The Queen is Dead, Long Live the Queen: 45 anni dalla morte di Agatha Christie

Il 12 gennaio 1976, 45 anni fa, moriva Agatha Christie. Lasciava al mondo 74 romanzi (+1, Addio Miss Marple, che venne pubblicato postumo), 28 raccolte di racconti, 3 raccolte di poesie, 16 sceneggiature teatrali, 7 adattamenti per radio e 1 autobiografia (l’altra uscì postuma). Insieme a questa eredità letteraria, con un denouement degno di Poirot, Agatha lasciava il palcoscenico della letteratura inglese  e non solo, sistemando ogni bandolo della matassa che aveva lasciato dietro sé, ricomponendo un quadro ordinato, all’apparenza perfetto, pieno di luci e ombre.

Chiamata da Poirot nei fumi d’un illeggibile aldilà, Hercule Poirot non ha voluto restar solo e ha chiamato a sé l’autrice che per innumerevoli anni l’aveva fatto vivere sulla pagina e infine l’aveva « ucciso » in un ultimo romanzo. […]

Giovanni Arpino, La Stampa, 13 gennaio 1976.

Proprio come uno dei suoi protagonisti, Agatha aveva messo in moto le celluline grigie, per sistemare i problemi che si sarebbero presentati una volta che lei fosse scomparsa: cosa ne sarebbe stato di Poirot? E di Miss Marple? Le voci sulla sua vita, lontana dalla pubblicità, dalle interviste, sarebbero iniziate a circolare? E cosa fare dell’enorme patrimonio? Con il buonsenso che contraddistingueva la generazione nata sotto il regno della regina Vittoria, Agatha aveva pensato a tutto ciò con largo anticipo. Durante la Seconda Guerra Mondiale scrisse i due romanzi che avrebbero messo il punto alle vicende dei suoi investigatori più celebri: Sipario (Curtain: Poirot’s Last Case) e Addio, Miss Marple (Sleeping Murder). Li tenne poi nascosti fino a quando, nel 1975, troppo stanca e ormai debilitata dalla vecchiaia e dalla salute precaria, decise di far pubblicare il primo.

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Copertina inglese della prima edizione di Sipario, l’ultima avventura di Poirot.

Fu un duro colpo per l’editore, che doveva fare i conti con l’avanzare dell’età della scrittrice, per i lettori, estremamente affezionati al detective belga, e per la critica. La fine delle avventure di Hercule Poirot ebbe un impatto talmente importante che il New York Times gli dedicò un necrologio in prima pagina, cosa mai accaduta in precedenza. Agatha era riuscita in qualcosa che nemmeno il collega Arthur Conan Doyle aveva ottenuto: seppellire il figlio della sua creazione, senza dover dare spiegazioni e/o doverlo far tornare in vita. Se proprio il papà di Sherlock Holmes era stato portato all’esasperazione da parte del pubblico e alla fine era dovuto tornare sui suoi passi, Agatha invece si fece beffa di tutti, calando il sipario sulla vita di Poirot e chiudendo il cerchio che proprio da Styles Court era partito. Si poteva accontentare di questo, la donna che giocava con le regole del giallo, facendole proprie senza mai barare? Certo che no.

Quindi, niente era più sicuro. Se Poirot era morto, cosa sarebbe stato di Miss Marple?  La domanda era più che lecita, ancor di più dopo la morte dell’autrice. Sul Tutto Libri del 24 gennaio del 1976 si legge de “I patemi di Miss Marple“, ovvero i pensieri della povera zitella presa dal dispiacere per la morte del collega Poirot e “dell’amica” Agatha Christie, scritti da Nico Orengo, che qui riportiamo:

I patemi di Miss Marple

Miss Marple sbaglia il punto riso, trascura rose e ciclamini, limita le goffaggini dei suoi movimenti, non vuole più uscire di casa, lascia che fuori dalla porta si ammucchino giornali e bottiglie di latte, frettolosamente ha tirato giù e inchiodato le tapparelle di casa. Nelle chiazze di pallida luce le scarpe di vernice di Miss Marple scricchiolano trepide in attesa dell’ultimo giornale radio. È proprio vero che Agatha Christie non è più? Che un male impietoso ha fermato il cuore della sua vecchia autrice?

Miss Marple è seriamente preoccupata, oltre che addolorata. Sono passate poche settimane dalla lettura dell’ultimo giallo della «signora omicidi» Sipario. E francamente non le è piaciuto: la morte del collega Poirot non le è andata giù. D’accordo che quel piccolo signore dai grandi baffi accurati e dalla testa penzola a forma d’uovo, dal linguaggio e dal passo claudicante, non le era tanto simpatico, i suoi metodi analitici troppo rigorosi, il suo profumo insopportabile. Ma certo non le sembrano giustificazioni plausibili, meglio sarebbe stato lasciarlo morire su di un treno per il Belgio o a Styles Court, luogo della sua prima leggendaria impresa, ma tranquillamente, senza affanni e altri assassini da inseguire.

