l’omicidio di un uomo trovato massacrato nel Parco della Caffarella, a Roma. La vittima, che subito aveva fatto pensare a un senzatetto, è in realtà l’editor di un’importante casa editrice del posto. L’ispettore quell’immagine lì, del corpo maciullato e senza vita dell’uomo, non riesce a togliersela più dalla testa, così inizia un’indagine che sfuma presto nell’ossessione. Ripercorre i passi dell’editor, va spesso a casa sua e della moglie ormai vedova, fruga compulsivamente nel computer della vittima e dorme perfino nel suo letto. Non riesce a trovare l’assassino ma non si sente impotente, anzi, nutre un fascino morboso per ogni più piccolo dettaglio che riguarda la vittima.

È un’indagine fuori dagli schemi, in solitaria e a tentoni. L’ispettore non presta molta attenzione agli aspetti tecnici, non campiona oggetti e non scava troppo a fondo nel passato dell’uomo. Anzi, lascia che quello che è stata la vittima, quando era ancora in vita, venga a lui spontaneamente e in modo casuale. Così accumula prove e indizi. Così arriva a restringere il campo dei sospetti e a trovare l’omicida.

Rividi per un momento l’editor buttato sul prato, una crepa sulla fronte, che succhiava aria come una seconda bocca.

«Cerchi i suoi occhi», ripetè la donna. «Un uomo che ha fatto una cosa simile non può guardare come gli altri».

Stavo per dirle che io da mesi camminavo per strada o studiavo foto segnaletiche e profili Facebook e mi sembrava che tutti gli occhi che guardavo sarebbero potuti essere quelli dell’assassino, e che nessuno poteva esserlo. Ero sul punto anche di confessarle il timore che quell’uomo, chiunque fosse, avesse ormai lasciato la città e che non l’avrei mai preso. Ma non dissi niente di tutto questo.

La storia è raccontata in prima persona con frasi brevi e smozzicate, che ricordano un linguaggio più colloquiale, quasi “parlato”. Questa prosa asciutta e sintetica contribuisce a mantenere alta l’attenzione del lettore e un ritmo costante dalla prima all’ultima pagina. Anche se all’ispettore sembra sempre di dover vacillare non c’è spazio per questo senso di mancamento durante la lettura.

È un giallo fuori da ogni schema. Più che trovare l’assassino sembra che lo scopo dell’indagine sia quello di trovare una nuova forma, un nuovo obiettivo per un genere che spesso si adagia sui cliché e sulla tradizione. Un tentativo di andare oltre l’inchiesta alla Sherlock Holmes e a quella che oggi è considerata tipicamente nostrana, alla Camilleri. L’editor in questo senso è un esperimento letterario che non perde però il gusto della narrazione e di un buon giallo.

L’atmosfera che si respira tra le pagine del romanzo ricorda quella di un film poliziesco italiano degli anni Settanta, anche se non è l’azione a essere protagonista della storia, come negli inseguimenti in macchina e nelle sparatorie dei sopracitati film, quanto piuttosto il percorso di un uomo che si specchia nella vittima di un efferato omicidio e ci vede riflessa una via d’uscita dalla propria vita, che appare vuota e soffocante allo stesso tempo.

L’editor è un libro che accoglie tante anime e personaggi diversi – non ultima la città di Roma con le sue strade e il suo mastodontico cimitero, il Verano – e che sceglie di percorrere una strada diversa nello schema tradizionale di un genere che spesso è visto come molto chiuso a eccessivi sperimentalismi.

-Davide

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