#EinaudiTO | Walter Barberis, l’Einaudi ieri e oggi

Sembra una cantilena che ripetiamo ormai da giorni, ma dicembre è arrivato e si prepara a portare via il 2020, insieme ai progetti di quest’anno. Tra le iniziative che ci hanno tenuto compagnia c’è #EinaudiTO, il percorso di lettura dedicato agli autori, torinesi e non, che hanno fatto l’Einaudi. Siamo partiti dagli esordi, con il nucleo fondante della casa editrice: Pavese, Ginzburg, Einaudi. Per chiudere il cerchio non potevamo lasciarci sfuggire l’attuale presidente dello Struzzo, Walter Barberis.

Raccontare una figura così vicina a noi – figurativamente e non solo – non è semplice. Barberis, storico italiano, entra nel campo gravitazionale della casa editrice torinese nel 1975, quando viene assunto. Questo succede grazie a una “potente raccomandazione” di Giulio Bollati, che lo aveva preso sotto la sua ala e con cui frequentava i salotti di casa Ceriana. Sarà Bollati a incoraggiarlo a intraprendere la carriera universitaria, inframmezzata dalla parentesi del servizio militare obbligatorio. Da neoassunto, Walter Barberis fa parte della redazione della Storia D’Italia, composta da persone illustri come Ruggero Romano, Simona Cerutti, Carmine Donzelli, Paola Guglielmotti, Roberto Cazzola e Paolo Collo, tutti nomi che si sono distinti all’interno del mondo dell’editoria (e non solo). Si tratta quindi di un’ottima partenza. Sempre sotto “iper raccomandazione”, stavolta da parte di Romano, e in concomitanza col lavoro editoriale, Walter Barberis consegue il Diplôme d’Études Approfondies in Histoire et civilisation.

Gli uffici di via Biancamano a Torino durante gli anni 70’ accoglievano, tra le loro mura, le più importanti personalità del panorama culturale italiano, figure con le quali Barberis si trova ad avere a che fare. In un’intervista racconta un aneddoto particolare su Italo Calvino.

Calvino era un uomo strepitosamente intelligente, acuto. Non direi amichevole nei rapporti. Con il suo eventuale interlocutore ingaggiava una specie di tenzone. Rimanere chiusi in una stanza con Calvino significava sfidare la gara di un silenzio. Calvino ti guardava, non parlava. Aspettava che te ne uscissi con un’inevitabile sciocchezza con la quale ti avrebbe inchiodato. Mi successe. Non ci conoscevamo benissimo. Forse non mi apprezzava in modo particolare, ma d’altronde ci occupavamo di cose diverse, ero giovane. Ci trovammo in riunione in una casa di campagna di Einaudi in un primo pomeriggio d’estate. Eravamo soli, e Calvino iniziò a guardarmi in modo silenzioso. Riconobbi in questo atteggiamento una specie di trappola mortale: Calvino stava attendendo che io dicessi un qualcosa che sarebbe risultato estremamente pericoloso. Questa gara del silenzio andò avanti per circa 40 minuti, quando qualcuno entrò nella stanza e interruppe l’elettricità di questo silenzio. Calvino era così.

Mentre con l’editore, Giulio Einaudi, il rapporto era diverso. Timido, introverso, aristocratico – usiamo le parole di Walter Barberis – Einaudi sceglie il giovane (aveva quasi 24 anni) come suo scrivano, per mantenere i rapporti con gli autori, con le personalità politiche ed editoriali. A detta di Barberis, l’editore non aveva l’abitudine di seguire i suoi consigli, ma era sempre disponibile all’ascolto, curioso di natura.

Gli anni successivi non sono semplici per la casa editrice, che nel 1983 affronta la sua crisi più grave. Anche le riunioni del mercoledì vengono interrotte. Assistiamo a un “rimpasto” dell’organigramma della casa editrice: Piero Gelli sostituisce Ernesto Ferrero come nuovo direttore editoriale; subentrano nuovi redattori (Ernesto Franco, che dal 1998 sarebbe diventato direttore editoriale, Giorgio Pinotti, Piero Severi); la “vecchia guardia” (Fossati, Collo, Cazzola, Davico e lo stesso Barberis) rimane intatta.

Gli anni ’90 sono però anni di assestamento e contribuiscono a scuotere ulteriormente la redazione dell’Einaudi, che fatica a ritrovare la propria identità. Walter Barberis, in tutto ciò, continua a occuparsi di storia e delle Grandi Opere insieme a Davico. Nel 1997 diventa Segretario Generale, e solo due anni dopo entra a far parte del Consiglio di Amministrazione della Giulio Einaudi editore.

Non solo figura dell’editoria, ma soprattutto storico, Barberis studia l’Unità d’Italia e la memoria. Nelle Vele Einaudi sono stati pubblicati due piccoli pamphlet: Il bisogno di patria (2004 e poi 2010) e Storia senza perdono (2019).

Nel 2012, Barberis viene nominato vicepresidente della casa editrice e, due anni più tardi, arriva a ricoprire la carica di Presidente, in sostituzione di Roberto Cerati, scomparso nel novembre di quell’anno. Parallelamente, Barberis ricopre l’incarico di professore di Storia Moderna e titolare della cattedra di Metodologia della Ricerca Storica presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino.

Ed è all’Università di Torino che conosciamo Walter Barberis, professore. Nel 2017 scopriamo il corso da lui tenuto dedicato alla Storia dell’Editoria, un’esperienza illuminante: incontri con moltissimi professionisti del mondo editoriale, le lezioni tenute da Barberis si sono rivelate non solo interessanti, ma estremamente divertenti (tanto da ripetere l’esperienza anche negli anni successivi).

Non abbiamo mai aperto parentesi “emotive” o strettamente personali, ma in questo caso ci sembrava d’obbligo. È innegabile che sotto la guida di Barberis lo Struzzo dell’Einaudi ha continuato a tenere dritta la sua testa e a non piegarla mai, nemmeno negli anni più difficili della crisi economica.

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