L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks

Imbattutomi per caso nella notizia, ho pensato subito che quando il tempo lo richiede i pianeti si allineano sempre. Appena terminato l’intenso ascolto di L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, di Oliver Sacks, nell’audiolibro Emons letto da Pino Insegno e Alessia Navarro, scopro che sabato prossimo verrà trasmessa in streaming la rappresentazione musicale, a cura di Michael Nyman, del racconto che dà il titolo alla raccolta di storie del celebre neurologo – che ha scritto anche, tra gli altri, Musicofilia, Risvegli, Un antropologo su Marte e In movimento. Lo spettacolo è una coproduzione OperaInCanto, Istituzione Universitari dei Concerti e Nuova Consonanza, e sarà disponibile sulle loro piattaforme.

Questa raccolta si ispira a casi clinici reali che Sacks ha avuto modo di incontrare e studiare esercitando la professione di neurologo. Le persone che si trova davanti sono affette da varie tipologie di danno che va dai deficit agli eccessi, da problemi di memoria a un’eccessiva «semplicità cognitiva». Così veniamo a sapere qualcosa in più sulla agnosia, sulla afasia, sulla sindrome di Tourette, sull’autismo e su tutta una serie di condizioni umane che spesso, ancora oggi, vengono trattate con uno spietato isolamento della persona cui ne è soggetta.

Ma il libro di Sacks, che è poi quello che lo ha reso più celebre in ambito letterario, non è solo una occasione di divulgazione scientifica, l’opportunità di conoscere e comprendere mondi altri. È ancor prima una raccolta di storie – storie è un termine che mi sembra più calzante di racconti in questo caso –, di percorsi esistenziali unici, spesso dolorosi, tutti a loro modo straordinari. Storie raccontate con grande tatto, empatia e precisione. A dimostrazione che il meglio dei due mondi – quello letterario e quello scientifico – è meraviglioso oltre che possibile.

Nella storia che dà il titolo alla raccolta – che potete leggere anche su carta nella edizione Adelphi – il dottor P. soffre di agnosia visiva, una particolare condizione che ostacola il riconoscimento degli oggetti e delle persone: chi ne soffre riesce a cogliere dei particolari di un’immagine, colori, linee, ma non la riesce a identificare, non riesce a dargli un nome o un volto. Visitando il dottor P., in clinica prima e nell’ambiente domestico in cui vive con la moglie (quella che una volta ha scambiato per un cappello) poi, Sacks si rende conto che l’unica cosa che riesce a tenere ancorato alla realtà l’uomo è la musica. È l’unica cosa sensata in un mondo che non è più in grado di riconoscere.

L’importanza dell’arte – in tutte le sue forme, dalla musica alla pittura – come elemento salvifico o di «alleviamento dei sintomi» è ricorrente in molti casi cui si trova di fronte. La contemplazione di un quadro, il canto o suonare uno strumento musicale diventano un modo per ricostruire i contorni del mondo e restituirne, in parte, una complessità che non si riesce più a leggere seguendo percorsi ordinari o logici. L’arte nutre lo spirito e restituisce significato ai pazienti, gli permette di interpretare l’esterno secondo parametri per loro comprensibili perché riescono ancora a goderne intimamente.

Leggendo, o ascoltando nel mio caso, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, vengono alla mente domande importanti sulla definizione di malattia e normalità, sui limiti di questa dicotomia, sulla ricca abbondanza di visioni con le quali si può interpretare il mondo. Parlando dell’ultimo caso della raccolta, quello di José, un ragazzo autistico che la famiglia ha segregato in casa per molti anni, Sacks si chiede quante persone si siano ritrovate mute perché il mondo esterno non accettava visioni creative alternative a quelle cui è sempre stato abituato. José eccelle nel disegno, e non si limita a ricopiare magistralmente le immagini, ma dona loro nuova vita, le interpreta con la sua immaginazione e, così facendo, comunica in un modo tutto suo, interpreta il mondo esterno secondo parametri tutti suoi, ma non per questo sbagliati.

-Davide

2 pensieri su “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks

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