E poi a proposito di assassini anche in questa la sua deliziosa e grassa compagna non è andata troppo in là costringendo, seppur in un sublime stress da ragionamento, Poirot a eliminare fisicamente il colpevole? È un po’ troppo. Decisamente. Miss Marple non ha voglia di farsi una tazza di Earl Grey, ora rimpiange la sua avversione per i liquori, in questo momento ne avrebbe bisogno. Dalla radio sempre accesa ha appena sentito che l’ultimo romanzo di Agatha Christie su di lei già è stato consegnato all’editore e che anche in questo caso per la protagonista non c’è scampo ma la morte.

Decisamente sono brutti tempi. Miss Marple pensa che in fondo ha vissuto tanto e che lasciare la vecchia Inghilterra non è poi un dramma. Ciò che la preoccupa è invece il modo. Cosa accadrà? Sarà strangolata con una calza di seta, spinta sotto un treno, colpita da virus o annientata con un ultimo diabolico veleno? Supposizioni. Certo lei non ammazzerà, come il suo collega, nessuno. Questo lo giura.

Nell’attesa Miss Marple sospira; andrà al funerale della scrittrice. E se andandoci dovesse scoprire che Agatha Christie è stata assassinata e che l’assassino, vecchia conoscenza, è li mischiato fra amici, e corone? Meglio non correre troppo con la fantasia.

Allineate negli scaffali ci sono tutte le opere della sua amica: le commedie, un libro di viaggi, i romanzi: la più straordinaria campionatura di delitti di tutta la letteratura gialla […] La grande ammiratrice di Wodehouse, l’ultimo pezzo di una Inghilterra tutta vittoriana, è ora uscita di scena con un cerimoniale imperiale: il mondo di oggi le sembrava poco bello, ma considerava i cambiamenti come vestiti sotto i quali la gente è pressappoco sempre la stessa.

Miss Marple chiude gli occhi: dovrà preparare la valigia anche lei, qualche gonna, due golfini, qualche libro da leggere: Del giardino di Vita Sackville-West, Il gran momento di Eleonor Glyn, coetanea di Agatha, Titus Andronicus di Shakespeare. Non deve dimenticare qualche rotolo di lana e due ferri numero 5. In quel preciso istante Miss Marple sentì suonare alla porta…

Sappiamo oggi che Miss Marple la fece franca. Se Poirot vive la tragedia nella sua ultima avventura, l’arzilla zitella se la spassa senza problemi. Il suo ultimo caso è un semplicissimo (si fa per dire) giallo in retrospettiva, quelli che a Christie vengono meglio, mentre Poirot è destinato a fare i conti con il suo passato, con il peso della corona di celluline grigie che porta con sé.

Ovviamente non finisce qui, perché l’altro grande interrogativo riguarda la cospicua eredità che Agatha avrebbe lasciato ai suoi familiari ma che al momento della lettura del testamento sembrava essere scomparsa: poco più di 100mila sterline vennero lasciate a Rosalind, sua figlia, a Max Mallowan (il secondo marito) e agli altri familiari. Al nipotino Mathew aveva già regalato i diritti di The Mousetrap, che aveva fruttato qualcosa come 91 miliardi di lire. Un vero e proprio giallo da sbrogliare tra società per azioni create per gestire i propri diritti, aziende che si occupavano di zucchero e altri piccoli trucchi per riuscire a raggirare il fisco in maniera legale. Qualcosa che mette Agatha allo stesso livello di Paul Getty (o forse anche al di sopra).

In agguato però, insieme all’ufficio tasse, c’era la speculazione: quanti si sarebbero dedicati a scavare nella sua vita? Nessun problema, Agatha ci aveva già pensato. Iniziò a scrivere la biografia durante una delle spedizioni di suo marito Max in Medio Oriente. La pubblicazione sarebbe stata anch’essa postuma, così da arginare i problemi legati alle malelingue.

A parte i soliti articoli di circostanza sulla vita di Agatha, sulla sua eredità, sul suo valore letterario (non soltanto di genere) ce ne sono stati tanti che con una prospettiva diversa hanno toccato le corde dei fan della giallista, articoli come quello di Orengo prima citato, o questo qua di Giovanni Arpino, con il quale chiudo questo post.

[…] Eppure questa notizia è tenera, circondata da una sua particolare dolcezza: la scomparsa di Agatha, indiscussa lady del romanzo giallo, ha la grazia di un passo d’addio non imitabile. Dimostra, a mezza voce, con uno stile di grande discrezione, che un’unione letteraria ha le sue regole segrete, la sua mappa di mistero, i suoi sentieri intimi.

Ad Agatha e Poirot, i cui fantasmi rimangono su milioni di copie e tra le polveri di tanti palcoscenici, tocca oggi l’ultima avventura. Mano nella mano, non più tra salotti e castelli, brughiere ed enigmi borghesi, ma in spazi dove potranno continuare a dirsi tutto. E senza la banalità della parola «fine».

Giovanni Arpino, La Stampa, 13 gennaio 1976

Questo non deve essere un giorno triste, ma un giorno speciale, in cui si inforcano gli occhiali, ci si siede comodi, si prende in mano un buon vecchio giallo e, tutti insieme, si legge. La regina è morta, lunga vita alla regina!

-Marco

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