Patria di Bruna Martini: l’educazione nel Ventennio fascista

Una delle pagine più cupe della nostra storia è senza dubbio quella fascista, un’epoca buia in cui la parola libertà sembrava aver perso ogni significato. Non sono passati poi così tanti anni da quando il Duce arringava le folle e le infervorava con slogan che davano risposte semplici a problemi complessi, eppure certi schemi, certi meccanismi si ripropongono di nuovo, dilagando a macchia d’olio sui social come nei discorsi in famiglia. Per fortuna, esistono l’arte, il cinema e la letteratura, che all’amnesia di un popolo contrappongono la memoria e la Storia raccontate attraverso gli occhi di chi certe esperienze le ha vissute sulla propria pelle.

Questo è quello che fa Patria, un graphic memoir pubblicato per BeccoGiallo e disegnato e scritto da Bruna Martini, una giovane fumettista che realizza anche video d’animazione, reportage fotografici e documentari. Bruna sceglie di raccontare la storia della zia Graziella, nata e cresciuta a Trezzo sull’Adda durante il ventennio fascista. Lo fa mescolando le carte, affiancando il fumetto a documenti storici ufficiali, fogli di giornale, manifesti, diari, quaderni, fotografie, pagelle. Ne esce fuori una vera e propria galleria di istantanee di quello che è stato il fascismo e di quello che significa crescere sotto una dittatura.

Graziella racconta della fame, delle discriminazioni, dei momenti di terrore – più dovuti alla calca delle persone impaurite che al rischio concreto di esplodere – sui tram, allo scattare dell’allarme antiaereo, di temi e feste accuratamente organizzate per celebrare la figura di Mussolini. Ad aiutarla in questi momenti difficili è sempre il suo amico immaginario, presenza costante e unica concessione all’immaginazione di una bambina, cui la cultura dell’epoca sconsigliava di dedicarsi troppo alla lettura e all’arte.

Le testimonianze fotografiche e i ritagli di giornale si incastrano a disegni dominati dal contrasto tra le tinte pastello, dal tratto infantile, e il grigio e le linee dure dei manifesti e degli slogan fascisti. Patria non racconta solo della storia di Graziella ma anche della strategia di propaganda fascista, del martellare continuo di frasi fatte e stereotipi che piovono sui bambini a scuola peggio delle bombe. Un tentativo subdolo di riscrivere il mondo.

Il punto di vista della piccola Graziella è rafforzato, oltre che dallo stile dei disegni e dai colori, dai testi, sempre in rima, quasi che Patria fosse una fiaba o una filastrocca. La contrapposizione fra questi due mondi, quello di una bambina che vorrebbe potersi comportare da bambina, e quello del regime, è la chiave di volta di questo fumetto: dallo scontro tra i due restano solo macerie e confusione.

Quando finisci di leggere, tiri un sospiro di sollievo. Ricordare è sempre doloroso, tanto più se subito dopo viene da pensare «siamo veramente al sicuro dal passato? O rischiamo che tutto si ripeta?», ma è fondamentale per cogliere i segnali di quel male che ancora oggi, ahinoi, ci affligge.

« (…) Gli errori della Storia

si ripetono,

 e ricordiamo poco

 ciò che è stato. (…)»

-Davide

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