#ReadChristie2020 | Il ritratto di Elsa Greer, Poirot e l’arte del veleno

Sembra impossibile, ma anche il 2020 sta giungendo al termine. Il mese di dicembre è arrivato (troppo in fretta? Troppo poco?) e così l’ultima tappa della #ReadChristie2020: un libro che avesse a che fare con le professioni di Agatha Christie. Cosa scegliere se non una storia avvelenata?

Per questo mese abbiamo letto Il ritratto di Elsa Greer, pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti con il titolo Murder in Retrospect nel 1942. Il romanzo viene poi pubblicato nel Regno Unito con il titolo Five Little Pigs lo stesso anno. In Italia lo si può leggere nella traduzione di Beata della Frattina.

Non c’è dubbio che Il ritratto di Elsa Greer sia una delle prove di scrittura migliori della Christie. In questo caso psicologico il nostro caro papa Poirot viene incaricato da Mary Lemarchant (cognome fasullo) di scoprire la verità sull’assassinio del padre, Amyas Crale, avvenuto sedici anni prima. A quanto pare, la presunta colpevole era stata processata, condannata ed era morta in carcere. Caroline Crale, questo era il suo nome, era la madre di Mary e moglie della vittima. Mary però crede nella sua innocenza e chiede a Poirot di fare un passo indietro, lungo tre lustri, per scoprire il reale colpevole dell’omicidio.

«Sapete, non è necessario usare solo i muscoli» spiegò Poirot. «Io non ho bisogno di chinarmi per prendere impronte, per raccogliere mozziconi di sigaretta e per esaminare l’erba calpestata. A me basta sdraiarmi in una poltrona e pensare. è questa, signorina,» e si diede un colpetto sulla testa a forma d’uovo «è questa che deve funzionare!»

Poirot accetta il caso, forse più per una sfida personale che per altro, e si ritrova presto a fare quello che gli riesce meglio, studiare le motivazioni delle persone: non è tanto chi ha compiuto l’omicidio che lo interessa, ma le ragioni dietro questa azione. L’ostacolo dei sedici anni ormai passati è un’inezia, d’altronde «Un delitto è sempre un delitto.»

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Sovraccoperta prima edizione UK 1942

Sul luogo del misfatto, nella casa della famiglia Crale, erano presenti cinque persone, tutti possibili assassini: Phillip Blake, un giocatore di borsa; Meredith Blake, sorella di Philip e chimico in erba; Angela Warren, la sorellastra minore di Caroline Crale; Cecilia Williams, la governante di Angela; Elsa Greer (adesso Lady Dittisham), la causa di tutti i mali e la donna che Amyas Crale aveva deciso di ritrarre in un dipinto.

Cinque sospettati che nelle loro abitudini e nei loro comportamenti ricordano a Poirot i cinque porcellini della celebre nursery rhyme.

This little piggy went to market,
This little piggy stayed home,
This little piggy had roast beef,
This little piggy had none,
And this little piggy cried “wee wee wee” all the way home.

Se giocassimo a una versione del bingo che per vincere richiedesse l’accumulo di tutti i cliché e gli artifici narrativi impiegati da Agatha Christie nelle sue opere, con questo romanzo potremmo vincere subito a man bassa: ci sono l’indagine del nostro investigatore belga, una filastrocca infantile, diverse citazioni letterarie (come quella del Romeo e Giulietta di Shakespeare o  La luna e sei soldi di Somerset Maugham, storia a cui la Christie sembra essersi ispirata). Manca una sola componente per fare bingo: il veleno.

Amyas Crale muore per avvelenamento da coniina, rintracciata nel bicchiere di birra offertogli dalla moglie. Come abbiamo detto in precedenza, Agatha Christie conosce bene i veleni grazie alla sua esperienza come farmacista/speziale durante la Prima e la Seconda guerra mondiale. Nell’articolo che scrive per il magazine dell’università per cui aveva lavorato durante il secondo conflitto, è lei stessa a ricordare questo legame particolare coi veleni. Oggi, l’articolo, lo possiamo leggere nell’edizione Oscar Cult Moderni di Poirot a Styles Court.

Ovviamente non si può ricorrere sempre al veleno, ma sono così felice quando capita! […] Quando si tratta di veleno, invece, mi sento molto più a mio agio. Almeno ho abbastanza cognizione per assicurarmi che, anche se non è probabile che il decesso accada nelle circostanze descritte, nessuno possa dire con sicurezza che non possa accadere!

Anche se di sfuggita, la Christie cita il veleno utilizzato ne il ritratto di Elsa Greer: la coniina, l’alcaloide velenoso presente nella cicuta. Tutti i “porcellini” del romanzo avevano accesso alla coniina e ne conoscevano le proprietà velenose, vuoi per quello che aveva detto loro Meredith Blake, vuoi per il caso di avvelenamento da cicuta più famoso della storia, quello di Socrate, citato nel romanzo. Insomma, la scelta di questo veleno, almeno all’inizio, non sembra essere di particolare aiuto per la risoluzione delle indagini.

Greenway House, la dimora estiva di Agatha Christie. Credits to National Trust UK

Se poi fare bingo non ci bastasse, si potrebbe anche estrarre il numero jolly: l’ambientazione. La casa della famiglia Crale ricalca in tutto e per tutto gli ambienti interni ed esterni di Greenway House, la dimora estiva di Agatha Christie a partire dagli anni ’30.

Agatha Christie con questo romanzo raggiunge le vette della sua produzione, costruendo dei personaggi realmente tridimensionali. L’unico problema? Forse la presenza di Poirot, che è, come al solito, larger-than-life, troppo ingombrante. Ma a questo la Christie trova soluzione quando adatta il romanzo per il teatro. Lo spettacolo, Going back for Murder (unico spettacolo teatrale da lei scritto che contenga la parola murder, omicidio, nel titolo), debutta sul palcoscenico del King’s Theatre di Edimburgo il 22 febbraio 1960, per poi arrivare nel West End il 23 marzo dello stesso anno, e non vede protagonista Poirot ma Justin Fogg, avvocato.

Il ritratto di Elsa Greer conferma ancora una volta l’abilità di Agatha Christie come giallista, ma soprattutto come narratrice. Questo è il segreto dietro il suo successo, da cento anni a questa parte.

-Davide & Marco

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